Giovanni Antonio Burrini

Bologna, 1656-1727

Figlio d’un uomo che «viveva di basso mestiere, ma onestamente», scrive lo Zanotti (1739), suo primo biografo, Burrini nacque a Bologna il 25 aprile 1656. E siccome fin da fanciullo dimostrò «ingegno grandissimo» ed «essendo ardentemente spinto a farsi pittore», visto che – continua lo Zanotti –, «tutto il dì schiccherava figure, ora sui muri, ed ora su quelle carte, che alle mani gli pervenivano», il padre riuscì a farlo entrare come garzone nella bottega di Domenico Maria Canuti, all’epoca uno dei pittori più in vista a Bologna. Dal Canuti Burrini apprese la facilità nel pennello e l’arte di dipingere ad affresco. In quello studio conobbe anche Giulio Cesare Venenti, gentiluomo facoltoso, che colpito dalle capacità del giovane, ne divenne il protettore che gli avrebbe assicurato una certa serenità economica. Col suo sostegno intraprese, quindi, un viaggio di studio a Venezia, dove rimase affascinato dai dipinti del Tintoretto e di Paolo Veronese, come si legge ancora nella sua Vita scritta da Zanotti. Di lì a poco Burrini mise mano alla sua impresa di maggior successo, ossia il ciclo di affreschi nella villa Albergati (ora Teodoli) a Zola Predosa, portati a termine nel 1685. Il successo di quegli affreschi riempì l’agenda del pittore che fu, quindi, impegnato a Novellara (in opere oggi perdute), a Torino (nel 1688), dove operò in casa Bagnaschi e in quella del conte Graneri, per poi far ritorno a Bologna dove dipinse alcuni episodi della Storia di Fetonte in palazzo Pini già Alamandini (1690), la sua impresa di maggior successo e fama, seconda solo agli affreschi di Zola. Lo Zanotti lamenta, infine, un calo di tensione nelle opere mature e tarde del Burrini, causato, a suo dire, da crescenti preoccupazioni economiche. «Una sera di verno [d’inverno] – conclude il biografo – tornando a casa senza lume [in un’epoca in cui le strade cittadine non erano illuminate dai lampioni, come lo sono oggi], sdrucciolò [ossia scivolò] in una lastra di ghiaccio, e cadette, e si ruppe la testa». Morì, così, il 5 gennaio del 1727.

Opere in Pinacoteca
  • Giovanni Antonio Burrini
    Cristo e la Samaritana al pozzo