Giovanni di Balduccio
È per la prima volta testimoniato nel libro di uscite ed entrate dell’Opera del Duomo di Pisa nel 1318-1319, probabilmente in qualità di apprendista presso Lupo di Francesco. Già nel 1326 lo scultore viene citato col titolo di “magister lapidum” che indica la sua autonomia artistica. Tra le sue prime opere figurano alcune decorazioni lapidee nel Camposanto e alcuni capitelli del distrutto chiostro del monastero di Santa Caterina a Pisa ma il suo primo lavoro autonomo è il sepolcro per Guarnierio Castranaci a Sarzana. A questa impresa segue il pulpito per la chiesa domenicana di Santa Maria al Prato, sul quale l’artista lascia per la seconda volta la firma. Nel 1332-1333 Giovanni di Balduccio ricevette un incarico di grande pregio, essendo chiamato a lavorare nella Rocca di Galliera a Bologna, a fianco di Giotto La loro collaborazione è segnalata anche in altre occasioni, per la cappella Baroncelli di Santa Croce a Firenze e presso la corte Viscontea a Milano. Infatti, già a partire degli anni Trenta, Giovanni di Balduccio lavora all’arca di San Pietro martire per la chiesa di Sant’Eustorgio e gradualmente diventa un artista di corte. Gli vennero affidate le costruzioni dei monumenti funebri per Azzone e Uberto Visconti, gruppi scultorei per il castello Sforzesco e un altro trittico marmoreo per la chiesa di Sant’Eustorgio. Infine, nel 1349, lo scultore compare nei documenti come “habitante Mediolani” che attesta il suo trasferimento nella città lombarda. Lì Giovanni di Balduccio eseguì in seguito altri due sepolcri per Martino Aliprandi e per Lanfranco Settala. L’ultima sua opera nota è l’arca di Sant’Agostino, eseguita attorno al 1362-1365, per la Basilica in San Pietro in Ciel d’Oro a Pavia.
Daria Borisova

