Antonio Zanchi (?),
Rebecca al pozzo

Antonio Zanchi (?),
Rebecca al pozzo

Antonio Zanchi (?), Rebecca al pozzo
Tela, cm. 141×172 + cornice 6 cm., n. inv. 22

L’opera raffigura Rebecca col vaso per l’acqua avvicinata dal servo di Abramo e altri uomini; alla destra dello spettatore sono ritratti due cammelli di scorcio. L’evento raffigurato è un soggetto biblico: Rebecca al Pozzo, colto nell’attimo in cui il vecchio con il turbante, da identificare con il servo di Adamo, dona a Rebecca il bracciale alla presenza di altri due uomini con i cammelli e un giovane fanciullo.

L’opera entrò a far parte della Pinacoteca in seguito al lascito della signora Livia Scavini, nipote del letterato Dionigi Strocchi. La vicenda critica è caratterizzata essenzialmente da due attribuzioni. Tradizionalmente riconosciuta come opera di Andrea Celesti a partire dall’Ivanoff e confermata dalla letteratura critica successiva, lo stesso Golfieri accosta l’opera ad un’altra del Celesti, Gli Israeliti che sacrificavano agli idoli, trovando delle affinità soprattutto nella figura “…dell’uomo camuso col buffo copricapo a berretta.”, Voss invece sostiene che sia “opera indubitabile” di Antonio Zanchi “del quale ha tutte le caratteristiche”.

I due artisti sono coevi e hanno entrambi svolto la loro attività pittorica a Venezia, ma per Voss mentre il Celesti “…stende liquide le colate delle sue tinte a spiegare a volte intensità rembrandesche”, Zanchi “… mantiene una certa rigidità di linea, muovendo le sue masse con un certo equilibrio ritmico e fissando i suoi colori con una serena contenutezza”.

♦ Biografia dell’artista
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