Croce dipinta (Christus patiens)

Croce dipinta (Christus patiens)

Maestro dei Crocifissi Francescani

data opera
1270-1275
tecnica
tempera su tavola
dimensioni
198 x 157 cm
provenienza opera

Faenza, Compagnia della Santa Croce annessa alla chiesa di San Francesco. Iscrizione: IHC NASARENVS / REX IVDEORVM

descrizione breve

La Croce della Pinacoteca di Faenza, raffigurante il Christus patiens, ovvero sofferente, prende ispirazione da quella di Giunta Pisano già nella chiesa di San Ranierino a Pisa (Pisa, Museo Nazionale di San Matteo, inv.2325), soprattutto per la decorazione dei tabelloni (le parti ai lati del corpo di Cristo) che ripetono lo stesso motivo a losanghe. L’autore, il cosiddetto Maestro dei Crocifissi Francescani, l’arricchisce ulteriormente con l’uso di paste vitree e inserti di lamine metalliche, creando quasi un’opera d’oreficeria in grande scala. Dal confronto con la croce pisana si deduce che l’opera in origine doveva avere sopra la cimasa un disco dipinto, probabilmente raffigurante Cristo benedicente.

La provenienza di questa croce – uno dei capolavori del Maestro – dalla chiesa di San Francesco di Faenza è stata ipotizzata sulla base della presenza nel suppedaneo di una piccola figura del Poverello d’Assisi, e sulla base dei rapporti dall’artista coi francescani, per i quali eseguì tutte le sue opere finora note. L’anno di fondazione della chiesa faentina, 1271, permette di datare la realizzazione dell’opera attorno al 1270-1275.

collocazione
n° inventario
97
Musei di Imola

Nella Croce della Pinacoteca di Faenza, Cristo è raffigurato come patiens, ovvero con gli occhi chiusi e il corpo che si piega nel dolore, e non triumphans, vincitore sulla morte, ovvero con gli occhi aperti e in posizione eretta: ed è probabile che il modello – così confacente alle nuove e più empatiche forme di pietas diffuse dagli Ordini mendicanti – siano state le croci di Giunta pisano, tra qui quella in San Domenico nella vicina Bologna.

La suprema qualità dell’opera faentina si rivela già nella sottilissima crisografia nel perizoma di Cristo, nell’elegante decorazione del mantello della Vergine e nelle pieghe dolci e sottili nel panneggio di San Giovanni. Ma un ruolo fondamentale è svolto anche dai tabelloni decorati a losanghe, con inserti di specchi e di paste vitree a imitazione delle stoffe preziose. Nell’ornamentazione di questi comparti l’artista, molto probabilmente, prende ispirazione del crocifisso pisano di san Ranierino (Pisa, Museo Nazionale di San Matteo, inv.2325) “amplificando il prezioso effetto cromatico” (Medica 2019, p. 39), con un risultato di tale qualità da indurre Caleca e Burresi ad attribuire la croce di Faenza a Giunta stesso (Burresi, Caleca 2005, pp. 74-75).

La croce faentina ha probabilmente perduto il disco superiore con la raffigurazione di Cristo benedicente a mezza figura, presente invece in quella pisana di Giunta, così come in un altro crocifisso del Maestro dei Crocifissi Francescani della cappella Muzzarelli in San Francesco a Bologna. Nelle tabelle laterali sono dipinti, seguendo la tradizione iconografica, le immagini dolenti della Vergine e di San Giovanni Evangelista che, molto spesso, sono state confrontate con quelle della Crocifissione nel Museum of Fine Arts di Boston (inv.28.886), facendo attribuire quest’ultima opera allo stesso Maestro (Medica 2019, p. 39; Vannucchi 2000, pp. 186-189; Tambini 2006, p. 80).

Considerando il legame del pittore con l’Ordine francescano e la raffigurazione del San Francesco nel suppedaneo della croce, è molto probabile che l’opera della pinacoteca faentina provenga dalla Compagnia di Santa Croce annessa alla Chiesa di San Francesco a Faenza (Tambini 2006, p. 74). Nota però Lollini (2023, p. 53) che, per le piccole dimensioni, potrebbe provenire più facilmente da un complesso architettonico più piccolo, in alternativa, questa andrebbe vista come una croce d’altare, da muro o da trave di una cappella.

Anna Tambini ha ipotizzato che intorno al 1530 essa sia stata consegnata dai francescani alle clarisse di Santa Chiara insieme a un’altra icona raffigurante la Concezione. A seguito delle soppressioni dei beni ecclesiastici, nel 1866, la croce venne spostata all’Ospedale Civile, da dove, nel 1878, giunse finalmente nella Pinacoteca Comunale (Tambini 2006, p. 74), anche se non viene citata nel primo catalogo della collezione, del 1881.

Se accettiamo l’ipotesi della provenienza dell’opera dalla chiesa di San Francesco a Faenza, fondata nel 1271, per l’esecuzione della croce faentina si potrebbe stabilire una cronologia prossima alla costruzione dell’edificio (Tambini 2006, p. 81). Essa si collocherebbe dunque in una fase più avanzata nella carriera del pittore: una ragione probabile per spiegare la qualità superiore dell’opera, analoga a quella della Pinacoteca di Bologna (inv.10038; Zappasodi 2012, p. 146) a conferma del giudizio sull’artista come “uno dei maggiori operanti in Italia centrale nel Duecento” (Tartuferi 2015b, p. 190).

BURRESI, CALECA 2005
M. Burresi, A. Caleca, Pittura a Pisa da Giunta a Giotto, in Cimabue a Pisa: la pittura pisana del Duecento da Giunta a Giotto, catalogo della mostra (Pisa, Museo Nazionale di San Matteo, 25 marzo – 25 giugno 2005), a cura di M. Burresi, A. Caleca, Pisa 2005, pp. 74-75

LOLLINI 2023
F. Lollini, Ai tempi di Umiltà (circa 1230-1320), in Il Polittico della Beata Umiltà di Pietro Lorenzetti, l’arte di raccontare una santa, a cura di R. Bartoli, D. Parenti, Livorno 2023, pp. 53-67

MEDICA 2019
M. Medica, “Crux de medio ecclesiale”. Croci scolpite e croci dipinte a Bologna nel Duecento, in Imago splendida. Capolavori di scultura lignea a Bologndal Romanico al Duecento, catalogo della mostra (Bologna, Museo Civico Medievale, 23 novembre 2019-8 marzo 2020), a cura di M. Medica e L. Mor, Milano 2019, pp. 35-51

SANDBERG VAVALÀ 1929
E. Sandberg Vavalà, La croce dipinta italiana e l’iconografia della Passione, Verona 1929, p. 841-844

TAMBINI 2006
A. Tambini, Storia delle arti figurative a Faenza. 1. Le origini, Faenza 2006, pp. 74-88

TARTUFERI 2015a
A. Tartuferi, I pittori di Francesco, in L’Arte di Francesco. Capolavori d’Arte italiana e terre d’Asia dal XIII al XV secolo, catalogo della mostra (Firenze, Galleria dell’Accademia, 31 marzo-11 ottobre 2015) a cura di. A. Tartuferi, F. D’Arelli, Prato 2015, pp. 145-159

TARTUFERI 2015b
A. Tartuferi, in L’Arte di Francesco. Capolavori d’Arte italiana e terre d’Asia dal XIII al XV secolo, catalogo della mostra (Firenze, Galleria dell’Accademia, 31 marzo-11 ottobre 2015), a cura di. A. Tartuferi, F. D’Arelli, Prato 2015, pp. 190-191 scheda n. 11

TARTUFERI 2018
A. Tartuferi, in Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’Arte nella terra di Oderisi (catalogo della mostra), a cura di G. Benazzi, Perugia 2018, p. 158-159 scheda n. 6

VANNUCCHI 2000
G. Vannucchi, in Duecento. Forme e colori del Medioevo a Bologna, catalogo della mostra (Bologna Museo Civico Archeologico 15 aprile-16 luglio 2000) a cura di M. Medica, S. Tumidei, Bologna 2000, pp. 186-189, scheda n. 47

ZAPPASODI 2012
E. Zappasodi, in Dal visibile all’indicibile. Crocifissi ed esperienza mistica in Angela da Foligno, a cura di M. Bassetti, B. Toscano, Spoleto 2012, pp. 137-146 scheda n. 3

ZAPPASODI 2024
E. Zappasodi, in Il Maestro di San Francesco e lo stil novo del Duecento umbro, catalogo della mostra (Perugia, galleria Nazionale dell’Umbria, 10 marzo-9 giugno 2024) a cura di A. De Marchi, V. Picchiatelli, E. Zappasodi, Cinisello Balsamo 2024, pp. 32, 33, 34, 287

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Daria Borisova