Soffitto ligneo
Faenza, casa in Corso Saffi; 1920: acquistato per le collezioni della Pinacoteca.
Il soffitto ligneo quattrocentesco che oggi decora la Sala Manfredi della Pinacoteca di Faenza è suddiviso in tre campate dalla presenza di due lunghe travi, sorrette da mensole scolpite. Disposti ortogonalmente rispetto alle due travi maggiori e posti al di sopra di esse vi sono diversi travetti, che sostengono il tavolato. Lo spazio fra i travetti è colmato dalla presenza di 66 tavolette vivacemente dipinte, raffiguranti stemmi, emblemi araldici (allusivi al signore di Faenza, Galeotto Manfredi), motti in latino e animali (reali e fantastici). Proveniente da una casa del centro storico di Faenza, esso venne rimontato in Pinacoteca nel 1921, con alcune manomissioni.
Nelle case signorili del Quattrocento del Nord Italia era diffusa la consuetudine di far decorare i soffitti lignei con tavolette figurate. A Faenza soffitti simili si trovano ad esempio in Casa Ragnoli e Casa Bertolazzi.
Il soffitto ligneo quattrocentesco che oggi decora la Sala Manfredi della Pinacoteca di Faenza è suddiviso in tre campate dalla presenza di due lunghe travi, sorrette da mensole scolpite. Disposti ortogonalmente rispetto alle due travi maggiori e posti al di sopra di esse vi sono diversi travetti, che sostengono il tavolato. Lo spazio fra i travetti è colmato dalla presenza di 66 tavolette vivacemente dipinte. Il tavolato è scandito invece in un reticolo ortogonale di cantinelle, anch’esse decorate con motivi geometrici.
Sulle tavolette è raffigurato un ampio repertorio di immagini, che si stagliano su fondali campiti con tinte uniformi, impreziositi da sinuose decorazioni filiformi. Sono presenti diversi stemmi, alcuni retti da una coppia di putti, riferibili alla signoria faentina. Si riconosce infatti lo scudo inquartato di turchino e d’argento dei Manfredi ma anche quello raffigurante la palma fiorita, impresa araldica di Galeotto, unito con la sega rossa su campo giallo dei Bentivoglio di Bologna. Quest’ultimo scudo allude al matrimonio avvenuto nel 1482 fra Galeotto Manfredi e Francesca Bentivoglio, conclusosi tragicamente nel 1488 con l’assassinio di Galeotto ordito, fra gli altri, proprio dalla moglie. Per Anna Tambini (2009, p. 223) il soffitto deve essere stato eseguito pertanto fra questi due estremi cronologici. Alla figura di Galeotto allude anche il suo motto personale in latino “IUSTUS UT PALMA FLOREBIT”, raffigurato su un cartiglio (Ibidem). Non è l’unico: ve ne sono infatti altri, sempre riconducibili ai Manfredi (l’espressione in lingua sassone “WAN ICH MACH” e la sua traduzione italiana “FARO’ QUANTO PUR SPERO”, Ibidem). Singolare è anche la presenza del monogramma cristologico IHS, reso popolare nel XV secolo dalle prediche di San Bernardino da Siena, che soleva far esporre alla venerazione uno scudo con quelle lettere (Ivi, p. 224). Di carattere religioso è anche la scritta latina “PAX [H]UIC DOMUI”, ovvero “Pace a questa casa” (Ibidem).
Ciò che colpisce per la fantasia è però il multiforme bestiario rappresentato sulla maggioranza delle tavolette. Sono presenti sia animali reali (leoni, delfini, cani intenti a cacciare cervi o lepri), sia dei mostri (uomini-tartaruga, draghi, mascheroni grotteschi dalle cui bocche fuoriescono cornucopie) sia creature mitologiche (centauri). Non mancano poi dei putti, intenti a cavalcare delfini o a suonare dei corni. Più di una volta ricorrono coppie di amanti di profilo, elegantemente abbigliate secondo la moda di fine Quattrocento.
Prima di giungere in Pinacoteca nel 1921 ed essere collocato nella Sala Manfredi per volontà di Francesco Malaguzzi Valeri (Casadei 1991), il soffitto si trovava in una casa faentina di corso Saffi (Tambini 2009, p. 231, n. 17). Durante il rimontaggio sono state eseguite diverse integrazioni e manomissioni (Casadei 1991; Tambini 2009, p. 231, n. 17). La Tambini ha ipotizzato che il luogo di provenienza del soffitto possa essere la casa con bottega registrata nella parrocchia di Santa Maria in Broilo che, come attestato da un rogito, Galeotto Manfredi avrebbe comprato nel 1486 per poi regalarla al suo barbiere, Jacopo da Ferrara. Se ciò fosse vero, si spiegherebbe, secondo la studiosa, la presenza di tanti emblemi araldici riferibili a Galeotto e al suo casato. La studiosa ha notato inoltre che su alcune tavolette è presente uno stemma che riporta la scritta “AN” sormontata da una croce. Tali tipologie di sigle, come ricordato dalla studiosa (Ivi, p. 224), si riferivano a singole persone ed erano frequentemente adoperate dai notai e da esponenti del mondo mercantile. Purtroppo, nel caso in esame, alle due lettere non è ancora stato collegato con certezza un nome, che potrebbe far ulteriore luce sulla storia della committenza del soffitto.
La consuetudine di far decorare i soffitti lignei delle dimore signorili con tavolette figurate sembra sia nata nel meridione francese durante il XIV secolo (R. Aglio, I soffitti di Viadana: storie di animali e iconografie lontane, “Vitelliana”,8, 2013, p. 18; Moench-Scherer E., Dalle fantasticherie di Clemente VI ai discorsi di potere dei mercanti. Soffitti dipinti in Provenza nel Trecento e nel Quattrocento, in Soffitti lignei. Convegno internazionale di studi, a cura di Giordano L., Pisa 2005, pp. 161-176). Tra il Trecento e il Quattrocento tale tipologia di soffitti si diffuse anche nel Nord Italia, con una particolare frequenza in Lombardia (fondamentale il pioneristico studio di Terni de Gregory W., Pittura artigiana lombarda del Rinascimento, Milano 1981), Piemonte (si veda Lavriani L., Le tavolette da soffitto nell’Alessandrino: Acqui Terme, Alessandria, Casale, Tortona, Cassine, Castelnuovo Scrivia, Alessandria 2008) e Friuli-Venezia Giulia (si veda Fratta de Tomas F., Soffitti lignei in Friuli fra Medioevo e Rinascimento, Cinisello Balsamo 2019). In Emilia-Romagna, seppur meno numerosi, sono noti diversi esempi (come ripercorso in Milanesi G., Tavolette da soffitto in Emilia: prime riflessioni sui modelli, in Cieli dipinti. Soffitti lignei nell’Europa meridionale fra Medioevo e Rinascimento, Atti del convegno internazionale di studi a cura di d’Arcano Grattoni M. e Fratta de Tomas F., Cinisello Balsamo 2022, pp. 59-64): da Reggio Emilia (Palazzo dei Canonici) a Bologna (Museo di Santo Stefano e Museo Civico Medievale), da Ferrara (Casa Romei) a Rimini (Museo della città). Anche a Faenza, come ben illustrato da Anna Tambini (2009, pp. 214-228) diverse dimore e palazzi del Quattrocento presentano tali decorazioni. In particolare, la studiosa ha trovato delle analogie fra le figure del soffitto della Sala Manfredi e quelle presenti sulle tavolette dei solai di Casa Ragnoli e di Casa Bertolazzi, anch’esse decorate con simboli araldici e un variegato bestiario, di gusto ancora tardogotico e vicino a quello che popola i pavimenti maiolicati e i libri miniati del tempo (Ivi, pp. 214-222). In alcune figure, specialmente nella coppia di amanti affrontati, Tambini ha rilevato al tempo stesso un’eco della contemporanea pittura tardo quattrocentesca ferrarese-bolognese (Ivi, pp. 224-225).
Non è noto chi abbia eseguito le pitture del soffitto oggi in Pinacoteca. Decorazioni di questo genere venivano realizzate da botteghe di pittori-decoratori specializzati, che, come si è visto, anche nella Faenza del XV secolo non dovevano mancare. Queste attingevano liberamente sia a repertori iconografici ampiamente collaudati (come i bestiari tardogotici) sia ai modelli della cultura figurativa contemporanea. Un peso importante nella scelta delle immagini da rappresentare doveva averlo certamente la committenza, che di volta in volta orientava il gusto e ordinava precise simbologie, volte a dare prestigio alle dimore e ai loro proprietari.
CASADEI 1991
S. Casadei, Pinacoteca di Faenza, Bologna 1991, p. 39, n. 70.
TAMBINI 2009
A. Tambini, Il Rinascimento. Pittura, miniatura, artigianato, in Storia delle arti figurative a Faenza, vol. III, Faenza 2009, pp. 222-226, 231.
Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.
16 febbraio 2026 – 27 febbraio 2026
Stato di conservazione soffitto ligneo dipinto
Il soffitto ligneo decorato si presenta in uno stato di conservazione complessivamente compromesso, caratterizzato da diffuse alterazioni superficiali e da alcuni fenomeni di degrado sia a carico del supporto ligneo sia degli strati di finitura e decorazione.
L’intera superficie evidenzia un marcato annerimento generalizzato, imputabile alla presenza di un consistente deposito coerente di particellato carbonioso e polveri grasse, penetrato in profondità nella porosità del materiale ligneo. Tale deposito, fortemente aderente, determina una significativa alterazione cromatica e una riduzione della leggibilità dell’apparato decorativo.
Il sistema strutturale ligneo manifesta alcune circoscritte criticità. Una delle due travi principali presenta di varia estensione, riconducibili verosimilmente a fenomeni di assestamento strutturale e a variazioni igrometriche del materiale, dovute probabilmente allo spostamento avvenuto nel 1920. Fratture di minore entità sono inoltre riscontrabili nei travetti secondari e nelle tavolette decorate. La cornice perimetrale a parete mostra delle fratture in due zone circoscritte e localizzati fenomeni di distacco dal supporto, con conseguenti discontinuità materiche e potenziale rischio di ulteriore perdita di materiale. Le tavolette decorate risultano in alcuni casi parzialmente distaccate e instabili, con evidente perdita di adesione ai supporti lignei e conseguente mobilità strutturale.
Sull’intera superficie decorata si riscontrano inoltre ampie e numerose percolazioni, probabilmente dovute a precedenti interventi o a fenomeni di usura avvenuti nel tempo, che hanno localmente compromesso gli strati di finitura.
In aggiunta si osservano diffuse alterazioni quali annerimenti e sbiancamenti puntuali, indicativi di processi di degrado differenziati dello strato pittorico e delle vernici protettive.
Sono inoltre presenti lacune della decorazione, con perdita totale degli strati pittorici in alcune aree. In corrispondenza di porzioni limitate della superficie decorata si evidenziano fenomeni di sollevamento e iniziale distacco del film pittorico, con formazione di microfessurazioni e scaglie sollevate.
Si rilevano infine evidenti tracce di percolazione lungo alcune travi e all’interno dei cassettoni, riconducibili a passati fenomeni di infiltrazione di acqua o umidità. Tali percolazioni hanno prodotto colature e aloni, contribuendo ulteriormente all’alterazione cromatica delle superfici e favorendo l’accumulo e la coesione dei depositi superficiali.
Intervento di restauro soffitto ligneo dipinto
Nel complesso, il quadro conservativo ha orientato l’intervento di restauro verso operazioni mirate alla stabilizzazione strutturale degli elementi lignei e degli strati decorativi, nonché alla rimozione controllata dei depositi superficiali, al fine di ristabilire la corretta leggibilità dell’insieme.
L’intervento di restauro è stato preceduto da una fase preliminare di studio e di messa a punto delle metodologie operative più idonee alla salvaguardia degli strati pittorici, in considerazione delle loro condizioni conservative. In particolare, sono state condotte numerose prove di pulitura in aree campione, finalizzate alla definizione di una modalità di intervento calibrato, in grado di garantire la rimozione selettiva del consistente deposito superficiale annerito senza compromettere l’integrità della pellicola pittorica sottostante.
La pulitura è stata pertanto condotta con criteri differenziati: sulle travi e sui travetti si è proceduto mediante applicazioni controllate di soluzione a base di acqua ossigenata opportunamente diluita, che ha permesso di ridurre l’annerimento superficiale restituendo luminosità al supporto ligneo. Per quanto riguarda invece le tavolette dipinte e gli elementi decorativi dei cassettoni, caratterizzati dalla presenza di strati pittorici, si è adottata una metodologia di pulitura più selettiva e progressiva mediante l’utilizzo di Nevek CTS additivato con una soluzione di acqua ossigenata, gel rigido a base di agar-agar impiegato come impacco controllato per veicolare la soluzione pulente e limitare la penetrazione dell’umidità nel supporto, finalizzata alla rimozione dei depositi coerenti e delle alterazioni cromatiche senza intaccare la materia originale.
L’intervento ha consentito di attenuare in maniera significativa macchie e annerimenti diffusi, rendendo nuovamente leggibile e fruibile l’apparato decorativo pittorico.
Successivamente si è proceduto alla stabilizzazione degli elementi lignei che presentavano fenomeni di mobilità o parziale distacco. Tali elementi sono stati opportunamente fermati mediante applicazioni localizzate di resina specifica per il restauro del legno, utilizzata come adesivo consolidante per ristabilire la corretta adesione tra le parti.
Le fratture di maggiore entità presenti nelle travi e nelle cornici perimetrali sono state trattate mediante interventi di sverzatura e stuccatura con resina epossidica specifica per il legno, al fine di ristabilire la continuità superficiale e garantire il consolidamento delle parti compromesse.
La fase conclusiva dell’intervento ha riguardato l’integrazione pittorica di stuccature e lacune, eseguita con colori a tempera secondo principi di riconoscibilità e reversibilità. Questa operazione ha permesso di armonizzare le parti integrate con la superficie circostante, ristabilendo la continuità visiva e migliorando la leggibilità complessiva dell’apparato decorativo del soffitto ligneo.



