Madonna col Bambino e i Santi Martino, Chiara, Francesco e Antonio da Padova

Madonna col Bambino e i Santi Martino, Chiara, Francesco e Antonio da Padova

Alessandro Tiarini

data opera
1625-1630 circa
tecnica
olio su tela
dimensioni
300 x 200 cm
provenienza opera

Già nella distrutta chiesa di Santa Chiara di Faenza; pervenuta alla Pinacoteca in seguito alle soppressioni post-unitarie, 1867

descrizione breve

La pala ornava l’altare principale della chiesa del Convento di Santa Chiara a Faenza, dove lo ricorda nel 1678 il canonico Malvasia. Per questo motivo Santa Chiara, rappresentata con l’ostensorio di cui si servì per respingere i saraceni, è in una posizione di rilievo, ai piedi del trono su cui è assisa la Vergine con Gesù Bambino. Accanto al trono vi sono tre santi: Francesco, Antonio e Martino. La cimasa, ossia la tela che un tempo coronava il dipinto, raffigura Il Padre Eterno benedicente e angeli e non è attualmente esposta per ragioni di spazio. Per questa grandiosa tela faentina, Tiarini si ispirò alla Pala Bargellini di Ludovico Carracci, da cui riprende l’idea della posizione della Vergine, seduta lateralmente rispetto al centro del dipinto. In questo insieme di figure lo sguardo del bambino è attirato dalla figura di San Martino, mostrato nell’atto di dividere il suo mantello con il povero, di spalle. Un bellissimo disegno con un’idea iniziale per la composizione è conservato nella National Gallery of Canada a Ottawa (inv. n. 6831). Come ricorda Daniele Benati (2001), il foglio, inizialmente attribuito a Ludovico Carracci, fu successivamente restituito a Tiarini da Philip Pouncey, a cui si deve il collegamento con il dipinto a Faenza.

n° inventario
152

L’opera, insieme alla cimasa raffigurante Il Padre Eterno benedicente e angeli (attualmente non esposta) fu commissionata per l’altare della cappella maggiore della chiesa delle monache clarisse di Santa Chiara a Faenza, nel periodo in cui Alessandro Tiarini era contestualmente impegnato nei lavori della chiesa della Ghiara di Reggio Emilia (1625-1629). Santa Chiara è rappresentata in una posizione privilegiata, ai piedi del trono, mentre contempla Gesù Bambino; la santa tiene tra le mani l’ostensorio con il quale, secondo la sua agiografia, respinse la minaccia dei saraceni. La destinazione della monumentale pala a una sede minorita è evidenziata dalla presenza, accanto al trono, di San Francesco e Sant’Antonio, mentre la figura di San Martino fa riferimento alle attività caritatevoli assunte dal convento. Il Malvasia nel 1678 menziona il dipinto presso la chiesa. L’edificio, anticamente situato all’angolo tra via Campidori e via Naviglio, venne del tutto ricostruito ad opera dell’architetto Carlo Cesare Scaletta tra il 1710 e il 1742 ma fu distrutto durante la Seconda guerra mondiale.

Lo sguardo del Bambino è attirato dal gesto di San Martino, rappresentato nel momento in cui divide il suo mantello con un povero ritratto di spalle. Il taglio narrativo della scena è tipico del pittore e si rifà a prototipi carracceschi: infatti la posizione dello scranno marmoreo su cui è seduta la Vergine, sulla destra rispetto al resto delle figure, richiama l’impaginazione della Pala Bargellini di Ludovico Carracci oggi alla Pinacoteca Nazionale di Bologna (1588). Anche il particolare delle nubi gonfie e in controluce riprende quel modello, così come la manifestazione degli affetti e delle emozioni che legano i personaggi. La pala, uno dei lavori più personali e riusciti di Tiarini, è verosimilmente databile dopo la metà degli anni Venti, analogamente a quella con lo Sposalizio Mistico di Santa Caterina fra i Santi Giuseppe, Barbara, Margherita e angeli nella cappella Malvasia della chiesa bolognese di Sant’ Agnese. Uno schema simile sarà adottato da Tiarini anche nella pala già nella chiesa di San Prospero a Reggio Emilia e ora alle Gallerie Estensi di Modena, raffigurante la Madonna col bambino che incorona Santa Caterina d’Alessandria alla presenza di Sant’Anna.
Riferibile al dipinto esiste anche un bel disegno preparatorio, conservato alla National Gallery of Canada a Ottawa 1 , che fu inizialmente attribuito a Ludovico Carracci durante una mostra presso la galleria Colnaghi di Londra nel 1955. Fu Philip Pouncey a riconoscere l’autografia di Tiarini per il disegno e a ricollegarlo al dipinto di Faenza (in Benati 2001).

BENATI 2001
D. Benati, Alessandro Tiarini. L’opera pittorica completa e i disegni, 2 voll., Milano 2001, II, pp. 88-89, n. 14

CASADEI 1991
S. Casadei, Pinacoteca di Faenza, Bologna 1991, p. 14, n. 22

CASADEI 1992
S. Casadei, in Biblia Pauperum. Dipinti dalle diocesi di Romagna 1570-1670, catalogo della mostra a cura di N. Ceroni, G. Viroli (Ravenna, Museo Nazionale), Bologna 1992, pp. 213-215, scheda n. 67

COLOMBI FERRETTI 1988
A. Colombi Ferretti, Le tele delle cantorie, in Faenza. La Basilica Cattedrale, a cura di A. Ravioli, Firenze 1988, p. 131

MALVASIA 1678
C. C. Malvasia, Felsina Pittrice: vite de’ pittori bolognesi (1678), Bologna 1841, II, p. 133

PIRONDINI 1994
M. Pirondini, Alessandro Tiarini, in La scuola dei Carracci, dall’Accademia alla bottega di Ludovico, a cura di E. Negro, M. Pirondini, Modena 1994, p. 309

NEGRO 2000
E. Negro, in Alessandro Tiarini (1577-1668), a cura di M. Pirondini, E. Negro, N. Roio, Reggio Emilia 2000, p. 184

LONDRA 1955
A Loan Exhibition of Drawings by the Carracci and Other Masters: From the Collection of the Earl of Ellesmere, 25 gennaio – 22 febbraio 1955, P. & D. Colnaghi & Co., Londra, Londra 1955

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Sveva Carnevale
  1. https://www.gallery.ca/collection/artwork/virgin-and-child-enthroned-with-saints-martin-clare-francis-and-anthony-of-padua[]