Michele di Matteo

documentato 1415-1469

Il primo documento che attesta l’attività di “Magister Micael Matei” è la sua iscrizione alla Matricola delle Quattro Arti di Bologna il 30 giugno 1415. Il pittore esordisce dipingendo stendardi, stemmi papali e comunali e perfino la scala nel dormitorio del convento di San Michele in Bosco.

Il suo primo polittico certo, raffigurante l’Incoronazione della Vergine (Collezione Ricasoli, Firenze) fu eseguito nel 1426 (l’iscrizione con la data oggi non è più leggibile). Già a partire da questa prova l’artista dimostra il suo radicamento nella tradizione artistica bolognese, rendendo soprattutto omaggio a Giovanni da Modena, che aveva affrescato il medesimo soggetto nella cappella Bolognini in San Petronio. A quest’ultimo il giovane Michele di Matteo si ispira anche nell’affresco con Sant’Antonio da Padova nella cappella di Santa Brigida, sempre in San Petronio, 1 , una figura che si trova degli stilemi comuni col San Cristoforo di Lippo di Dalmasio della stessa chiesa. I due pittori, peraltro, lavorarono insieme per dipingere alcuni vessilli.

Per gli sviluppi della carriera e dello stile di Michele di Matteo ebbero grande rilevanza due soggiorni. Il primo si colloca tra il 1431 e il 1436, quando il pittore si trasferisce a Venezia. A questo periodo risale il polittico oggi nella Galleria dell’Accademia (inv.24) proveniente dalla chiesa di Sant’Elena. Nella città lagunare, l’artefice ebbe modo di conoscere da vicino l’arte di Michele Giambono, Jacobello del Fiore e Gentile da Fabriano, da cui riprese alcuni stilemi ed espedienti tecnici (come, per esempio, il motivo del pointillisme dorato o gli angeli canefori – cioè che portano ceste – graniti sul fondo d’oro) sempre nel polittico di Sant’Elena.

Questo aggiornamento si evidenzia già nella prima opera che il pittore eseguì dopo il suo ritorno a Bologna, la Madonna dell’Umiltà (Collezione Chiaromonte-Bordonaro, Palermo), commissionata dalla famiglia Vitali attorno 1437. In questa tavola, Michele esalta la bellezza del manto della Madonna con squisiti ricami d’oro, indugia nella varietas delle piante del prato fiorito e cambia il modo di decorare i nimbi, introducendo dei motivi a rosette e a foglie. Quest’ultima novità viene riscontrata molto spesso anche nell’arte di Jacopo di Paolo, pittore bolognese scomparso entro gli inizi del 1430, del quale Michele di Matteo aveva sposato la figlia Lucia.

Il secondo soggiorno importante nella vita dell’artista, questa volta a Siena, ebbe luogo tra il 1444 e il 1447. In questo periodo, oltre alla pala d’altare per la chiesa delle Sante Flora e Lucilla a Torrita di Siena e agli affreschi monocromi nella chiesa di San Girolamo, Michele decorò il Battistero di Siena, dimostrando anche in questo caso di saper guardare con attenzione ai maggiori pittori locali: Giovanni di Paolo e Sassetta.

Al suo ritorno a Bologna, l’artista eseguì altri tre polittici che si ancorano a date certe: quello dell’Abbazia di Nonantola (ora presso il Museo Benedettino e Diocesano d’Arte Sacra), databile al 1460 grazie Libro di uscite ed entrate dell’abbazia; quello per la chiesa di Santa Maria dei Servi a Bologna, del 1462 (inv.247, ora nella Pinacoteca Nazionale di Bologna); quello per la cappella Ringhieri della chiesa di San Martino Maggiore, risalente al 1469 (inv.214, 216, 218, 248, Pinacoteca Nazionale di Bologna). Alla fine della sua attività, il pittore sembra ritornare ai modelli della tradizione gotica bolognese, recuperando prevalentemente lo stile del primo Jacopo di Paolo.

  1. C.Volpe, La Pittura gotica: Da Lippo di Dalmasio a Giovanni da Modena in La Basilica di San Petronio, I, Cinisello Balsamo 1983, p. 267: anche in questo caso la data, 1430, era attestata da un’iscrizione non più leggibile[]
scheda biografica redatta da

Daria Borisova

Opere in Pinacoteca
  • Michele di Matteo
    Imago Pietatis