Rea Silvia e la principessa Anto
già Collezione Guarnati; collezione Zauli Naldi; lascito Luigi Zauli Naldi 1965
Opera abbinata a Cecilia Metella e La Vestale Emilia
L’opera costituisce insieme alla Cecilia Metella e alla Vestale Emilia un nucleo unitario per formato, soggetti rappresentati e per destino collezionistico. Protagoniste sono tre figure femminili della storia repubblicana di Roma antica delle quali è rappresentato un episodio che tratteggia la drammaticità del destino individuale.
Rea Silvia, secondo il racconto di Titolo Livio ed Ennio, era figlia di Numitore, re latino di
Albalonga, che fu costretta alla castità e alla reclusione nel tempio di Vesta dallo zio Amulio, usurpatore del trono paterno, per evitare che generasse chi lo avrebbe detronizzato. Rea Silvia fu però sedotta dal dio Marte, dal quale concepì poi Romolo e Remo, che effettivamente vendicarono il nonno e la madre, uccidendo Numitore. Giani sceglie di rappresentare un episodio di solidarietà femminile, che vede coinvolta la principessa Anto (a sinistra), cugina di Rea Silvia (a destra), in avanzato stato di gravidanza, mentre l’assiste nella prigionia, secondo la versione meno cruenta del racconto, tramandata nelle Storie romane di Dionigi di Alicarnasso.
La scena si svolge in un interno scuro, di cui si intravede la complessità affidata a decorazioni ricche quanto misteriose: torce, sculture o pitture parietali, iscrizioni sulle pareti e su un altare.
Peculiare è lo stile del Giani, che con la sua tipica velocità di stesura del colore suggerisce forse diretti rimandi alla pittura compendiaria studiata nelle decorazioni romane antiche.

