Madonna col Bambino

Madonna col Bambino
opera di
Ambito di Andrea della Robbia
data opera
1480 circa
tecnica
terracotta parzialmente invetriata
dimensioni
49 x 35 x 11,5 cm
provenienza opera

mercato antiquariale (1883)

descrizione breve

Questa piccola icona di carattere devozionale rappresenta la figura a tre quarti di una giovane e tenera Madonna che stringe a sé il Gesù Bambino nudo in piedi. La composizione replica un fortunato modello opera della bottega di Andrea della Robbia (Firenze 1435-1525), la cosiddetta Madonna di via della Scala, collocata nel cantone del palazzo di Bernardo Rucellai, attuale palazzo Venturi Ginori a Firenze.

La coloritura vivace della veste della Madonna è resa attraverso gli smalti colorati della tecnica dell’invetriatura. Per le iridi degli occhi, sempre colorate nella resa finale delle terrecotte invetriate, per le mani e il volto della Madonna, e per il corpo del Bambino, era prevista una dipintura “a freddo” che in questo caso, tuttavia, non venne mai eseguita.

collocazione
n° inventario
198

Questo piccolo rilievo in terracotta rappresenta la figura a tre quarti di una giovane e tenera Madonna mentre stringe a sé il Gesù Bambino nudo in piedi. Il rilievo scultoreo è uno di diversi esemplari esistenti di un’opera della bottega di Andrea della Robbia (Firenze 1435-1525), la cosiddetta Madonna di via della Scala, collocata entro un tabernacolo viario apposto nel cantone del palazzo di Bernardo Rucellai, attuale palazzo Venturi Ginori, che si trova all’angolo con via della Scala e via degli Orti Oricellari a Firenze (Casadei 1991, per le diverse derivazioni, almeno sette quelle riconosciute, si veda Marquand 1922, dal n. 303 al n. 309, pp. 166- 170).
Tali icone di carattere devozionale, repliche di fortunati modelli e destinate alla decorazione parietale di palazzi, erano realizzate in serie attraverso l’impiego di stampi. La composizione della Vergine con il Bambino era concepita secondo moduli ricorrenti: mentre l’artista che realizzava l’opera poteva mantenere, togliere o aggiungere dettagli e particolari, oltre che introdurre sensibili varianti stilistiche. Il bottone che ferma il mantello o la foggia delle maniche della veste, che l’opera faentina conserva rispetto all’originale non si riscontrano ad esempio in altri esemplari. Rispetto alla Madonna di via della Scala, le figure poggiano sopra un basamento ridotto, mentre l’invetriatura totalmente bianca, qui è riservata alla tunica della Madonna, dalla tinta viola, bordata di giallo, e al manto azzurro foderato di verde. L’invetriatura è la tecnica con la quale Luca della Robbia (Firenze 1399- 1482) e suo nipote Andrea rifinivano la superficie delle loro opere in terracotta, con smalti bianchi o colorati, i quali, a seguito di un processo di cottura, subivano un processo di vetrificazione. A volte, era previsto l’utilizzo di una policromia naturalistica a freddo, per mezzo della stesura di colori legati ad olio. In alcuni casi, l’invetriatura poteva essere abbinata alla coloritura ad olio, impiegata per ottenere colori difficilmente ottenibili con gli smalti ceramici, come i rossi e le tonalità degli incarnati (M. G. Vaccari, La tecnica della terracotta invetriata. Quando la terra diventa vetro, in G. Gentilini, F. Petrucci, F. Domestici, Della Robbia, Firenze 1998, p. 19). Nella terracotta della Pinacoteca, le parti prive di smalto (mani e volto della Madonna e corpo del Bambino) erano destinate ad una dipintura successiva, che tuttavia non venne mai eseguita. Non realizzata nell’esemplare faentino, ma altrettanto caratteristica della bottega dei Della Robbia era la dipintura dell’iride degli occhi, qui resa attraverso solchi incisi.
Rispetto al modello robbiano originario, Massimo Ferretti notava il carattere “più affilato e mosso” della desunzione faentina, e ricordando anche l’esistenza di riprese ottocentesche dell’invenzione originaria, la relazionava allo stile di uno scultore attivo nei primi decenni del Cinquecento, convenzionalmente denominato Maestro dei bambini irrequieti (Ferretti 2011, p. 29). Dell’intensa attività della bottega dei Della Robbia, e in particolare della produzione di Andrea, responsabile della diffusione capillare a livello interregionale e dell’esportazione a livello europeo delle terrecotte invetriate, a Faenza rimangono tre grandi stemmi con le insegne dei Manfredi realizzati per le volte del Duomo, oltre alla splendida lunetta con il San Michele Arcangelo (oggi conservata al Metropolitan Museum di New York, n. inv. 60.127.2), eseguita intorno al 1475 per la chiesa di San Michele (per le opere faentine di Andrea della Robbia si veda G. Gentilini, I Della Robbia. La scultura invetriata del Rinascimento, Firenze 1992, vol. 1, pp. 175-176 e Ferretti 2011, pp. 68-71 e p. 78).

CASADEI 1991
S. Casadei, Pinacoteca di Faenza, Bologna 1991, p. 55, n. 107

FERRETTI 2011
M. Ferretti, La scultura nel Quattrocento. Storia delle arti figurative a Faenza, Faenza 2011, pp. 27-29

MARQUAND 1922
A. Marquand, Andrea della Robbia and his atelier, vol. II, Princeton 1922, p. 170. n. 308

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Alice Festi