Adorazione dei pastori

Adorazione dei pastori

Marco Marchetti detto Marco da Faenza

data opera
1567
tecnica
olio su tela
dimensioni
280 x 178 cm
provenienza opera

Chiesa di Santa Maria dell’Angelo, Faenza

descrizione breve

È un dipinto cruciale nella carriera dell’artista, poiché databile precisamente al 1567 e forse tra le prime, se non la prima, pale d’altare realizzate in patria. La composizione risente dei modelli appresi da Giorgio Vasari, famoso pittore aretino autore de Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori (1550; 1568). Vasari ebbe Marchetti come stretto collaboratore e nelle Vite (1568) gli dedicò una biografia molto elogiativa. Allo stile di Vasari, tuttavia, si affiancano in questa pala le suggestioni che l’artista faentino ricevette a Roma, nell’ambiente della cosiddetta Maniera e a contatto con gli artisti provenienti da Oltralpe. Il risultato è un dipinto aggiornato ma caotico, sul quale la critica moderna ha proiettato un giudizio per lo più negativo, riscattato solamente negli studi più recenti.

collocazione
n° inventario
1356

Nel 1871 lo storico faentino Valgimigli rese noto il contratto del 30 dicembre 1566 stipulato tra Marco Marchetti e la confraternita di Santa Maria dell’Angelo, nel quale il pittore si impegnava con il camerlengo Girolamo de Rossi a realizzare una tavola o tela con la Natività di Cristo e l’adorazione dei pastori con una quantità di figure di complemento, il tutto concordato con i committenti. L’artista avrebbe dovuto consegnare la grande pala d’altare in pochi mesi, entro la Pasqua del 1567. Nel XIX secolo Andrea Strocchi (Notizie intorno alla vita di Marco figlio di Andrea Marchetti Pittore Faentino 1500, Faenza, Biblioteca Manfrediana, MS 77.II.II.20) diede notizia dell’esistenza del saldo finale, avvenuto il 6 settembre 1567, documento che risulta effettivamente conservato tra le carte del notaio faentino Bernardino Azzurrini nell’Archivio di Stato di Faenza. Nella carta d’archivio, rogata in casa dello stesso Girolamo de Rossi alla presenza del pittore e di alcuni testimoni, si stabiliva il saldo in 64 libbre di frumento, conseguente alla promessa del pittore di dichiararsi contento e assolvendo definitivamente il De Rossi e la confraternita da ogni ulteriore obbligo e onere. Il dipinto costituisce dunque un caposaldo nella spesso malcerta cronologia delle opere di Marco da Faenza: realizzato pochi mesi dopo il voltone della Molinella e durante l’anno nel quale prese avvio la repressione controriformistica con la condanna di Jacopone da Faenza, costituisce allo stato attuale delle conoscenze la prima pala d’altare realizzata in Romagna. L’opera fu giudicata negativamente da Antonio Corbara (1939), in quanto a suo modo di vedere popolata da “vane figure senza carattere”, ma la si riteneva comunque capace di assecondare il desiderato effetto scenografico, che l’artista avrebbe appreso realizzando apparati effimeri a Roma e Firenze. Il giudizio negativo sull’opera ricorre anche nelle schede di Sauro Casadei (1991; 1992), che reitera la lettura di Corbara sottolineando un “effetto scenografico” che dà adito a un insieme non convincente, dove le figure si ripetono restituendo un “basso livello figurativo”. Daniele Benati (1994) ha invece assunto questo dipinto a termine di paragone per attribuire a Marco Marchetti l’Annunciazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, avviando una riabilitazione critica dell’artista e sottolineando le numerose tangenze con la cultura degli artisti del Nord attivi in Italia e più in generale con l’ambiente romano della fine del Cinquecento. In effetti ascendenze da pittori come Taddeo e soprattutto Federico Zuccari – in particolare dagli affreschi della cappella Frangipane – possono essere riscontrate nelle pose di alcune figure, e in particolare in quella in primo piano a destra che protende il braccio indicando Gesù Bambino. Accanto a questa cultura romana, sopravvive anche un’eco delle composizioni di Giorgio Vasari, che ebbe spesso Marchetti come collaboratore: basti confrontare la citazione del cagnolino in basso a sinistra ripreso dall’Adorazione dei Magi di Vasari nel Tempio Malatestiano a Rimini. A solo un anno e mezzo di distanza dalle ultime opere condotte a Firenze sotto la guida del maestro aretino, pertanto, Marchetti mostra ancora personali derivazioni vasariane. Si confronti ancora la folla che si accalca intorno alla Vergine e al Bambino (la “quantitate personarum” richiesta dai committenti nel contratto, a riprova del gusto dell’epoca) con il corteo di vari personaggi nel Lorenzo il Magnifico che riceve l’omaggio degli ambasciatori di Palazzo Vecchio, condotto tra il 1556 e il 1558 da Vasari con ampi interventi di Marchetti, dove si notano alcune figure che, utilizzate in modo quasi repertoriale, si ripetono pressoché identiche in questa prima pala faentina di Marco. A questo si aggiunga la considerazione del disegno preparatorio per questa Adorazione dei pastori conservato agli Uffizi (inv. 12514F), che ancora risente dello stile di Vasari, tanto da risultare differente – seppur di mano di Marchetti – rispetto alla maggior parte dei fogli dell’artista che ci sono pervenuti, quasi tutti risalenti all’ottavo decennio e caratterizzati da un segno più compendiario e dall’inconfondibile tono seppia diluito in campiture molto liquide.

L’Adorazione dei pastori risulta dunque un dipinto cruciale nell’evoluzione stilistica di Marchetti: tra le prime prove nel campo dell’arte sacra, coniuga la cultura di Vasari con nuovi impulsi derivanti dalla tarda maniera romana, con particolare riguardo ai modi di Federico Zuccari e degli artisti nordici che stavano allora affermando nuovi concetti stilistici.

BENATI 1994
D. Benati, Per Antonio Corbara: tre temi romagnoli dal ‘500 al ‘700, in Atti del convegno di studio in onore dello storico e critico d’arte dott. Antonio Corbara nel X° anniversario della morte (Castelbolognese, 16.4.1994), Faenza 1994, pp. 129-139 (pp. 133-134)

CASADEI 1991
S. Casadei, Pinacoteca di Faenza, Bologna 1991, p. 73

CASADEI 1992
S. Casadei, Marco Marchetti. 9. Adorazione dei pastori, in Biblia pauperum. Dipinto dalle diocesi di Romagna 1570-1670, ed. N. Ceroni and G. Viroli, Bologna 1992, pp. 33-35

CECCHI 1977
A. Cecchi, Pratica, fierezza e terribilità nelle grottesche di Marco da Faenza in palazzo Vecchio a Firenze, in “Paragone”, XXVIII (1977), 329, pp. 6-26 (p. 24)

CORBARA 1939 (ed. 1986)
A. Corbara, Aspetti del tardo manierismo faentino (1939), in Gli artisti. La città, studi sull’arte faentina di Antonio Corbara, Bologna 1986, pp. 191-221 (p. 214)

DA GAI 2007
V. Da Gai, Marchetti Marco detto Marco da Faenza, in DBI, 69, 2007, p. 652

GRANDONI 2002
D. Grandini, La pittura devozionale di Marco Marchetti artista faentino del Cinquecento, in “Studi romagnoli”, LIII (2002), pp. 433-442 (pp. 437, 439)

MAZZA 2001
A. Mazza, La galleria dei dipinti della Cassa di Risparmio di Cesena, Milano 2001

MAZZA 2008
A. Mazza, La Galleria dei Dipinti Antichi della Fondazione e della Cassa di Risparmio di Cesena. Guida illustrata, Cesena 2008, p. 39

MUSMECI 1997
M. Musmeci, Una dimora patrizia del XVI secolo a Rimini. Palazzo Maschi-Marcheselli-Lettimi, Cesena 1997, p. 60

VALGIMIGLI 1871
G.M. Valgimigli, Dei pittore e degli artisti faentini de’ secoli XV e XVI, Faenza 1871, p. 96

ZAVATTA 2023
G. Zavatta, Marco Marchetti, in Storia delle arti figurative a Faenza. Il Cinquecento, parte seconda, Faenza 2023, pp. 57-70 (pp. 58-59)

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Giulio Zavatta