Sala Donatello

SALA DONATELLO

Approfondimento
In questa sala si assiste alla summa del Rinascimento artistico faentino.
Al centro la scultura lignea policroma raffigurante San Girolamo, fin dal Vasari attribuita a DONATELLO (1386 – 1466) e proveniente dalla chiesa del convento di San Girolamo dell’Osservanza, chiesa di patronato dei Manfredi, probabilmente committenti della statua grazie ai rapporti privilegiati con Firenze.

Trasferita nel 1866 alle collezioni comunali d’arte, ha dato origine ad un lungo dibattito critico, tuttora in corso, sull’autografia donatelliana e sul riconoscimento dell’ eventuale intervento di allievi.
Dopo i restauri recenti (1942 e 1986) “..si è oggi propensi a ritenerla opera concepita dal vecchio maestro ed eseguita sotto il suo diretto controllo.” (Golfieri 1964), nel decennio 1444 – 1454.

Notevoli i due autori i cui quadri fanno corona alla statua: BIAGIO D’ANTONIO DA FIRENZE (1446 c. – doc. al 1508) e GIOVANNI BATTISTA BERTUCCI IL VECCHIO (not. dal 1495 al 1516).

La vicenda storica di BIAGIO D’ANTONIO rappresenta un caso di grande interesse nella storia dell’arte italiana. Autore di una vasta produzione sparsa nei musei d’Italia e del mondo, impegnato nell’esecuzione di alcuni degli affreschi nella cappella Sistina, amico e collega dei più importanti pittori fiorentini dell’ultimo quarto del XV secolo, il suo nome scomparve assai presto dalle cronache per riapparire, storicamente documentato e risarcito delle sue opere, solo alla metà del secolo scorso grazie ad un agguerrito gruppo di studiosi romagnoli che, collegando i documenti d’archivio con dipinti di soggetto religioso attribuiti ad altri artisti, riuscirono a far emergere una personalità di elevato livello artistico e, cosa non certo secondaria, il fervido contesto storico di riferimento.

Nell’Ottocento gli storici faentini attribuirono un folto gruppo di opere, fra Faenza e la Toscana a pittori noti dai documenti quali Giovan Battista Utili e Andrea Utili. Nel 1925 Géza de Francovich assegnò i dipinti a Benedetto Ghirlandaio.

Il primo salto di qualità venne operato da Carlo Grigioni che provò la presenza a Faenza, dal 1476 al 1508, di Biagio d’Antonio Tucci, pittore fiorentino, assegnandogli le opere già date ai due Utili o a Benedetto Ghirlandaio e identificando in Giovanni Battista Utili uno dei nomi di Giovanni Battista Bertucci, personalità ben distinta.
In occasione della mostra melozziana di Forlì, nel 1938, venne formulato l’auspicio che di Biagio d’Antonio si potessero trovare opere certe.

A Ennio Golfieri e Antonio Corsara spetta, nel 1947, il merito di avere concretizzato l’auspicio collegando ai documenti, scoperti e pubblicati dal Grigioni nel 1935, tre dipinti in precedenza assegnati a G.B. Utili: due sono in questa sala.

Il primo è il grande trittico Madonna col Bambino e Santi (o trittico di Pergola), commissionato nel 1483 per l’altare maggiore della chiesa dei Domenicani, il secondo è la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Evangelista e Antonio da Padova, eseguito nel 1504 per la cappella Bazzolini in San Francesco. Il terzo, che fu il primo ad essere dipinto nel 1476 per la chiesa di San Michele Arcangelo di Faenza, è ora diviso fra la pala centrale nel Philbrook Art Center di Tulsa, Stati Uniti, e la lunetta al Musée du Petit Palais di Avignone.

Di BERTUCCI IL VECCHIO, di cui si è delineato il profilo nella saletta a lui dedicata, sono qui esposte tre opere fra cui spicca, per molti motivi, il polittico raff. la Madonna col Bambino con i Santi Giovannino, Ippolito, Benedetto, Lorenzo e Romualdo, proveniente dalla chiesa del convento dei Santi Ippolito e Lorenzo: è firmata dall’autore e datata 1506, quindi è risultata fondamentale per la ricostruzione del catalogo dell’artista; inoltre è, stando ai documenti finora noti, il primo dipinto con cui, nel 1797, nascono le collezioni comunali d’arte primo nucleo della Pinacoteca.
Di Biagio d’Antonio è anche il San Pietro, notevole per la veduta di Firenze sullo sfondo.

A Bertucci spettano anche il Noli me tangere, della piena maturità espressiva e l’Adorazione dei Magi, forse databile all’ultimo periodo di attività che mostra un aggiornamento sulla nuova sensibilità di Dosso e Aspertini.


OPERE

  168   Donatello, San Girolamo
legno policromo, cm. 141x35x26, n. inv. 168
  124   Biagio d’Antonio, Madonna col Bambino, Angeli e i SS. Domenico, Andrea, Giovanni Evangelista e Tommaso d’Aquino
tavola, cm. 185×304 + cornice 15 cm., n. inv. 124
  122   Biagio d’Antonio, Madonna col Bambino, due Angeli e i SS. Giovanni Evangelista e Antonio da Padova
tavola, cm. 173×146 + cornice 13 cm., n. inv. 122
  115   Giovanni Battista Bertucci sr., Madonna col Bambino, e Angeli con i SS. Giovannino, Ippolito, Benedetto, Lorenzo e Romualdo; nella cimasa Padre Eterno
trittico di tavole: centrale cm. 194×85, laterali cm. 135×59, cimasa cm. 70,5×86, n. inv. 115
  195   Biagio d’Antonio, Annunciazione
tempera su tavola cm. 113×223+18, n. inv. 175
  112   Marco Palmezzano, Madonna con il Bambino in trono fra san Michele Arcangelo e san Giacomo Minore; Adorazione dei Magi; nella lunetta Padre eterno e cherubini
tavola cm. 179×75; cm. 92×182,7 (lunetta), n. inv. 112 e 113
  175    Maestro della Pala Bertoni (sec. metà sec. XV), Madonna col Bambino, putti musicanti, San Giovanni Evangelista e il Beato Giacomo Filippo Bertoni
tavola, cm. 136,5×200  + cornice 22 cm., n. inv. 175
  1638   Arte funeraria romana (I-II sec. d.C.),
Urna cineraria
alabastro, cm. 48 x 34, n. inv. 1638
  128   Alfonso Lombardi,
San Girolamo Penitente
terracotta patinata, cm. 56 x 46 x 11,5, n. inv. 128
  106  
Fra Damiano da Bologna, Piano di tavolo
legno intarsiato, cm. 112 x 114, n. inv. 106
  196  
Benedetto da Maiano, San Giovannino
marmo, cm. 40x31x18,5, n. inv. 196

GALLERIA

Sala Donatello ultima modifica: 2018-01-22T09:29:28+00:00 da Pinacoteca