Rea Silvia e la principessa Anto

Rea Silvia e la principessa Anto

Felice Giani

opera di
data opera
1790-1800
tecnica
olio su tela
dimensioni
30 x 22,5 cm
provenienza opera

già Collezione Guarnati; collezione Zauli Naldi; lascito Luigi Zauli Naldi 1965

descrizione breve

Opera abbinata a Cecilia Metella e La Vestale Emilia

L’opera costituisce insieme alla Cecilia Metella e alla Vestale Emilia un nucleo unitario per formato, soggetti rappresentati e per destino collezionistico. Protagoniste sono tre figure femminili della storia repubblicana di Roma antica delle quali è rappresentato un episodio che tratteggia la drammaticità del destino individuale.

Rea Silvia, secondo il racconto di Titolo Livio ed Ennio, era figlia di Numitore, re latino di
Albalonga, che fu costretta alla castità e alla reclusione nel tempio di Vesta dallo zio Amulio, usurpatore del trono paterno, per evitare che generasse chi lo avrebbe detronizzato. Rea Silvia fu però sedotta dal dio Marte, dal quale concepì poi Romolo e Remo, che effettivamente vendicarono il nonno e la madre, uccidendo Numitore. Giani sceglie di rappresentare un episodio di solidarietà femminile, che vede coinvolta la principessa Anto (a sinistra), cugina di Rea Silvia (a destra), in avanzato stato di gravidanza, mentre l’assiste nella prigionia, secondo la versione meno cruenta del racconto, tramandata nelle Storie romane di Dionigi di Alicarnasso.

La scena si svolge in un interno scuro, di cui si intravede la complessità affidata a decorazioni ricche quanto misteriose: torce, sculture o pitture parietali, iscrizioni sulle pareti e su un altare.

Peculiare è lo stile del Giani, che con la sua tipica velocità di stesura del colore suggerisce forse diretti rimandi alla pittura compendiaria studiata nelle decorazioni romane antiche.

n° inventario
483

L’opera costituisce insieme alla Cecilia Metella e alla Vestale Emilia un nucleo unitario per formato, soggetti rappresentati e per destino collezionistico. Protagoniste sono tre figure femminili della storia repubblicana di Roma antica delle quali è rappresentato un episodio che tratteggia la drammaticità del destino individuale.

Rea Silvia, secondo il racconto di Titolo Livio ed Ennio, era figlia di Numitore, re latino di Albalonga, che fu costretta alla castità e alla reclusione nel tempio di Vesta dallo zio Amulio, usurpatore del trono paterno, per evitare che generasse chi lo avrebbe detronizzato. Rea Silvia fu però sedotta dal dio Marte, dal quale concepì poi Romolo e Remo, che effettivamente vendicarono il nonno e la madre, uccidendo Numitore. Giani sceglie di rappresentare un episodio di solidarietà femminile, che vede coinvolta la principessa Anto (a sinistra), cugina di Rea Silvia (a destra), in avanzato stato di gravidanza, mentre l’assiste nella prigionia, secondo la versione meno cruenta del racconto, tramandata nelle Storie romane di Dionigi di Alicarnasso.

La scena si svolge in un interno scuro, di cui si intravede la complessità affidata a decorazioni ricche quanto misteriose: torce, sculture o pitture parietali, iscrizioni sulle pareti e su un altare. L’allusione scenica è dunque tanto al tempio quanto alla prigione cui effettivamente la storia della vestale si riferisce.

Rea Silvia è soggetto che Giani ripropone anche tra gli episodi nella volta della sala delle origini di Roma, a palazzo Naldi di Faenza (1802) e in altre due piccole tele in collezione privata, che ne ricalcano l’ideazione: Marte e Rea Silvia e Rea Silvia sepolta viva.

Peculiare è lo stile del Giani, che con la sua tipica velocità di stesura del colore suggerisce forse diretti rimandi alla pittura compendiaria studiata nelle decorazioni romane antiche. Anna Ottani Cavina propone per il piccolo gruppo di tele una datazione precoce, all’ultimo decennio del Settecento, che si potrebbe però posticipare anche al decennio successivo, per motivi stilistici e di ductus pittorico più sciolto. Lo stile nel piccolo formato, bozzettistico, risente delle abbreviazioni, delle veloci pennellate tipiche anche delle scene sulle volte, che Giani risolveva sempre con grande economia ed efficacia del segno.

OTTANI CAVINA 1979
A. Ottani Cavina in L’età Neoclassica a Faenza, catalogo della mostra a cura di A. Ottani Cavina, F. Bertoni, A.M. Matteucci, E. Golfieri, G.C. Bojani, M.G. Tavoni (Faenza, Palazzo Milzetti, 9 settembre – 26 novembre 1979), Bologna 1979, pp. 32-33.

OTTANI CAVINA 1999
A. Ottani Cavina, Felice Giani (1758-1823) e la cultura di fine secolo, Milano 1999, pp. 649, 650 n. D29.

ROSENBLUM 1984
R. Rosenblum, Trasformazioni nell’arte. Iconografia e stile tra Neoclassicismo e Romanticismo, Roma 1984 (prima edizione italiana), pp. 55-57.

VITALI 2023
M. Vitali in Felice Giani. Artista anticonvenzionale tra fascino dell’antico e tensioni preromantiche, catalogo della mostra a cura di V. Basiglio, M. Vitali (Tortona, Palazzo Guidobono, 16 settembre-17 dicembre 2023), Genova 2023, p. 96 e scheda n. 14, p.113.

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Marco Servadei Morgagni