Comerio Filippo

Locate Varesino, 1747 - Milano, 1827

La sua iniziazione alla pittura avvenne a Bologna, dove, all’Accademia Clementina, gli fu guida V. Bigari. Presso l’Accademia bolognese ottenne, nel 1772, il premio relativo alla sezione figura disegnata del concorso Fiori. Nel 1773 circa si trasferì a Roma per concludere la sua formazione.
Una tappa a Faenza gli fruttò la commissione di due grandi tele per la chiesa dell’ospedale dei Fatebenefratelli, tramite un padre Brambilla suo conterraneo. Si tratta della Nascita e della Morte di s. Giovanni di Dio, tutt’oggi in situ, entrambe approntate per il marzo 1777. La sosta nella città si prolungò, in realtà, per quasi un quinquennio. Le prime opere faentine ebbero un seguito immediato: nel maggio successivo, furono collocati i due ovali con I quattro santi dottori che si vedono in una cappella laterale del duomo. Frattanto, si fidanzò con Lauretana Benini di Faenza, figlia di Paolo, primo pittore e direttore nella celebre fabbrica di maioliche del conte Ferniani. L’artista maiolicaro introdusse il giovane, che diventò presto suo genero, alla decorazione ceramica. Fu a fianco del Benini anche quando questi, lasciata la Ferniani nel 1777, in società con T. Ragazzini tenne aperta, per la breve durata di un anno, una propria officina. Sulle sue stoviglie da pompa, dipinte a “piccolo fuoco”, spiritate macchiette – discendenti più o meno direttamente da Callot, Della Bella, o anche Piranesi – popolano paesi dati per accenni simbolici. Sono invenzioni tratteggiate semplicemente a punta di pennello in nero, porpora o ruggine sullo smalto latteo di fondo, oppure tratteggiate in nero di manganese e velate a macchia con un cupo, traslucido verde smeraldo – richiamante il più noto “vert de Savy” – prontamente detto a Faenza “verde Comerio”. La dedizione del Comerio alla maiolica, seppure limitata alla breve stagione romagnola, è tale da collocarlo tra i più importanti ceramografi europei del tempo. Esemplari superstiti di questa produzione si conservano a Faenza (Museo internazionale delle ceramiche e Raccolta Ferniani), a Milano (Castello Sforzosco), e in poche sparse coll. private. La collaborazione con la manifattura ceramica non fu però così esclusiva da imporre al pittore l’interruzione del lavoro da cavalletto: al marzo 1778 risale la serie, pervenuta, dei quattro ovali con Storie di s. Giovanni di Dio, ancora destinata alla chiesa dei religiosi suoi primi committenti; al novembre dello stesso anno risale una Via Crucis per la chiesa dei serviti (le otto tele superstiti sono oggi al seminario); nel gennaio 1779 fu collocata una pala con S. Antonio abate nella chiesa della Ganga (conservata oggi in vescovado). Non mancano nemmeno testimonianze di una sua applicazione a compiti decisamente modesti, come la decorazione di carrozze.

Fonte: PatER-Catalogo regionale del patrimonio culturale | https://bbcc.regione.emilia-romagna.it/pater/loadcard.do?id_card=83388

Opere in Pinacoteca
  • Comerio Filippo
    Testa di San Girolamo