Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi)

Firenze, 1386 - Firenze, 1466

Donatello nacque a Firenze con ogni probabilità nel 1386, in una famiglia residente nel quartiere Oltrarno. La prima menzione del suo nome nelle carte d’archivio risale al gennaio 1401, a Pistoia, dove viene citato in circostanze piuttosto singolari, ossia per aver ferito con un bastone un certo “Anichino di Pietro”. Negli stessi anni, in città, Filippo Brunelleschi (colui che divenne poi una figura di primaria importanza nella vita del giovane scultore) era impegnato in qualità di orafo nel grande altare argenteo della cattedrale dedicato a San Jacopo. Nonostante la possibile precoce frequentazione con il futuro architetto, le fonti riconoscono a Donatello un unico maestro: Lorenzo Ghiberti, nella cui bottega è registrato tra il 1404-1407, durante le prime fasi del cantiere della Porta Nord del Battistero di San Giovanni a Firenze. Questo periodo di formazione trova riscontro nelle sue prime opere, quali il Profetino sinistro della Porta della Mandorla (1406) e il Crocifisso di Santa Croce (1408 circa). Nel 1407, ormai distaccatosi dalla bottega del Ghiberti, Donatello intraprese un sodalizio con Filippo Brunelleschi, un rapporto destinato a durare circa quarant’anni. Da questo momento, e fino circa al 1423, la sua attività si concentrò tra il Duomo e Orsanmichele. Per la fabbrica di Santa Maria del Fiore realizzò, in sequenza, il David marmoreo (1408-1409), inizialmente destinato a svettare sugli “sproni” del Duomo; il San Giovanni Evangelista per la facciata arnolfiana (1408-1415) e, più tardi, la serie di cinque Profeti per le nicchie del Campanile di Giotto (conclusi 1435-1436). In parallelo, per Orsanmichele, decorò la nicchia dell’Arte dei Beccai con il San Pietro (1410-1412 circa), quella dei Linaioli e Rigattieri con il San Marco (1411-1413 circa) e quella dei Corazzai e Spadai con il San Giorgio (1415-1417 circa), completo di tabernacolo e predella, dove Donatello mise in atto la prima sperimentazione della prospettiva scientifica. Questa serie di successi gli assicurò infine anche la nicchia principale dell’edificio, quella della prestigiosa Parte Guelfa, al centro della facciata est: per essa realizzò il grande San Ludovico di Tolosa in bronzo (1418-1425 circa), oggi nel refettorio della Basilica di Santa Croce.

A partire dal 1424, Donatello inaugurò una fruttuosa collaborazione con Michelozzo, che durò quasi quindici anni. In questo lungo arco di tempo licenziarono insieme opere straordinarie, come la tomba di Baldassare Coscia (1422-1428 circa) nel Battistero di Firenze e quella del cardinale Rinaldo Brancaccio (1426-1428 circa) in Sant’Angelo a Nilo a Napoli, oltre al sorprendente Pergamo della Cintola a Prato (1428-1438). Negli stessi anni, Donatello si inserì anche nell’importante impresa del Fonte Battesimale di Siena, consegnando nel 1427 il celebre rilievo bronzeo dorato con Il Banchetto di Erode. La fama dello scultore si diffuse rapidamente in tutta Italia, con conseguenti inviti e commissioni da Orvieto, Siena, Napoli, Prato e Roma. Tra il 1432 e il 1433, Donatello soggiornò nella città dei papi, dove realizzò il tabernacolo del Sacramento e la lastra tombale dell’arcidiacono Giovanni Crivelli. Rientrato a Firenze, ottenne nuovi e prestigiosi incarichi, tra cui la Cantoria per il Duomo (1433-1439) e la decorazione della Sacrestia Vecchia in San Lorenzo (1435-1440) per la famiglia Medici, alla cui committenza si deve, negli stessi anni, anche il David in bronzo (1435-1440).

Fino al rientro da Roma nel 1433, Donatello venne chiamato ad assolvere principalmente commissioni pubbliche; da quest’anno in avanti, invece, egli si concentrò sempre più sulle richieste di privati. L’Opera del Duomo perse così il ruolo di principale committente dello scultore, il quale privilegiò di contro le famiglie del patriziato fiorentino come i Cavalcanti, i Martelli, i Bartolini Salimbeni e, soprattutto, i Medici. In questo contesto nacquero così capolavori come l’Annunciazione Cavalcanti della Basilica di Santa Croce (1433-1435 circa), il San Giovanni Battista per Casa Martelli (1442 circa), i meravigliosi rilievi marmorei con l’Ascensione e consegna delle chiavi (1425 circa) e il Convito di Erode per i Medici (1435 circa), oltre all’Amore-Attis bronzeo per i Bartolini Salimbeni (1435-1440 circa).

Nel 1443 si aprì un nuovo capitolo nella carriera di Donatello con il trasferimento a Padova, dove trascorse i dieci anni successivi. Nella città veneta lasciò capolavori epocali, tra cui il Monumento equestre al Gattamelata (1445 circa-1453) e l’Altare del Santo (1446-1450), che segnarono profondamente il panorama storico artistico non solo della città ma di gran parte dell’Italia settentrionale. Rientrato in Toscana, Donatello fu sommerso da nuove commissioni. Nel 1457, ormai anziano, si trasferì quasi in segreto a Siena, portando con sé il San Giovanni Battista bronzeo (1455 circa – 1457; 1465), oggi nel Duomo senese, e lasciando invece incompiuta la Giuditta per il giardino dei Medici. Il trasferimento, tuttavia, non segnò una rottura con Casa Medici: i rapporti anzi continuarono in maniera feconda anche a distanza, per poi riprendersi definitivamente con il suo ritorno a Firenze nel 1461. Al suo rientro, Donatello si dedicò a capofitto alle commissioni medicee: la Giuditta fu completata e inaugurata (1457-1464), e Cosimo gli affidò la realizzazione dei due monumentali pulpiti in bronzo per la chiesa di San Lorenzo (1461-1466 circa). Sebbene l’ideazione sia interamente di Donatello, gran parte dell’esecuzione fu delegata ai suoi allievi, che portarono a compimento l’opera dopo la morte del grande scultore, avvenuta il 13 dicembre 1466 (cfr. F. Caglioti, Vita di Donatello, in Donatello. Il Rinascimento, catalogo della mostra (Firenze, Palazzo Strozzi, 19 marzo – 31 luglio 2022), a cura di F. Caglioti con L. Cavazzini, A. Galli, N. Rowley, Venezia 2022, pp. 25 – 105).

scheda biografica redatta da

Beatrice Rosa

Opere in Pinacoteca
  • Donatello (Donato di Niccolò di Betto Bardi)
    San Girolamo