Cristo deposto nel sepolcro

Cristo deposto nel sepolcro

Ferraù Fenzoni

data opera
1623 circa
tecnica
olio su tavola
dimensioni
282 x 191 cm
provenienza opera

Faenza, Chiesa della Madonna del Fuoco; giunto in Pinacoteca a seguito delle soppressioni postunitarie (1871)

descrizione breve

Ferraù Fenzoni eseguì l’opera intorno al 1623 per la cappella funeraria che gli era stata concessa nella chiesa della Madonna del Fuoco di Faenza. Tra le tante figure che affollano la composizione si possono identificare Giuseppe di Arimatea e Nicodemo che sorreggono il corpo esanime di Gesù, sulla sinistra Maria e San Giovanni Evangelista e infine, ammantata di giallo in primo piano, Maria Maddalena. A fare da sfondo all’evento, sotto un cielo che minaccia tempesta, si scorgono le tre croci sul Calvario e alcune architetture classiche. Il pittore inserisce nella composizione anche diversi strumenti della Passione, ossia gli oggetti utilizzati per la crocifissione di Gesù: in alto sulla sinistra un uomo impugna la corona di spine e i tre chiodi, mentre in primo piano per terra si trovano un martello e le tenaglie.

Disegni preparatori: Deposizione dalla Croce, Firenze, Uffizi, 12680F; Deposizione dalla Croce, USA, collezione privata; Deposizione dalla Croce, Firenze, Uffizi, 12651F

n° inventario
140

Secondo un documento datato 14 novembre 1622 (Valgimigli 1875), la grande pala d’altare doveva in origine decorare la cappella personale del Fenzoni nella chiesa faentina della Madonna del Fuoco. Il dipinto si colloca nella fase finale della produzione dell’artista ed è l’ultimo di accertabile datazione (Colombi Ferretti 1982). La critica si è a lungo impegnata nell’individuare i modelli di Fenzoni per questa tela: secondo Ennio Golfieri (1964) il quadro riflette lo stile dei Carracci, ma anche il colorismo veneto di Tintoretto; Anna Colombi Ferretti (1982) riscontra affinità stilistiche con Ludovico Carracci e “alcune crudezze” che ricordano Tiarini e Garbieri; Angelo Mazza (1991) oltre al richiamo alla severità delle opere controriformate di Ludovico Carracci come ad esempio le tele dipinte per Piacenza e oggi conservate alla Galleria Nazionale di Parma (I funerali della Vergine, Gli apostoli al sepolcro della Vergine), nota che il pittore faentino “eredita” anche il tetro incupimento dell’ultima fase della pittura di Bartolomeo Cesi. Dell’opera, di cui è nota un’altra versione di piccolo formato in Palazzo Tozzoni a Imola, si conservano tre studi preparatori, due dei quali nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi: 12680F e 12651F. Il terzo si trova in collezione privata statunitense (Scavizzi, in Scavizzi, Schwed 2006).

CASADEI 1991
S. Casadei, La Pinacoteca di Faenza, Bologna 1991, p. 88

COLOMBI FERRETTI 1988
A. Colombi Ferretti, Ferraù Fenzoni in La Pittura in Italia. Il Cinquecento, 2 voll., Milano 1988, vol. II, pp. 710-711

EITEL PORTEL 2003
R. Eitel Portel, Ferraù Fenzoni in Saur, Allgemeines Künstler-Lexicon, München 2003, p. 203

GOLFIERI 1964
E. Golfieri, Pinacoteca di Faenza, Faenza 1964, n. 19

MAZZA 1991
A. Mazza, La collezione di dipinti antichi della Cassa di Risparmio di Cesena, Cento 1991, p. 85

MAZZA 1992
A. Mazza in Biblia Pauperum. Dipinti dalle diocesi di Romagna 1570-1670, catalogo della mostra a cura di N. Ceroni, G. Viroli (Ravenna, Museo Nazionale), Bologna 1992, pp. 119-120, scheda n. 34

SCAVIZZI, SCHWED 2006
G. Scavizzi, N. Schwed, Ferraù Fenzoni: pittore disegnatore, Todi 2006, pp. 176-177

VALGIMIGLI 1875
G. M. Valgimigli, Cenni biografici intorno al Cav. Ferraù Fenzoni pittore (Atti e memorie della Reale Deputazione di Storia Patria per le Provincie di Romagna. Serie 2. Vol. 1), 1875, p. 144

VIROLI 1994
G. Viroli, La pittura in Romagna, in La pittura in Emilia e in Romagna, a cura di A. Emiliani, 2 voll., Milano 1994, vol. I, p. 19

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Sveva Carnevale