Marco Palmezzano
Figlio di notabili, si formò nella bottega di Melozzo da Forlì, come spesso orgogliosamente rivendicò firmando alcune opere con la dicitura “Marcus de Melotius”. Dopo un probabile soggiorno romano assieme al maestro, nel 1492, oltre a essere ricordato come pittore autonomo, ricevette la commissione della pala per la cappella di Santa Margherita nella chiesa di Santa Maria Assunta a Dozza (Imola), la sua prima opera certa. Tra il 1493 e il 1494 lavorò al fianco di Melozzo nella decorazione della Cappella Feo in San Biagio a Forlì, purtroppo distrutta durante la Seconda guerra mondiale. Attorno al 1495 è documentato un suo soggiorno a Venezia, dove venne profondamente influenzato dalla pittura locale. Poco dopo egli realizzò il suo capolavoro, l’Annunciazione per la Chiesa del Carmine di Forlì (oggi nei musei di San Domenico della città). Divenuto protagonista indiscusso del panorama artistico romagnolo, ottenne il massimo riconoscimento nel 1506, quando la sua Pala raffigurante la Comunione degli Apostoli realizzata per l’altare maggiore del Duomo di Forlì venne svelata al pubblico in occasione della visita in città di papa Giulio II. Negli ultimi anni lo stile di Palmezzano si fece stanco e ripetitivo, a dimostrazione del fatto che egli di non riuscì a mantenere il passo a fronte delle novità pittoriche di origine raffaellesca che andavano diffondendosi con successo in Romagna.
Piero Offidani






