Annunciazione

Annunciazione

Biagio di Antonio Tucci

data opera
1475 ca.
tecnica
tempera su tavola
dimensioni
113 x 127 cm
provenienza opera

Chiesa di S. Pietro, Fossolo (Faenza). Seminario Arcivescovile (fino al 1887). Acquistata dal Comune di Faenza per le raccolte d’arte cittadine nel 1887

descrizione breve

Sotto un loggiato di tipo classico, la Vergine Maria, intenta a leggere un libro di preghiere, riceve la visita dell’Arcangelo Gabriele, in ginocchio al centro. Porgendole alcuni fiori di giglio, simbolo di purezza, le annuncia, come riportato nel Vangelo di Luca (Lc 1, 26-38), che concepirà e partorirà il figlio di Dio, Gesù. All’evento miracoloso assistono, a sinistra, due angeli. In altro a destra, in una nuvola di luce dorata, sono raffigurate le mani di Dio Padre nell’atto di inviare a Maria una colomba, simbolo dello Spirito Santo. Il giardino ordinato e delimitato da un muretto ricorda all’osservatore la verginità inviolata di Maria.

Il dipinto un tempo era collocato nella Chiesa di San Pietro a Fossolo, vicino Faenza. In origine tale edificio sacro era un oratorio consacrato alla Beata Vergine Annunziata ed era situato nei terreni di proprietà dei signori della città, i Manfredi. La forma a lunetta suggerisce che un tempo doveva costituire la sommità di una pala d’altare o un di polittico.

n° inventario
195
Dal 23 febbraio al 30 giugno 2024 l’opera è in prestito al Museo Civico San Domenico di Forlì nell’ambito della mostra “Preraffaelliti. Rinascimento Moderno“.

Il dipinto raffigura l’Annunciazione di Maria, narrata nel Vangelo di Luca (Lc 1, 26-38).

Al di sotto di un loggiato classicheggiante, la Vergine Maria, a destra, intenta a leggere un libro di preghiere, viene interrotta dalla visita dell’Arcangelo Gabriele, al centro in ginocchio. Recandole alcuni fiori di giglio, simbolo di purezza, egli le annuncia che concepirà e partorirà il figlio di Dio, Gesù. All’evento miracoloso assistono, a sinistra, due angeli, intenti in un intenso colloquio. In altro a destra, in una nuvola di luce dorata, sono raffigurate le mani di Dio Padre, nell’atto di inviare a Maria una colomba, immagine dello Spirito Santo, a simboleggiare l’avvenuto concepimento di Cristo. Oltre il muricciolo delimitante il giardino della casa, un “hortus conclusus” emblema della verginità inviolata di Maria, è possibile ammirare un arioso paesaggio, connotato da dolci colline e da una rigogliosa vegetazione.

Il dipinto, entrato nelle collezioni della pinacoteca nel 1887, proveniva dal Palazzo del Seminario di Faenza e prima ancora dalla Chiesa di San Pietro a Fossolo. In origine tale edificio sacro era un oratorio consacrato alla Beata Vergine Annunziata ed era situato nei terreni di proprietà dei Manfredi. Condividevano la stessa provenienza altri due dipinti di Biagio, quasi certamente coevi e raffiguranti San Sebastiano e San Giovanni Battista: giunti in pinacoteca contemporaneamente all’Annunciazione, furono purtroppo trafugati durante la Seconda Guerra Mondiale e mai più ritrovati. Il formato dell’Annunciazione suggerisce che essa un tempo doveva costituire la sommità di una pala d’altare o un di polittico. Non è escluso che anche i due pannelli perduti facessero parte dello stesso complesso decorativo. In mancanza di documenti, non si ha la certezza che quest’ultimo si trovasse fin dall’origine nell’Oratorio dell’Annunziata ma risulta comunque altamente probabile.

Gli studi più recenti (Bartoli 1999, Tambini 2009) hanno proposto di datare l’Annunciazione della Pinacoteca di Faenza attorno al 1475. Precedentemente la critica aveva optato per una datazione più tarda, attorno al 1480 1 o nei pressi del 1483 (Angelini 1986).

Stilisticamente l’Annunciazione dimostra chiare influenze fiorentine. Il porticato della casa di Maria ricorda le architetture di Brunelleschi e Michelozzo (Tambini 2009), mentre la composizione della scena riprende alcuni esempi di Domenico Veneziano, di Filippo Lippi e, soprattutto, di Verrocchio. Sempre al Verrocchio e alla sua bottega rimanda la costruzione dei panneggi delle vesti dei personaggi. Un ulteriore precedente illustre per il dipinto faentino è l’Annunciazione di Leonardo da Vinci, custodita agli Uffizi, che Biagio sembra aver imitato soprattutto nella posa del braccio destro della Vergine (Bartoli, 1999). Il leggio e lo scranno intagliati sembrano invece richiamare alcuni esempi di scultura fiorentina degli anni Settanta del Quattrocento (Caglioti, 1995).

La prima menzione dell’Annunciazione di Biagio d’Antonio nella storiografia artistica risale al 1893, quando Adolfo Venturi la attribuì, assieme ai due santi perduti già citati, a Giovanni Battista Utili, un pittore faentino del XV secolo. Tale equivoco perdurò nella critica fino a quando, nel 1934, Carlo Grigioni, dopo aver esaminato attentamente le carte d’archivio faentine, suggerì come autore per le opere il nome del fiorentino Biagio d’Antonio Tucci, documentato a Faenza nel secondo Quattrocento. Tale proposta trovò subito favore negli studi successivi e venne definitivamente confermata dalle ulteriori ricerche di Antonio Corbara, nel 1947.

GENTILINI 1986
G. Gentilini, in Sassetta e i pittori toscani tra XIII e XV secolo, catalogo della mostra (Siena 1986–7) a cura di L. Bellosi, A. Angelini, Firenze 1986, p. 60

BARTOLI 1987
R. Bartoli, Biagio d’Antonio Tucci, in La Pittura in Italia. Il Quattrocento, a cura di F. Zeri, Milano 1987, p. 584

BARTOLI 1999
R. Bartoli, Biagio d’Antonio, Milano, 1999, pp. 56, 59, 194-195, no. 35

CASADEI 1991
S. Casadei, Pinacoteca di Faenza, Bologna 1991, p. 42, n. 78

CAGLIOTI 1995
F. Caglioti, Donatello, i Medici e Gentile de’ Becchi: un po’ d’ordine intorno alla Giuditta (e al David) di via Larga. III, “Prospettiva”, 80, 1995, pp. 38, 48

LONGHI 1995
R. Longhi, Il palazzo non finito. Saggi inediti 1910-1926, ed. F. Frangi, C. Montagnani, Milano 1995, p. 266

TAMBINI 2009
A. Tambini, Storia delle arti figurative a Faenza. Il Rinascimento. Pittura, miniatura, artigianato, Faenza 2009, p. 43

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Piero Offidani
  1. Buscaroli 1931; Longhi 1938; Corbara 1947; Golfieri 1964; Caglioti 1995[]