Angelo Biancini,
Il fabbro

Angelo Biancini,
Il fabbro

Angelo Biancini, Il fabbro
Gesso patinato, [1934]

Realizzato nel 1934, come da firma e datato in verticale sulla base dell’incudine. Il gesso è dedicato ad un soggetto forse imposto da un concorso a tema e certo in voga a quel tempo sulle orme del gruppo di “Novecento” e in particolare di Sironi. Si tratta della celebrazione del lavoratore, il fabbro, a cui non è estraneo un certo mito populista e vitalistico del lavoro, di marca fascista. Tale soggetto in genere si appunta su figure impegnate in lavori manuali o comunque pre-industriali. E si affida poi a un altrettanto tipico linguaggio “novecentista”. Con forme bloccate e solide che vogliono esprimere un ritorno alla “grande tradizione dell’arte autoctona italiana”, come auspicato dalle teorie estetiche del fascismo.

Secondo Anna Tambini, che ha curato la scheda di questa opera per la mostra “Oltre il cenacolo” tenuta nel 2004, Biancini non sfugge «al tono retorico di questo “filone” e sono le rozze mani del fabbro, le rughe del volto, la tensione dei muscoli, le vene sporgenti del braccio ad accentuare un espressionismo certo funzionale ai valori che si volevano trasmettere, ma che ci sembra non raggiunga la forza trasfigurante e poetica che nei momenti migliori tempera la vena irruenta e istintiva dell’artista».

Lo stesso soggetto del fabbro e della fucina è presente in altre opere della pinacoteca realizzate negli stessi anni, intorno al 1935 da Alfredo Morini, Serafino Campi, l’imolese Margotti e Cattabriga.

♦ Biografia dell’artista
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Angelo Biancini,
Il fabbro
ultima modifica: 2018-01-29T10:20:19+00:00 da Pinacoteca