Natura morta con pesci, seppia e ricci di mare

Natura morta con pesci, seppia e ricci di mare

Giuseppe Recco

data opera
1680-1695 circa
tecnica
olio su tela
dimensioni
90 x 68 cm
provenienza opera

lascito Zauli Naldi, 1965

descrizione breve

Ardua da datare con finezza ma collocabile negli anni ’70 del Seicento, la Natura morta con pesci, seppia e ricci di mare è, oltre le gabbie convenzionali del genere, il pezzo napoletano più importante delle raccolte faentine oltreché un campione di prima maturità del pittore, il più noto della famiglia Recco. Il maestro riversa quanto appreso delle sciccherie e dei virtuosismi di superficie del Ribera in una composizione apparentemente semplice ma di mirabile giustezza.

Da sola la scrittura liberissima dei pesci, crivellati di una miriade di minuscole pallottole di luce, basterebbe a indicare come le migliori sortite della scena post caravaggesca di Napoli si brucino nell’arco di un trentennio: tra l’esaurimento dello sperimentalismo caravaggesco lungo gli anni ’20 e il ritorno di Ribera ai virtuosismi di pennello e alla bella pittura mentre, tra questi fuochi, provano ad alzare il capo Luca Forte, Giovanni Battista Recco e altri specialisti di natura morta. Il realismo circostanziato del disegno tono su tono della superficie della gerla colma di ricci o del chiodo messo a equilibrare la composizione; per non dire del pesce, teso come lama rossa dentro un basso continuo di scuri. Sono altrettanti dettagli di inaudita sottigliezza che pretendono, ieri come oggi, l’ausilio e la disponibilità di uno spettatore attento.

Ed è questa l’eredità più impegnativa da amministrare per noi, avvezzi nell’era dei social a guardare tutto senza vedere nulla. Culminante nel chiodo su cui è issato il pesce che stacca un’ombra sul muro, il dipinto faentino è la prova che la nostra rieducazione visiva passerà anche attraverso l’esperienza di quell’attivatore di attenzione che sono, a ben vedere, i quadri di natura morta.

n° inventario
241

Ben nota agli amatori e agli studiosi di natura morta, la tela faentina meriterebbe di salire nella stima e nella conoscenza di un pubblico più ampio come, tout court, uno dei grandi quadri del ‘6oo napoletano conservati fuori di Napoli; in ogni caso, il maggiore appartenente al più antico dei musei in Romagna. La trouvaille del pesce rosso, che squilla come una nota tenuta in un concerto di gamme scure, dimostra come sia nel segmento cruciale dei quadri di genere che occorra rintracciare le acuzie di estro e invenzione del giro dei napoletani di metà secolo. Ma tutta la presentazione del quartetto ittico è ingannevolmente semplice.

Al pesce centrale, precipitato alla ribalta col muso corrisponde, poco di lato, quello compagno che s’inarca esibendo la coda; tra i due s’insinua sovrapponendosi l’esemplare rosso, teso a centro pagina come lama e che si trasforma ingegnosamente nella coda dell’astice. Corona l’incastro il corpo acquoso della seppia ricavato in un gioco di trasparenze sulla canestra. Nessuno, tra i virtuosi di tocco della scena locale, sarebbe stato capace di tanto se non, naturalmente, Luca Giordano. Tanto più che, in base alle ultime ricerche, siamo inclini a riconoscere nel lessico di Recco, noto anche nei territori della corona spagnola, una delle vere defluenze del sommo maestro del tardo Barocco. Se si vuole, una continuazione della politica di Giordano con altri mezzi.

Un’ultima cosa: come accade rispetto alla genericità con cui venivano, e tuttora vengono presentati i soggetti delle nature morte si resta ammirati dalla precisione con cui un conoscitore storico d’arte come Federico Zeri (scomparso nel 1994) presenta questa tela faentina di cui possedeva nel suo archivio, oggi disponibile on line, almeno quattro riproduzioni in bianco e nero (oggetti vari di uso domestico: cesto; invertebrati: aragosta, mollusco, ostrica, riccio di mare, seppia).

ARCHI 1966
A.Archi, La donazione Zauli Naldi alla Pinacoteca Comunale di Faenza, in “Musei e Gallerie d’Italia”, XI, 1966, 29, p. 43

R. CAUSA 1972
R. Causa, La natura morta napoletana del Sei e del Settecento, in Storia di Napoli, Napoli – Cava dei Tirreni 1972, vol. V

CASADEI 1991
S. Casadei, Pinacoteca di Faenza, Faenza 1991, pp. 15-16

S. CAUSA 2018
S. Causa, La parola alle cose. Sentieri e scritture della natura morta (1922-1972), Napoli 2018

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Stefano Causa