Madonna col Bambino, tra i Santi Cristoforo, Chiara, Giovanni Battista, Caterina, Francesco e Ludovico da Tolosa (Polittico delle Clarisse)

Madonna col Bambino, tra i Santi Cristoforo, Chiara, Giovanni Battista, Caterina, Francesco e Ludovico da Tolosa (Polittico delle Clarisse)
opera di
Maestro del Polittico delle Clarisse
data opera
1340-1350 circa
tecnica
tempera su tavola
dimensioni
262 x 160 cm
provenienza opera

Convento delle clarisse di San Martino, Faenza

descrizione breve

nelle cuspidi: Storie della Passione (Orazione nell’orto, Cattura di Cristo, Crocifissione, Deposizione nel sepolcro, i Santi Lorenzo e Antonio abate).

Iscrizione: sul cartiglio di Giovanni Battista: ECCE AGNUS DEI EC/CE QUI TOLLIS PECCATA MUNDI

Purtroppo non ci sono notizie sulla provenienza del polittico, ma la piccola monaca clarissa raffigurata ai piedi del trono della Madonna, assieme alla presenza dei santi Santa Chiara e Francesco nell’atto di ricevere le stigmate, suggerisce la provenienza dell’opera dal distrutto convento delle clarisse di San Martino a Faenza.

Lo stile del pittore invece rivela derivazioni da modelli riminesi, come indica la forma della cuspide centrale, la ricca ornamentazione delle stoffe e la composizione di alcune scene, e un aggiornamento sui modelli bolognesi come lo stile vivace del racconto o l’inserimento di elementi aneddotici come la corda sul collo di Cristo nella scena della Cattura o il San Pietro addormentato appoggiato sulla cornice nell’Orazione nell’orto.

collocazione
n° inventario
93

Nel registro principale, da sinistra a destra, sono raffigurati San Cristoforo con Gesù Bambino, Santa
Chiara, San Giovanni Battista, la Madonna col Bambino al centro con, alla base del trono, due piccoli santi
senza attributi e la monaca clarissa committente dell’opera, Santa Caterina, San Francesco e San Ludovico di Tolosa. Nelle cuspidi, sempre da sinistra a destra, sono raffigurate le Storie della Passione con l’Orazione
nell’Orto, la Cattura di Cristo, la Crocifissione, la Deposizione nel sepolcro e, nell’ultima cuspide, i Santi Lorenzo e Antonio abate. Sul bordo della cornice ci sono sei medaglioni con gli apostoli Andrea, Giovanni
Evangelista, Pietro, Tommaso (?), Bartolomeo e Giacomo Maggiore. Negli sguanci ai lati della parte centrale
sono dipinti l’Arcangelo Gabriele a sinistra e l’Annunciata a destra.

La cornice del polittico sembra essere quella originale, anche se Carlo Volpe (1965), sottolineando il discreto stato di conservazione dell’opera, ha ipotizzato l’eventuale mancanza delle cuspidi. Anche Anna Tambini (1982, p. 81; 2007, p. 88) ha supposto che nella parte superiore manchino due cuspidi , che avrebbero dovuto raffigurare la Resurrezione e altri due santi en pendant col San Lorenzo e il Sant’Antonio abate.

Il polittico è caratterizzato da una ricchissima decorazione che consiste nella quadrettatura bulinata del fondo oro, da numerose incisioni a mano libera, e da un fitto decoro dei nimbi con lettere pseudocufiche e foglie incise. Questo gusto decorativo si estende anche alla preziosa stoffa che copre il trono di Maria, ricamato con aquile ghibelline, e ai vestiti di Santa Caterina “di eleganza tutta riminese”. (Tambini 2007, p. 88; vedi per esempio i simili motivi presenti nella tavola di Pietro da Rimini, Madonna col Bambino, Fondazione Longhi, Firenze).

Riguardo l’autore del Polittico, si attestano due principali scuole di pensiero. Da un lato, già a partire dal primo catalogo di Argnani (1881), è stata ipotizzata una provenienza locale dell’artista con un’attribuzione Pace di Faenza (lo sostiene anche Servolini, 1944 senza escludere anche influenza riminese). Questa proposta è stata tuttavia messa in dubbio già da Van Marle (1924), mentre Anna Tambini (1995, p. 216) propone il nome di un pittore faentino di primo Trecento, Masio dei Conti, le cui opere risultano al giorno d’oggi disperse. Dall’altro lato la critica ha rilevato una forte componente riminese nello stile dell’anonimo artista (Cavalcaselle, Crowe 1883; Servolini 1944; Archi 1957; Bonicatti 1963).

Anna Tambini (2007) ha notato alcuni dettagli che trovano paragoni nella scuola giottesca riminese: nell’Adorazione nell’orto, l’impostazione della scena sul paesaggio roccioso, come si riscontra anche negli affreschi di Pietro da Rimini nel refettorio dell’abbazia di Pomposa e nella basilica di San Nicola da Tolentino; la composizione corale di grande tensione emotiva della Crocifissione, anch’essa impostata secondo uno schema caratteristico di quella scuola (vedi il dittico di Pietro da Rimini a Monaco di Baviera, Alte Pinakothek, inv.PiRi2411) e infine, il motivo della Maddalena con le braccia alzate nella Deposizione, che si ritrova in numerose tavole riminesi (vedi per esempio Pietro da Rimini, Berlino, Gemäldegalerie, inv.1116).

La studiosa sottolinea altresì come il marcato espressionismo della scuola bolognese, e in particolare di Vitale da Bologna, si rifletta nell’immediatezza dei gesti della Cattura di Cristo, con il San Pietro che tiene ferma a terra la testa dell’avversario, e nella vivacità del racconto, con il particolare del manigoldo che passa la corda sul collo di Cristo nella Crocifissione.

Il nostro pittore si rivela dunque aggiornato sia sui modi riminesi, sia su quelli bolognesi. Nonostante non ci siano certezze riguardo alla sua identità, Anna Tambini (2007, p. 92) data il polittico attorno al quinto decennio del Trecento e suggerisce (1995). di attribuire allo stesso artista la tavola ora a Denver con Sant’Orsola e le undici compagne martiri (Denver Art Museum, inv.1958.98).

Data la presenza dei principali santi francescani e l’appartenenza all’ordine delle Clarisse della committente, raffigurata ai piedi del trono, Lanzoni (1939) suggerì la provenienza del polittico dal distrutto monastero di San Martino a Faenza, identificando nella figura in rosso ai piedi della Madonna il santo titolare della chiesa. Nell’altra santa si è voluto riconoscere, sia pur dubitativamente, Sant’Agnese d’Assisi, nonostante la mancanza di attribuiti riconoscibili (Tambini 2007, p. 87).

ARCHI 1957
A. Archi, La Pinacoteca di Faenza, Faenza, p. 18

ARGNANI 1881
F. Argnani, La Pinacoteca Comunale di Faenza, Faenza, pp. 5-6

BONICATTI 1963
M. Bonicatti, Trecentisti riminesi, Roma, 1963, p. 78

CAVALCASELLE, CROWE 1883
G. B. Cavalcaselle, J. A. Crowe, Storia della Pittura italiana, II, Firenze 1883, p. 67

LANZONI 1939
F. Lanzoni, Memorie storiche del Convento e del Collegio di S.Chiara, Bologna, 1923 e 1939 (II ed.)

SERVOLINI 1944
L. Servolini, La pittura gotica romagnola, Forlì 1944, p. 28

TAMBINI 1982
A. Tambini, Pittura dall’Alto Medioevo al Tardogotico nel territorio di Faenza e Forlì, Faenza 1982, pp. 81-85

TAMBINI 1995
A. Tambini, Maestro del Polittico di Faenza (?), in Il Trecento Riminese. Maestri e botteghe tra Romagna e
Marche (Rimini, Museo della Città, 20 agosto 1995-7 gennaio 1996) cat. a cura di D. Benati, Milano 1995,
pp. 214-216, scheda n.29

TAMBINI 2007
A. Tambini, Il Gotico, Faenza 2007, pp. 87-92

VAN MARLE 1924
R. Van Marle, The development of the Italian schools of painting, IV, The Hague 1924, p. 500

VOLPE 1965
C. Volpe, La Pittura riminese del ‘300, Milano 1965, p. 89

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Daria Borisova