Benedetto da Maiano
Benedetto da Maiano si formò assieme ai fratelli nella bottega paterna come “legnaiuolo”, eccellendo, secondo Vasari (1568), nella tarsia. Iscrittosi all’Arte dei Maestri di Pietra e Legname nel 1473, eseguì le sue prime opere scultoree: l’altare di Santa Fina nella Collegiata di San Gimignano e il ciborio di San Domenico a Siena. L’arca di San Savino per la cattedrale di Faenza è stata ricondotta ad Antonio Rossellino, contraddicendo una lunga tradizione risalente a Vasari che l’attribuiva a Benedetto, più probabilmente impegnato solo nell’esecuzione di alcune sue parti. Benedetto da Maiano è autore di numerosi busti-ritratto di personaggi a lui contemporanei, caratterizzati da un’indagine psicologica acuta e da un’espressione sottile ma efficace dei moti d’animo, sempre virtuosi e moderati. Lo scultore utilizzava spesso modelli in terracotta per progettare ed elaborare le sue opere, che poi traduceva nei vari materiali – preferibilmente il marmo – con una lavorazione morbida e minuziosa. Sono opera sua i rilievi con Storie di San Francesco nel pulpito della Basilica di Santa Croce a Firenze: scolpiti finemente e arricchiti da un notevole repertorio decorativo, essi evocano modelli pittorici coevi, da Ghirlandaio, a Filippo Lippi, fino a Signorelli. Nel 1481 scolpisce la porta della Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio a Firenze. Benedetto lavora successivamente nella basilica della Santa Casa di Loreto e a Napoli, ove giunge a seguito del fratello Giuliano da Maiano. Nel capoluogo campano esegue alcune statue per il progetto incompiuto della Porta Capuana e la decorazione monumentale delle cappelle Correale e Piccolomini nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi. Rientrato in Toscana, si dedicò anche all’attività di architetto, realizzando, tra l’altro, il portico di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo (1490 circa).

