San Giorgio

San Giorgio
opera di
Maestro tardogotico emiliano
data opera
1450-1460 circa
tecnica
tempera su tavola
dimensioni
26,30 x 86 cm
provenienza opera

San Francesco: lascito Gian Marcello Valgimigli (1879); San Rocco, San Giorgio: lascito del conte Luigi Zauli Naldi (1965)

descrizione breve

Opera abbinata a San Francesco e San Rocco.

Le tre tavole appartenevano in origine a uno stesso polittico, probabilmente su due registri. Infatti le dimensioni di quella con San Francesco, di dimensioni ridotte rispetto alle altre, sembra indicare che essa fosse collocata in un ipotetico registro superiore.

L’identità del pittore rimane sconosciuta. Nel 1881 Argnani aveva proposto il nome di Ottaviano da Faenza, mentre Anna Tambini (2007) ha riconosciuto nello stile dei tre santi una forte influenza lombarda, suggerendo che allo stesso autore possa essere assegnata anche che una Madonna col Bambino su tavola nella Pinacoteca Stuard di Parma.

collocazione
n° inventario
90

San Rocco, è rappresentato secondo l’iconografia tradizionale, come un giovane pellegrino con un cappello legato alle spalle, mentre indica il bubbone sulla coscia. San Francesco viene presentato come alter Christus e indica le stigmate e la ferita sul costato, alludendo al sacrificio di Cristo, reggendo una croce con la mano sinistra. San Giorgio, vestito da guerriero, calpesta il drago sconfitto e brandisce il vessillo trionfante con la croce rossa.

I tre scomparti facevano in origine parte dello stesso polittico, come indicato per la prima volta da Corbara (1939) e confermato da Anna Tambini (1982) per l’omogeneità delle misure delle aureole. La rotazione dei corpi e il modo in cui sono scorciati potrebbe suggerire l’eventuale posizione delle tavole rispetto alla (perduta) opera che stava al centro: San Rocco a sinistra, San Giorgio alla sua destra e San Francesco a sinistra ma, per la misura ridotta rispetto agli altri due, molto probabilmente era collocato in un secondo registro superiore dell’opera (Tambini 2007, p.148). Sulla superficie pittorica si notano le incisioni per l’inserimento dei capitelli che dividevano gli scomparti del polittico, di cui non si conosce l’ubicazione originale.

I tre santi della Pinacoteca di Faenza sono stati variamente attribuiti a Ottaviano da Faenza (Argnani 1881), Bitino da Faenza (Becherucci 1938; Salmi 1935), Francesco Torelli (Corbara 1939; Golfieri 1990), a un anonimo pittore faentino di stile veneto-marchigiano vicino a Francesco da Faenza (Golfieri 1955), a un seguace di Antonio Alberti (Corbara 1964), a un anonimo pittore tardogotico con influssi nordici, mediati da opere locali, in parallelo ad artisti come Giambono (Padovani 1971), a Giovan Francesco da Rimini (Minardi 1999) o, addirittura, ai tarocchi del Bembo e anche ai fratelli Zavattari (Tambini 1982; 2007).

Questo pittore, in effetti, non trova riscontri precisi nell’ambito faentino, se non una forte componente espressionistica che si ritrova nelle opere del Maestro di San Pier Damiano, esposto nella stessa sala della Pinacoteca (Tambini 1980). Anna Tambini attribuisce alla stessa mano una tavola con la Madonna col Bambino nella Pinacoteca Stuard di Parma (https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=203807), precedentemente già attribuita alla cerchia di Giovanni da Modena attorno al 1440 (E.Negro, in Il tempo di Nicolò III. Gli affreschi del castello di Vignola e la pittura tardogotica nei domini estensi, catalogo della mostra di Vignola (maggio-giugno 1988) a cura di D. Benati, J. Bentini, Modena 1988 p.150, cat.26).

ARGNANI 1881
F.Argnani, La Pinacoteca Comunale di Faenza, Faenza 1881, p.6.

BECHERUCCI 1938
L.Becherucci, in Mostra di Melozzo e del Quattrocento Romagnolo, catalogo della mostra (Forlì, Palazzo dei Musei, giugno-ottobre 1938) a cura di C. Gnudi e L. Becherucci, Forlì 1938, p.63.

CORBARA 1939
A.Corbara, Sulla formazione di Francesco da Faenza, in “Melozzo da Forlì”, 1939, p.382.

CORBARA 1964
A.Corbara, I dipinti delle cantorie, in “Quaderni della cattedrale di Faenza”, Faenza 1964, p.56.

GOLFIERI 1955
E.Golfieri, Inediti pittorici faentini della prima metà del ‘400, in “Rivista d’Arte”, XXV, 1955, p.162.

GOLFIERI 1990
E.Golfieri, Significato e valore del Quattrocento artistico faentino, in “Il nostro ambiente e la cultura”, 15, 1990, pp.8-9, 26.

MINARDI 1999
M.Minardi, Rivolgimenti e persistenze nel percorso di Giovan Francesco da Rimini, in “Arte veneta”, 54, 1999, pp.116-117.

PADOVANI 1971
S.Padovani, Un contributo alla cultura padovana del primo Rinascimento: Giovanni Francesco da Rimini, in “Paragone”, 1971, 259, pp.9-10.

SALMI 1935
M.Salmi, Paolo Uccello, Domenico Veneziano, Andrea del Castagno, Roma 1935, p.115.

TAMBINI 1980
A.Tambini, Ricerche in Romagna. Il Maestro di San Pier Damiano, in “Paragone” 1980, 367, pp.53-54.

TAMBINI 1982
A.Tambini, Pittura dall’Alto Medioevo al Tardogotico nel territorio di Faenza e Forlì, Faenza 1982, pp.156-157.

TAMBINI 2007
A.Tambini, in Storia delle arti figurative a Faenza, 2. Il Gotico Faenza 2007, pp.148-151.

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.