Giovanni da Rimini

Rimini, ante 1290 - ante 1316

Le prime notizie su Giovanni da Rimini, che si firma alternativamente come “Iohannes” o “Zagnonus”, ce lo ricordano residente presso quartiere di San Giovanni Evangelista a Rimini a partire dal 1292. Tali documenti attestano i pagamenti del canone enfiteutico per un terreno di Sant’Ermete, dal quale proveniva probabilmente la sua famiglia. Il primo documento del 1202 riporta che nei due anni precedenti egli aveva lavorato presso la stessa dimora; nell’atto di pagamento del 4 gennaio 1300 per la casa posta nel quartiere di Sant’Eufemia, assieme a “magister Iohannes”, figurano i suoi fratelli Zangolo e Giuliano 1 , che condivisero con lui la casa fino ad almeno il 1316, quando il pittore non compare più nella documentazione, permettendoci di supporre che la sua morte sia avvenuta in questo periodo. Due anni prima Giovanni pare essere ancora attivo. Lo testimonia l’unica opera firmata e datata, una croce dipinta proveniente dalla Chiesa di San Francesco di Mercatello sul Metauro, sulla quale si scorge scritta una data, letta da Augusto Campana come 1309 o 1314.

In occasione della mostra a Rimini nel 2021, la croce di Mercatello sul Metauro è stata messa a confronto con le altre tre croci di Giovanni da Rimini, per tracciare i cambiamenti stilistici dell’artista.

Partendo da formule ancora fortemente vicine alla cultura bizantina, come nella tavoletta di Faenza 2 che raffigura una variazione della cosiddetta Madonna Pelagonitissa, il pittore inizia gradualmente a prendere ispirazione dall’arte di Giotto, operante a Rimini nella chiesa di San Francesco ancora prima del 1300. Questo nascente interesse per gli esordi del grande maestro si intuiscono a partire dalle prime opere come la tavola di Faenza, a cui seguono gli affreschi con le Storie della vita della Vergine durante la prima campagna pittorica nella chiesa di Sant’Agostino del 1303 ca. (ex chiesa di San Giovanni Evangelista) a Rimini. Il pittore riprende le stesse colonne tortili e gli stessi cornicioni retti da mensole aggettanti che Giotto aveva dipinto ad Assisi (e che probabilmente furono riproposti nel perduto ciclo della chiesa di San Francesco a Rimini, ora Tempio Malatestiano). La sensibilità di Giovanni da Rimini per la narrazione aumenta già verso il 1315, quando eseguì il Giudizio Universale sulla sommità dell’arco trionfale della chiesa (precedentemente attribuito da Carlo Volpe al Maestro dell’Arengo). Si ipotizza che sempre dalla chiesa di Sant’Agostino provenga anche la sua prima croce dipinta, la cosiddetta la Croce Diotallevi, così chiamata dal nome del marchese riminese che la donò al Comune 3 . Essa riprende la forma della croce riminese di Giotto con l’aggiunta dei tondi negli angoli e di tabelloni mistilinei nei margini (nella croce di Giotto sono purtroppo resecati). Successivamente, questa ricerca di un maggiore naturalismo si intravvede nelle altre croci del pittore come quella già presso l’antiquario Moretti (1305 ca.) 4 , quella di San Francesco a Mercatello sul Metauro (1309 o 1314) e quella della chiesa di San Lorenzo a Talamello (1315 ca.). In quest’ultima il corpo di Cristo, dipinto contro un fondo blu, si staglia per la forte volumetria, raggiungendo la vetta più alta di Giovanni da Rimini nel plasmare in maniera naturalistica il corpo.

  1. in O. DELUCCA, I pittori riminesi del trecento nelle carte d’archivio, Rimini 1992, pp. 49-50[]
  2. inv.91, 1300 ca.[]
  3. inv.11PQ[]
  4. https://www.sothebys.com/en/auctions/ecatalogue/2015/so-moretti-n09306/lot.131.html[]
scheda biografica redatta da

Daria Borisova

Opere in Pinacoteca
  • Giovanni da Rimini
    Madonna col Bambino e santi Francesco, Michele Arcangelo, Agostino (?), Caterina d’Alessandria, Chiara