Biagio Manzoni
La vita di Biagio Manzoni è stata per lungo tempo avvolta da un alone di mistero. A lungo scambiato con un certo Michele, deceduto prematuramente nel 1666, il pittore ha lasciato un’impronta marcatamente caravaggesca in Romagna. Le recenti indagini condotte da Andrea Bertozzi 1 hanno portato alla luce il certificato di battesimo del Manzoni, rinvenuto nell’Archivio Capitolare di Faenza e datato 1 maggio 1595, e la sua presenza a Roma tra il 1614 e il 1617: confermando così la diretta frequentazione dell’ambiente artistico romano durante il secondo e il terzo decennio del Seicento, supposta nella letteratura precedente.
Inoltre, sono noti altri due documenti riguardanti Biagio Manzoni, il primo risalente al 1630 e relativo a un pagamento per un dipinto, mentre il secondo è databile al 1648. Questi referti archivistici forniscono i pochi punti fermi sull’attività del pittore in città. Sono rari i dipinti a lui certamente riferibili, tra questi si possono citare il Martirio di Sant’Eutropio conservato alla Pinacoteca Comunale di Faenza e il Martirio di San Sebastiano ora al Louvre a Parigi.
La personalità di Biagio Manzoni è stata oggetto di studio da parte di Luigi Lanzi nel 1795-1796 e successivamente analizzata in modo approfondito da Roberto Longhi nel 1957 e da Francesco Arcangeli nel 1959 i quali evidenziarono sempre il suo stile di caravaggesco di periferia.
- Nuove evidenze documentarie per Biagio Manzoni, caravaggesco faentino, in “Paragone”, n. 113, 2014, pp. 57-62[↩]
Sveva Carnevale

