Ortaggi, frutta, pani e trancio di tonno

Ortaggi, frutta, pani e trancio di tonno

Giovanni Battista Ruoppolo

data opera
1661
tecnica
olio su tela
dimensioni
101 x 74,5 cm
provenienza opera

lascito Zauli Naldi, 1965

descrizione breve

Presentati con taglio diagonale si dispongono, tra primo e secondo piano, pochi frutti, un piatto, un trio di panini e, a chiudere la pagina, un forziere di cui vediamo un lato. La tela, che reca la data 1661, è uno dei capolavori di Ruoppolo poco più che trentenne. Presentato alla mostra della Natura morta italiana (Napoli 1964), è un tassello irrinunciabile per studiare il passaggio della natura morta da una fase di più pronunciato tenore caravaggesco a un’altra più rotondamente barocca. Come dire: dallo spagnolo Ribera, scomparso nel 1652, a Giordano stesso che, nato nel 1634, assodava il suo dominio sul mercato locale proprio negli anni della tela di Ruoppolo, di poco più anziano.

La preziosità del tessuto linguistico – dal serto di mele precipitate in primo piano dal piatto alla macchia di unto che prolunga l’ombra del trancio di tonno sul cartiglio – mostra il livello cui erano giunti i maestri di natura morta a pochi anni dalla Peste (1656). Un gran quadro e tra i maggiori delle collezioni faentine. Ma da collocare in una terra di mezzo: se, nel modo in cui la luce scandisce l’elencazione della frutta e dei pani (che non avrebbe dipinto diversamente Battistello Caracciolo), Ruoppolo si veste da ultimo dei caravaggeschi; nel modo in cui il fiotto luminoso ravviva i rossi e i verdi oliva delle mele, s’indovina come fosse già in pista da tempo Giordano. La presenza di questo dipinto a Faenza ha però un significato che travalica le ragioni d’una migliore messa a punto della stagione della natura morta meridionale nel transito al Barocco.

Il quadro proviene dalle raccolte di uno dei protagonisti della vita culturale e civile locale di primo ‘900, il conte Luigi Zauli Naldi, collezionista e storico d’arte, appassionato conoscitore di natura morta (nei primi anni ’50 aveva anche collaborato a “Paragone”, la rivista fiorentina di Longhi), al punto di sedere (con Vitale Bloch, Ferdinando Bologna, Roberto Longhi, Benedict Nicolson, Giuseppe De Logu, Charles Sterling, Antonello Trombadori, Hermann Voss e Giuliano Briganti e Giovanni Testori) nel comitato consultivo della cruciale esposizione sulla natura morta italiana tenutasi a Napoli nel 1964.

n° inventario
242

L’ingresso del dipinto in pinacoteca è da segnare in rosso nella fortuna del secondo ‘6oo meridionale oltre ad aver fatto fare un salto in avanti ai nuclei seicenteschi di una delle più antiche e prestigiose pinacoteche padane. Tra i dipinti napoletani più importanti degli anni ’60 del XVII secolo, la tela pervenne nelle raccolte di Faenza nel 1965 dalla casa di Luigi Zauli Naldi (1894-1965), mecenate e conoscitore di natura morta oltre che conservatore della massima pinacoteca locale (1919-’25). Siamo pochi mesi dopo la mostra della Natura morta in Italia tenutasi in Palazzo Reale a Napoli (1964). A quest’esposizione di impianto regionalistico – estremo sforzo della critica stilistica maturata nell’officina di Roberto Longhi tra Bologna e Napoli – il dipinto del Ruoppolo ebbe la sua ribalta.

La presenza della data 1661, rovesciata, sul cartiglio che teneva avvolto il trancio di tonno potrebbe apparire stravagante; ma non lo è quando si pensi che, trentacinque anni prima, lo spagnolo di adozione napoletana Ribera si era datato (oltreché firmato per esteso), in un angolo del Sileno ebbro, nel cartiglio strappato dal morso del serpente.

Oltre che costituire uno dei numeri salienti della prima maturità di un maestro poco più che trentenne, la tela assoda il campo di continue sperimentazioni della natura morta a Napoli nella fase matura; ma soprattutto spia le tendenze della scena locale a un lustro dalla cesura della Peste. Se Ribera, che costituisce la matrice stilistica del quadro, è scomparso da quasi un decennio, a Napoli gli anni ’60 vedono l’affermazione definitiva di un maestro quasi coetaneo del Ruoppolo, quel Luca Giordano con cui il maestro si troverà a lavorare in occasione della Festa del Corpus Domini del 1684.

ARCHI 1966
A. Archi, La donazione Zauli Naldi alla Pinacoteca Comunale di Faenza, in “Musei e Gallerie d’Italia”, XI, 29, 1966, pp. 43-44

BOREA 1964
E. Borea, Osservazioni sulla natura morta italiana del Seicento alla mostra di Napoli, in “Bollettino d’Arte” XLIX, 4, 1964, p. 354

CASADEI 1991
F. BOLOGNA 1968
Tav. 44, S. Casadei, Pinacoteca di Faenza, Bologna 1991, p. 14 fig. a p. 16

R. CAUSA 1964
R. Causa, La Natura morta italiana, catalogo della mostra, Napoli 1964, p. 54 n. 90, fig. 43a

R. CAUSA 1972
R. Causa, La natura morta a Napoli nel Sei e Settecento, in La pittura del Seicento a Napoli, Napoli 1972, p. 1107

S. CAUSA 2018
S. Causa, La parola alle cose. Sentieri e scritture della natura morta (1922-1972), Napoli 2018, pp. 193 – 196

FORGIONE 2017
G. Forgione, Giovanni Battista Ruoppolo, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 89, 2017, p. 260

MIDDIONE 1982
R. Middione, in Painting in Naples 1606 – 1705: from Caravaggio to Giordano, catalogo della mostra (Londra, Royal Academy of Arts, 2 ottobre – 12 dicembre 1982) a cura di C.Whitfield e J. Martineau, London 1982, p. 241.

MIDDIONE 1989
R. Middione, Giovanni Battista Ruoppolo, in La Natura morta in Italia, a cura di Federico Zeri, Milano 1989, 2 voll., vol. II, p. 919, fig. 1108 (con bibl. prec.)

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Stefano Causa