Natura morta

Natura morta

Giorgio Morandi

data opera
1953
tecnica
olio su tela
dimensioni
43 x 30
provenienza opera

Donazione Bianchedi Bettoli / Vallunga

descrizione breve

Le nature morte di Morandi, con la presenza di bottiglie, vasi e altri oggetti, sono il tema più riconosciuto della sua pittura. Ad un occhio pigro questi quadri di nature morte, fatti tutti nel suo studio di via Fondazza a Bologna, potrebbero sembrare uguali. In realtà è vero l’esatto opposto. Lo notò Vitale Bloch introducendo le mostre olandesi e inglesi di Morandi nel 1954. “La monotonia rimproverata a Morandi per le sue bottiglie – scrisse Bloch – è soltanto una certa maniera di oggettività: di monotonia si potrebbe accusare, piuttosto, l’occhio dell’osservatore. Al contrario è raro che due nature morte di Morandi siano veramente simili”. Ogni natura morta di Morandi suscita infatti sentimenti diversi ed è diversa nel concepimento, nell’esecuzione e nel colore, pur in una costanza di ricerca che sempre caratterizza l’opera di questo grande artista del Novecento.

Come scrisse Arcangeli nella biografia pubblicata nel 1964 quello degli anni Cinquanta è un “panorama impressionante. Mentre quello dei dieci anni precedenti colpiva per la varietà profonda, questo colpisce piuttosto per la quasi allucinante insistenza sui temi, e sulle variazioni dei temi, di natura morta”. E’ un Morandi che, continuò Arcangeli, “gioca sui chiari, in questa fase, con un’altezza, una concentrazione, una distaccata ma profonda poesia”.

La Natura morta ora nella Pinacoteca faentina fa parte di un gruppo molto noto e nutrito di composizioni, descritto anche da Marilena Pasquali nel catalogo del Museo Morandi di Bologna, che comprende circa una ventina di dipinti realizzati fra il 1953, come in questo caso, e il 1956 con un’ultima opera del gruppo che fa parte del Museo Morandi di Bologna. Questa serie, definibile delle “partizioni a quadrato” per la caratteristica schiera di oggetti raccolti su due linee con una composizione chiusa a comporre un quadrato o in qualche raro caso, come è in questa occasione, leggermente più aperta per comporre un rettangolo. L’altezza complessiva degli oggetti è una sola, ma quelli in seconda fila sono una presenza scura, non completamente riconoscibili nella loro fisicità mentre gli oggetti in primo piano sono colorati in modo caratterizzante e hanno una loro forte identità formale. Vi è in prima fila dunque il gruppo ristretto in ranghi serrati e dall’ordine preciso, da cui emergono alcune figure come le due bottiglie bianche e la lattina dell’olio sulla destra. Proprio questo recipiente di latta a imbuto rovesciato, che è sicuramente un oggetto tra i più amati da Morandi, appare nelle serie della partizione a quadrato per la prima volta in questa opera, per poi fare la comparsa in modo limitato ad un paio di altre opere.

Questa natura morta, inserita con il numero 858 nel catalogo generale delle opere di Morandi curato da Lamberto Vitali, ha fatto parte di una collezione privata di Milano, è stata venduta all’asta da Christie’s a Londra nel 1992 ed è stata successivamente acquistata dai Vallunga presso la Galleria Marescalchi di Bologna.

Fonte: PatER-Catalogo regionale del patrimonio culturale | https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=156321

n° inventario
1768

CASADIO 2012
C. Casadio, La collezione Bianchedi Bettoli Vallunga alla Pinacoteca di Faenza, Bologna 2012, pp. 47-48

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