Nel registro principale, da sinistra a destra, sono raffigurati San Cristoforo con Gesù Bambino, Santa
Chiara, San Giovanni Battista, la Madonna col Bambino al centro con, alla base del trono, due piccoli santi
senza attributi e la monaca clarissa committente dell’opera, Santa Caterina, San Francesco e San Ludovico di Tolosa. Nelle cuspidi, sempre da sinistra a destra, sono raffigurate le Storie della Passione con l’Orazione
nell’Orto, la Cattura di Cristo, la Crocifissione, la Deposizione nel sepolcro e, nell’ultima cuspide, i Santi Lorenzo e Antonio abate. Sul bordo della cornice ci sono sei medaglioni con gli apostoli Andrea, Giovanni
Evangelista, Pietro, Tommaso (?), Bartolomeo e Giacomo Maggiore. Negli sguanci ai lati della parte centrale
sono dipinti l’Arcangelo Gabriele a sinistra e l’Annunciata a destra.
La cornice del polittico sembra essere quella originale, anche se Carlo Volpe (1965), sottolineando il discreto stato di conservazione dell’opera, ha ipotizzato l’eventuale mancanza delle cuspidi. Anche Anna Tambini (1982, p. 81; 2007, p. 88) ha supposto che nella parte superiore manchino due cuspidi , che avrebbero dovuto raffigurare la Resurrezione e altri due santi en pendant col San Lorenzo e il Sant’Antonio abate.
Il polittico è caratterizzato da una ricchissima decorazione che consiste nella quadrettatura bulinata del fondo oro, da numerose incisioni a mano libera, e da un fitto decoro dei nimbi con lettere pseudocufiche e foglie incise. Questo gusto decorativo si estende anche alla preziosa stoffa che copre il trono di Maria, ricamato con aquile ghibelline, e ai vestiti di Santa Caterina “di eleganza tutta riminese”. (Tambini 2007, p. 88; vedi per esempio i simili motivi presenti nella tavola di Pietro da Rimini, Madonna col Bambino, Fondazione Longhi, Firenze).
Riguardo l’autore del Polittico, si attestano due principali scuole di pensiero. Da un lato, già a partire dal primo catalogo di Argnani (1881), è stata ipotizzata una provenienza locale dell’artista con un’attribuzione Pace di Faenza (lo sostiene anche Servolini, 1944 senza escludere anche influenza riminese). Questa proposta è stata tuttavia messa in dubbio già da Van Marle (1924), mentre Anna Tambini (1995, p. 216) propone il nome di un pittore faentino di primo Trecento, Masio dei Conti, le cui opere risultano al giorno d’oggi disperse. Dall’altro lato la critica ha rilevato una forte componente riminese nello stile dell’anonimo artista (Cavalcaselle, Crowe 1883; Servolini 1944; Archi 1957; Bonicatti 1963).
Anna Tambini (2007) ha notato alcuni dettagli che trovano paragoni nella scuola giottesca riminese: nell’Adorazione nell’orto, l’impostazione della scena sul paesaggio roccioso, come si riscontra anche negli affreschi di Pietro da Rimini nel refettorio dell’abbazia di Pomposa e nella basilica di San Nicola da Tolentino; la composizione corale di grande tensione emotiva della Crocifissione, anch’essa impostata secondo uno schema caratteristico di quella scuola (vedi il dittico di Pietro da Rimini a Monaco di Baviera, Alte Pinakothek, inv.PiRi2411) e infine, il motivo della Maddalena con le braccia alzate nella Deposizione, che si ritrova in numerose tavole riminesi (vedi per esempio Pietro da Rimini, Berlino, Gemäldegalerie, inv.1116).
La studiosa sottolinea altresì come il marcato espressionismo della scuola bolognese, e in particolare di Vitale da Bologna, si rifletta nell’immediatezza dei gesti della Cattura di Cristo, con il San Pietro che tiene ferma a terra la testa dell’avversario, e nella vivacità del racconto, con il particolare del manigoldo che passa la corda sul collo di Cristo nella Crocifissione.
Il nostro pittore si rivela dunque aggiornato sia sui modi riminesi, sia su quelli bolognesi. Nonostante non ci siano certezze riguardo alla sua identità, Anna Tambini (2007, p. 92) data il polittico attorno al quinto decennio del Trecento e suggerisce (1995). di attribuire allo stesso artista la tavola ora a Denver con Sant’Orsola e le undici compagne martiri (Denver Art Museum, inv.1958.98).
Data la presenza dei principali santi francescani e l’appartenenza all’ordine delle Clarisse della committente, raffigurata ai piedi del trono, Lanzoni (1939) suggerì la provenienza del polittico dal distrutto monastero di San Martino a Faenza, identificando nella figura in rosso ai piedi della Madonna il santo titolare della chiesa. Nell’altra santa si è voluto riconoscere, sia pur dubitativamente, Sant’Agnese d’Assisi, nonostante la mancanza di attribuiti riconoscibili (Tambini 2007, p. 87).