Polittico con Incoronazione della Vergine, Imago Pietatis, Santa Perpetua e Annunciazione

Polittico con Incoronazione della Vergine, Imago Pietatis, Santa Perpetua e Annunciazione

Guglielmo di Guido di Peruccino

data opera
1339-1444
tecnica
affresco
dimensioni
220 x 160 cm
provenienza opera

Faenza, Chiesa dell'Abbazia delle sante Felicita e Perpetua

descrizione breve

L’affresco è composto come un finto polittico con la Imago Pietatis e l’Annunciazione nelle cuspidi, e l’Incoronazione della Vergine e Santa Perpetua (una santa martire torturata nell’anfiteatro di Cartagine ad bestias nel III secolo) nel registro principale. La posizione d’onore della santa, a fianco della Madonna e di Cristo si può spiegare con la provenienza dell’affresco dalla chiesa dell’Abbazia delle sante Felicita e Perpetua di Faenza.

L’opera fu eseguita tra il 1439, al tempo del ritorno del pittore dal soggiorno forlivese, e il 1444, quando i canonici risiedono in questa nuova chiesa da poco costruita. Lo stile, che rimanda al finto polittico ad affresco eseguito da Jacopo di Paolo nella chiesa di san Francesco a Faenza, risente dei modelli dell’arte faentina già introdotti da Bitino da Faenza e Giovanni da Riolo, con il quale Guglielmo di Guido del Peruccino fu in stretto contatto.

collocazione
n° inventario
N.A

La santa nello scomparto di sinistra, in posizione d’onore, fu riconosciuta come Perpetua da Golfieri, che per primo pubblica l’affresco (1955). Si tratta di una santa martire perseguitata nel III secolo da Settimio Severo per la sua fede cristiana e condannata a morte ad bestias (cioè attaccata da animali feroci) nell’anfiteatro di Cartagine, dove fu ferita da una vacca selvaggia e, infine, accoltellata da un gladiatore 1 .

Golfieri basa l’identificazione di Perpetua, raffigurata con la palma del martirio e un libro che potrebbe alludere alla Passio S.S.Perpetuae et Felicitatis, sulla provenienza dell’affresco dalla chiesa dell’Abbazia delle sante Felicita e Perpetua di Faenza, da dove fu staccato e riportato su tela nel secondo dopoguerra (si veda anche Saviotti, Naldoni 2019).

Sempre Golfieri mette l’opera in rapporto con il San Giovanni Battista e il Santo martire guerriero esposti nella stessa sala della Pinacoteca di Faenza (inv.94, 95). Corbara (1964) ne rilevava lo stile tardogotico faentino in uno stretto legame con i dipinti delle cantorie del duomo cittadino. Si deve ad Anna Tambini (1980) il raggruppamento di tutte le suddette opere sotto il nome di Maestro di San Pier Damiano e a Mauro Minardi (1999, p. 121, n.5) l’accorpamento al catalogo del Maestro di Castrocaro 2 , identificandolo col pittore faentino Guglielmo di Guido di Peruccino, documentato dal 1418 al 1459 3 .

Quanto alla data di esecuzione dell’opera, la sua provenienza permette di ipotizzare il 1444 come terminus ante quem: in quell’anno infatti i canonici risiedono già nella nuova abbazia da poco costruita (Tambini 2007). Se accettiamo l’ipotesi dell’eventuale identificazione del Maestro di San Pier Damiano con Guido di Guglielmo di Peruccino, per l’affresco va considerata anche la data post quem del 1439 che coincide con il ritorno del pittore da Forlì 4 .

Anna Tambini (2007) ha individuato i legami del pittore con la tradizione artistica locale e le sue possibili fonti di ispirazione. Innanzitutto, l’idea del finto polittico ad affresco potrebbe derivare da quello già realizzato da Jacopo di Paolo nel monocromo nella chiesa di San Francesco a Faenza. La stessa studiosa (1982) aveva già collegato l’opera della Pinacoteca col polittico dell’Incoronazione della Vergine di Bitino da Faenza (già Collezione Dragonetti De Torres, L’Aquila) che presenta una simile impaginazione delle scene tra colonnine tortili, l’Incoronazione della Vergine e gli angeli che reggono il drappo nello scomparto centrale sotto un arco trilobato, i santi nelle aste laterali e l’Annunciazione in due cuspidi. Inoltre, la studiosa paragonava l’opera con il polittico di Giovanni da Riolo nel Museo Diocesano di Imola, artista con il quale Guglielmo di Guido di Peruccino si trovava in contatto, e nella cui opera, in modo simile, “alla cadenza tardogotica si combinano accenti protorinascimentali” (Tambini 2007, p. 140).

BENATI 2003
D. Benati, in Da Ambrogio Lorenzetti a Sandro Botticelli, catalogo della mostra a cura di A. Angelini (Firenze, Galleria Moretti, 27 settembre-29 novembre 2003), Firenze 2003, scheda a pp. 94-103

CORBARA 1964
A. Corbara, I dipinti delle cantorie, in “Quaderni della cattedrale di Faenza”, Faenza 1964, p. 47-63

GOLFIERI 1955
E. Golfieri, Inediti pittorici faentini della prima metà del Quattrocento, in “Rivista d’arte”, 30, 1955, pp. 57-58

MINARDI 1999
M. Minardi, Rivolgimenti e persistenze nel percorso di Giovan Francesco da Rimini, in “Arte veneta”, 54, 1999, pp. 116-125

SAVIOTTI, NALDONI 2019
S. Saviotti, M. Naldoni, Soppressioni napoleoniche a Faenza. Chiese, conventi, confraternite (1796-1813), Faenza 2019, p. 324

TAMBINI 1980
A. Tambini, Ricerche in Romagna: Il Maestro di San Pier Damiano, in “Paragone”, 31, 1980, pp. 47-60

TAMBINI 1982
A. Tambini, Pittura dall’alto medioevo al tardogotico nel territorio di Faenza e Forlì, Faenza 1982, pp. 147-148

TAMBINI 2007
A. Tambini, in Storia delle arti figurative a Faenza, 2. Il Gotico, Faenza 2007, pp. 140-141

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Daria Borisova
  1. L. Réau, Iconographie des Saints P-Z Repertoires, in Iconographie de l’Art Chretien, III, Paris 1959, pp. 1061-1062[]
  2. A. Tambini, Pittura tardogotica in Romagna: il Maestro di Castrocaro e il Maestro della Madonna Lanz in “Paragone”, XXXVIII, 445, 1987, pp. 28-39[]
  3. segnalato già da Golfieri 1955; sostenuto da Benati 2003, p. 98; Tambini 2007[]
  4. C. Grigioni, La pittura faentina dalle origini alla metà del Cinquecento, Faenza 1935, p. 31[]