Elisabetta Sirani (Bologna, 1638 – 1665)
, Madonna col Bambino

Elisabetta Sirani (Bologna, 1638 – 1665),
Madonna col Bambino

 

olio su tela, 1664, cm. 78×65, dal convento dei Cappuccini di Faenza, N. inv. 149


Le due tele, questa e il San Giuseppe col Bambino, che presentano le stesse misure e appaiono speculari nascono, evidentemente, in coppia, ma solo della Madonna troviamo traccia nella Nota delle pitture: “Una Madonna, mezza figura, con il Bambino a sedere sopra le di lei braccia, mostrandole con la destra un pomo, e la sinistra appoggiando alle di lei mani: non so per chi ecc.”. Elisabetta ignorava o non si ricordava il nome del committente, e, in effetti, fino a non molto tempo fa si sapeva solo che i due dipinti provenivano dal convento dei Cappuccini di Faenza, non sapendo però se fosse la loro sede originaria.

Il taglio ravvicinato e i colori squillanti ne fanno due opere di grande impatto emotivo.
Nel primo, firmato sull’orlo della manica della Vergine, il Bimbo pare voler sfuggire dall’abbraccio di quella, o forse volerle sottrarre, tenendolo ben saldo, quello che nella nota è chiamato “pomo”, ma che in realtà sembrerebbe una pera. La visione è concentrata nel dialogo di sguardi fra la Madonna, dai tratti fisionomici offuscati dallo sfondo scuro, e il fanciullo che ostenta nel corpicino nudo un’epidermide soffice, nella quale le dita sensibili della madre sembrano affondare.

Ancor più affascinante il San Giuseppe, che potrebbe essere leggermente più tardo. Il tono squillante delle vesti, nei colori canonici del giallo e del bruno violaceo, accoglie le forme tenerissime del Figlio abbandonato nel sonno, col pugno stretto, come fanno i neonati, attorno alle lunghe dita del padre putativo.

La tela è ispirata alla tante invenzioni reniane del San Giuseppe col Bambino, ma la raffigurazione sacra attenua le sue valenze simboliche per preferire un approccio feriale e privato, tanto che il volto del Santo, quasi celato al nostro sguardo, sembra immalinconirsi dell’ombra, mentre osserva il sonno del bambino come un presagio del suo sacrificio.