Giuseppe Recco

Napoli, 1634 - Alicante, 1695

Figlio d’arte (il padre era Giacomo Recco, conosciuto perlopiù come fiorante) e probabile nipote di Giovan Battista Recco (specialista di composizioni di animali e cucine, intelligente affiliato della bottega di Ribera) Giuseppe Recco è, se non il maggiore, il più noto dei maestri di natura morta post caravaggesca e barocca. A metà ‘700, a mezzo secolo dalla morte, l’estensore della vite degli artisti napoletani Bernardo De Dominici, cresciuto nell’oltranza classicistica di Francesco Solimena, lo menziona come “pittore singolarissimo di fiori, frutti, cose dolci, pesci, cacciagione, verdume” (in quest’ordine). E aveva visto bene, da critico dello stile (in Vite de’ pittori, scultori ed architetti napoletani, III, 1, Napoli 1742-1745 circa, ed. A cura di F. Sricchia Santoro, A. Zezza, Napoli 2008, pp. 542, 546-550).

Di lui, in realtà, non sappiamo molto e rimane difficile dettagliare per i corpora, in via di assestamento oltreché lacunosi sotto il profilo documentario, della natura morta, segnalare incrementi e scarti stilistici che isoleremmo più agevolmente in dipinti sacri o di storia. Se nel caso di Recco si infittiscono le date negli anni ’70, bisogna ricordare che fu in rapporto al Marchese di los Velez, viceré di Napoli dal 1675 all’82; mentre nel ’71 si firma cavaliere nella tela oggi al Museo di Capodimonte, a prova di un avvenuto riconoscimento del mestiere d’artista. Facile immaginare che un tale giro di committenti, non solo locali, stabilisse i presupposti di un accoglimento a corte. A fine secolo l’invito di Carlo II a Madrid mette le ali ai piedi del Recco disponendogli la piattaforma per un finale che avrebbe potuto essere non meno esaltante di quello di Luca Giordano (a Madrid dal ‘92 al 1702). Ma un naufragio ad Alicante pose fine alla sua vita prima dell’ingresso del secol nuovo. Un poco come nel caso di un maestro coevo come Andrea Vaccaro (1604-1670), ma diversamente da Giordano stesso, scomparso nel 1705, e che pure non sembra praticasse nature morte autonome; di Recco sono incerti e tutti da ripensare inizi e prima maturità. Posto che la natura morta rimanga tra i maggiori cimenti per il conoscitore; nel linguaggio giovanile del pittore si colgono, arricchiti e potenziati, echi del lessico di un supremo stilista spagnolo come il Ribera, stabilitosi a Napoli dal 1616; ma quando, nella fase matura, l’obiettivo si aprirà al massimo volume di presentazione, con composizioni di immensa perizia scenografica, è doveroso istituire un confronto con nessun altri che Giordano (per un excursus sull’artista cfr. G.Forgione, Giuseppe Recco, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, 86, 2016, pp. 690-693, con bibl. precedente.)

Opere in Pinacoteca
  • Giuseppe Recco
    Natura morta con pesci, seppia e ricci di mare