Cristo benedicente e i santi Egidio abate ed Eutropio vescovo

Cristo benedicente e i santi Egidio abate ed Eutropio vescovo
opera di
Artista padano (inizio XII secolo)
data opera
1127 circa
tecnica
pietra calcarea
dimensioni
108 x 49 x 12,5 cm
provenienza opera

dalla distrutta chiesa di Sant'Eutropio in Faenza acquisto, 1914

descrizione breve

Iscrizioni: ANNO D[OMI]NIC[A]E INCARNATIONIS MCXXVII H[A]EC ECC[LES]IA SVB HONORE S[AN]C[T]ORVM EVTROPI[I] [EEPISCOPI AEGIDII] AB[ATIS]…ET MERCVRIALIS GRADI MARCI GERVASI P[RO]TASI IOHANNIS PAVLI MARCELLI SIXTI BARBAR[A]E ET S[ANCTAE] MARI[A]E VIRGINIS P[RO] ANIMARVM REDE[M]PCIONE RODVLFI ET VGONIS FILII SVI MENSE OCTVBRIS… ANN[O] XXVIIII SV[A]E P[RI]M[AE] E[RE]C[TIONIS] REHEDICATA E[ST]  [Nell’anno dell’incarnazione del Signore 1127 fu riedificata questa chiesa in onore dei santi Eutropio vescovo, Egidio abate, e Mercuriale, Grato, Marco, Gervasio, Protasio, Giovanni, Paolo, Marcello, Sisto, Barbara e della beata Vergine Maria per la redenzione delle anime di Rodolfo e di Ugo, suo figlio, nel mese di ottobre… l’anno 29 dalla sua prima fondazione]

Iscrizioni: sul libro “EGO SVM LVX VERA” [sono la vera luce]

È una delle prime opere datate dell’arte faentina ed era la lapide celebrativa per la riedificazione della chiesa di Sant’Eutropio. Cristo con nimbo crucigero benedice con la destra e nella sinistra regge il libro in cui è scritto “ego sum lux vera” con riferimento ai versetti del Vangelo (Gv 8:12; 14:6). Sant’Egidio, a sinistra, è accompagnato dal suo attributo, una cerva che lo nutriva con il suo latte durante la sua vita da eremita. Sant’Eutropio, a destra, regge il pastorale vescovile.

Il rilievo fu trovato nel giugno del 1910 dopo quando fu demolito il muro di una casa al numero 64 di corso Mazzini a Faenza. Insieme ad esso venne alla luce una pietra su cui è iscritto l’anno 1098 della fondazione di Sant’Eutropio. Sulla base del ritrovamento dell’opera fu ipotizzato che essa potesse provenire dalla chiesa omonima, demolita nell’Ottocento dopo le soppressioni napoleoniche. In effetti la lapide celebra la riedificazione dell’edificio nel 1127 e contiene una dedica al committenti Rodolfo e al figlio Ugo.

collocazione
n° inventario
49

Il 26 giugno 1910 Lanzoni segnala nella rivista locale faentina “Il Piccolo” che il 17 giugno, durante la demolizione del muro della casa al n.64 di viale Mazzini a Faenza, dove in precedenza sorgeva l’antica chiesa di Sant’Eutropio, era stato ritrovato un bassorilievo in pietra calcarea incastrato nel muro e coperto da un spesso stratto di intonaco. Lanzoni ipotizzò che la lapide fosse stata coperta dall’intonaco già nel XVI secolo, quando la chiesa aveva probabilmente subito un restauro: infatti, nella visita pastorale del 1578, si comunica che la chiesa di Sant’Eutropio era stata totalmente restaurata circa due anni fa (“ecclesia (S.Eutropii) fuit inventa fere in totum noviter instaurata a duobus annis circa”). È impossibile stabilire la collocazione originale di questo rilievo, dato che la chiesa fu completamente demolita nel XIX secolo.

Insieme con la lapide vennero alla luce anche due frammenti ornamentali e il mattone con la data 1098 che ipoteticamente indica la posizione della prima pietra (Tambini 2006). Sulla cornice che corre intorno alla lastra è iscritto l’anno 1127 che celebra la riedificazione della chiesa. Nella fascia interna alla cornice una scritta in caratteri più piccoli recita una formula di intercessione per l’anima del committente Rodolfo e del figlio Ugo.

Cristo al centro, con il nimbo crucigero benedice con la destra mentre nella sinistra mostra il libro con la scritta “EGO SVM LVX VERA” che si riferisce a due versetti del vangelo di san Giovanni (Gv. 8:12; 14:6). A destra, con il pastorale, è raffigurato Sant’Eutropio vescovo, come attesta anche la scritta che percorre il perimetro del bassorilievo. Dall’altro lato invece Lanzoni riconobbe Sant’Egidio, raffigurato con il suo attributo, la cerva. Secondo la leggenda trascritta dei frati bollandisti negli Acta Sanctorum, durante la sua ascèsi il santo eremita sopravvisse nutrendosi con latte dell’animale (AA SS Sept., I, ante X sec.). Lanzoni ipotizzò che anche il nome del santo fosse stato incluso nell’iscrizione sul bordo, nella parte rovinata dai muratori per inserirvi dei pezzi di ferro e il numero civico della casa.

Secondo Anna Tambini (2006) lo scultore potrebbe essere influenzato dal romanico padano, soprattutto per la massiccia plasticità dei corpi che crea nel rilievo faentino una “immagine rozza e popolaresca”.

ARCHI, PICCININI 1973
A.Archi, M.T.Piccinini, Faenza come era. Architettura e vicende urbanistiche. Chiese e conventi. Famiglie e palazzi, Faenza 1973, pp.194-198

CASADEI 1991
S.Casadei, Pinacoteca di Faenza, Bologna 1991, p.27, scheda 46.

LANZONI 1910
F.Lanzoni, Un antico monumento faentino tornato alla luce, in “Il Piccolo”, 26/06/1910

TAMBINI 2006
A.Tambini, Le origini, in Storia delle arti figurative a Faenza, Faenza 2006, p. 38, n.22

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Daria Borisova