Sala Manfredi

SALA MANFREDI

Approfondimento
Già nel primo allestimento della Pinacoteca una sala era stata dedicata a raccogliere opere e cimeli storici del periodo del dominio della famiglia Manfredi, signori di Faenza.

L’intuizione venne poi sviluppata nell’ambito della ristrutturazione dei primi anni Venti: si procedette ad una vera e propria ricostruzione ambientale collocando qui un soffitto quattrocentesco proveniente da corso Saffi.

Avvolte da una tenace tradizione sono i due cassoni nuziali, (seconda metà sec. XV) provenienti dal convento di San Maglorio a seguito delle soppressioni del 1867, attribuibili a una BOTTEGA DI INTAGLIATORI TOSCANI : vengono identificati con i cassoni da corredo donati da Galeotto Manfredi a Cassandra Pavoni, al momento (1480) della sua monacazione in San Maglorio.

Di artisti toscani anche il camino, trasportato nel 1892 dalla residenza dei Manfredi, ora palazzo comunale; viene infatti attribuito all’ ambito di DESIDERIO DA SETTIGNANO (sec. XV).

Dal castello di Ceparano, nei dintorni di Faenza, proviene l’impresa araldica di Astorgio I Manfredi, acquistata nel 1893; reca la data MCCCLXXVIII ed è opera di un ANONIMO.

Di Galeotto Manfredi, Signore di Faenza dal 1477 al 1488, è l’impresa araldica con la palma fiorita, il gallo simbolo di Galeotto stesso, la ferita stillante sangue, la lancetta del flebotomo e la cordicella annodata.
Donata alla fine del sec. XIX., ma certamente proveniente dal palazzo comunale come la precedente, è dovuta ad un ANONIMO contemporaneo.

Dal convento dei Cappuccini, a seguito delle soppressioni del 1867, proviene l’altarolo portatile in avorio scolpito (alla fine del sec. XIV o all’inizio del XV) dalla BOTTEGA DEGLI EMBRIACHI, a cui si deve il grande trittico della Certosa di Pavia.
Solo recentemente sono stati riscoperti, sulla parte esterna degli sportelli, due angeli dipinti su fondo nero.

Una recente donazione è la statua lignea del XV secolo che rappresenta probabilmente S.Sigismondo, attribuita dal Corbara al maestro autore dell’Arca di San Terenzio nella Basilica Cattedrale.

Opera di particolare importanza è il San Giovannino in marmo, già nella collezione di Fra’ Sabba da Castiglione, che lo attribuiva a Donatello; dopo una complessa elaborazione critica le attribuzioni recenti propendono per BENEDETTO DA MAIANO (1442 – 1497).

Mappa della sala Manfredi

OPERE

  209   Anonimo Romagnolo (fine Sec. XV), Madonna, Cristo in Pietà e i SS. Giovanni, Pietro, Francesco e Girolamo
tela, cm. 104×87 + cornice 8 cm., proprietà della Banca di Romagna, n. inv. 209
  199   Desiderio da Settignano (ambito), Camino
pietra serena, cm. 238x295x25; n. inv. 199
  176   Biagio d’Antonio, Cristo in pietà
tavola, cm. 87,5×56,5 + cornice 13 cm., proprietà della Banca di Romagna, n. inv. 176
  205   Anonimo toscano (Sec. XV), Cassone in legno intagliato e dorato
cm. 47x167x47, sono presenti due esemplari; n. inv. 205
  200   Anonimo Sec. XIV, Impresa araldica di Astorgio I Manfredi
calcare, cm. 109×68, n. inv. 200
  201   Anonimo Sec. XV, Impresa araldica di Galeotto Manfredi
arenaria, cm. 85×70; n. inv. 201
  194   Biagio d’Antonio, Madonna col Bambino e i SS. Giovannino e Antonio da Padova
tavola, cm. 60×48,5, n. inv. 194
  202   Arte degli Embriachi (Sec. XV), Annunciazione, Crocifissione, orazione nell’Orto e Santi. Negli sportelli due angeli oranti
intarsio in osso, avorio e legno di ebano, cm. 66×44,5, n. inv. 202
  207   Maestro della pala Bertoni, Cristo in pietà
tavola cm. 76×53 + cornice 8 cm., proprietà della Banca di Romagna, n. inv. 207
  196   Benedetto da Maiano, San Giovannino
marmo, cm. 40x31x18,5, n. inv. 196
  1744   Maniera del Maestro di San Terenzio (sec. XV), San Sigismondo (?)

  213   Sperandio Savelli, Medaglia con effigie e insegne di Galeotto Manfredi

  901   Artigianato faentino, Soffitto dipinto

GALLERIA

Sala Manfredi ultima modifica: 2018-01-22T09:19:49+00:00 da Pinacoteca