Nella seconda metà del Cinquecento, la bottega di Michele Tosini – insieme a quella di Giorgio Vasari – si afferma come una delle più prolifiche e richieste di Firenze. Il primo incontra un considerevole successo presso una clientela varia, che ne apprezza la pittura sofisticata, riflesso del secondo manierismo che aveva preso piede in città. Tra i numerosi allievi di Michele di Ridolfo, e stretti osservanti del suo stile, si distinguono i fratelli Francesco et Giovanni Brina. Anche la loro bottega, satellite di quella del maestro, vantava un assai fiorente giro d’affari. Francesco (1529-1586) mostra maggiori ambizioni artistiche, come si nota nella sua Adorazione dei pastori nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, che attesta un’evidente apertura verso i modi di Bronzino, ma in generale tuttavia rimane piuttosto fedele alla maniera di Michele Tosini, specialmente nei dipinti destinati al contado (La Crocifissione nella Badia San Fedele a Poppi; L’Annunciazione nel monastero di Santa Caterina a Borgo San Lorenzo).
Il fratello Giovanni (1534-1599), meno inventivo, sembra essersi specializzato in piccole Madonne per la devozione privata, tra le quali quella nella Pinacoteca de Faenza qui illustrata. Di questa specifica composizione si conosce una straordinaria quantità di esempi, a testimonianza di una produzione quasi seriale. Le variazioni sono minime, anche nel paesaggio (dagli accenti tipici della pittura ‘eccentrica’ fiorentina) che viene ripetuto da una tavola all’altra. Per convincersene, basta osservare le molte redazioni di questa composizione (Mentone, musée des Beaux-Arts; Baltimora, The Walters Art Museum ; Ajaccio, Palais Fesch-musée des Beaux-Arts). Vi troviamo la stessa tavolozza di colori aciduli, spesso animati da cangiantismi. Le figure, con i capelli ondulati e l’incarnato di porcellana, con mani dalle lunghe dita sottili, si inseriscono perfettamente nel solco stilistico di Tosini: una filiazione che non sorprende affatto, se si tiene a mente che i rapporti tra i fratelli Brina e il loro maestro furono duraturi, come dimostra il caso della cappella della Villa Strozzi a Caserotta (San Casciano Val di Pesa), dove Michele e Francesco collaborarono all’esecuzione del Battesimo di Cristo (Ferrara, Pinacoteca Nazionale) mentre Giovanni realizzò la decorazione ad affresco. Questo specifico modulo con la Madonna, il Bambino e San Giovannino, d’altra parte, deve dipendere da un’invenzione di Michele Tosini, probabilmente estrapolandolo da una composizione più grande e complessa raffigurante la Sacra Famiglia con Santa Elisabetta su uno sfondo architettonico, di cui pure esistono molte versioni Da questa invenzione del Tosini è stato estratto il gruppo centrale decontestualizzandolo e inserendolo in un paesaggio: questo ne permetteva la riproduzione in un numero di versioni indefinito, per la devozione popolare.
Il motivo dei due bambini che si abbracciano è di lontana matrice leonardesca, come ricorda un disegno a Windsor (Collezioni reali d’Inghilterra) e soprattutto il cartone della Sant’Anna a Londra (The National Gallery). D’altronde, la presentazione obliqua di Gesù, che accentua il dinamismo dell’immagine sacra, è ripresa e rafforzata da Raffaello sia nel periodo fiorentino (Madonna Bridgewater, 1507, Edimburgo, National Gallery of Scotland) sia subito dopo a Roma (Madonna Colonna, 1507-1508 Berlino, Gemäldegalerie). Queste sperimentazioni servono da base agli artisti del classicismo fiorentino, specie Fra’ Bartolomeo (Madonna Cook: Londra, Christie’s, 7 luglio 2009, lotto n. 15) o Ridolfo del Ghirlandaio (Madonna: Londra, Christie’s, 7 dicembre 2018, lotto n° 174) e il suo entourage (Madonna del Maestro della Lamentazione di Scandicci, Alès, musée du Colombier). Michele Tosini era a sua volta così vicino al suo maestro da esser meglio noto come Michele di Ridolfo del Ghirlandaio. Non sorprende dunque di vederlo continuare la grande tradizione classicista di Ridolfo collegando il manierismo degli ultimi decenni del Cinquecento ai più alti esempi di inizio secolo. È senza dubbio questa estetica delle immagini – allo stesso tempo rassicurante nell’iconografia e brillantemente moderna – che assicurò il successo di Tosini e dei suoi più fedeli seguaci, i fratelli Brina.