Benedetto da Maiano

Maiano (Fiesole), 1442 circa - Firenze, 1497

Benedetto da Maiano si formò assieme ai fratelli nella bottega paterna come “legnaiuolo”, eccellendo, secondo Vasari (1568), nella tarsia. Iscrittosi all’Arte dei Maestri di Pietra e Legname nel 1473, eseguì le sue prime opere scultoree: l’altare di Santa Fina nella Collegiata di San Gimignano e il ciborio di San Domenico a Siena. L’arca di San Savino per la cattedrale di Faenza è stata ricondotta ad Antonio Rossellino, contraddicendo una lunga tradizione risalente a Vasari che l’attribuiva a Benedetto, più probabilmente impegnato solo nell’esecuzione di alcune sue parti. Benedetto da Maiano è autore di numerosi busti-ritratto di personaggi a lui contemporanei, caratterizzati da un’indagine psicologica acuta e da un’espressione sottile ma efficace dei moti d’animo, sempre virtuosi e moderati. Lo scultore utilizzava spesso modelli in terracotta per progettare ed elaborare le sue opere, che poi traduceva nei vari materiali – preferibilmente il marmo – con una lavorazione morbida e minuziosa. Sono opera sua i rilievi con Storie di San Francesco nel pulpito della Basilica di Santa Croce a Firenze: scolpiti finemente e arricchiti da un notevole repertorio decorativo, essi evocano modelli pittorici coevi, da Ghirlandaio, a Filippo Lippi, fino a Signorelli. Nel 1481 scolpisce la porta della Sala dei Gigli in Palazzo Vecchio a Firenze. Benedetto lavora successivamente nella basilica della Santa Casa di Loreto e a Napoli, ove giunge a seguito del fratello Giuliano da Maiano. Nel capoluogo campano esegue alcune statue per il progetto incompiuto della Porta Capuana e la decorazione monumentale delle cappelle Correale e Piccolomini nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi. Rientrato in Toscana, si dedicò anche all’attività di architetto, realizzando, tra l’altro, il portico di Santa Maria delle Grazie ad Arezzo (1490 circa).

Opere in Pinacoteca
  • Benedetto da Maiano
    San Giovannino