Biagio d’Antonio da Firenze (Firenze, 1446 ca. – documentato fino al 1510)
, Cristo in Pietà

Biagio d’Antonio da Firenze (Firenze, 1446 ca. – documentato fino al 1510),
Cristo in Pietà

Biagio d’Antonio, Cristo in pietà
olio su tavola, ultimo decennio sec. XV, cm. 87,5×56,5 (cornice di cm. 13), proprietà Collezioni d’arte Crédit Agricole Italia, N. inv. 176

L’opera ha avuto all’inizio della sua vicenda storiografica diverse attribuzioni: ad Andrea Utili (a partire dall’Argnani, Montanari, Messeri-Calzi, Buscaroli), a Giovan Battista Utili (De Francovich) e dal 1935 in poi è stata riconosciuta la paternità a Biagio D’Antonio, artista fiorentino uscito probabilmente dalla cerchia del Verrocchio, la cui attività si svolse nella nativa Toscana, a Roma e a Faenza.

La datazione dell’opera è stata proposta da Sauro Casadei che la colloca dopo il 1492, anno della fondazione della Banca del Monte di Faenza, proprietaria del dipinto. L’opera è incline al gusto nordico: dal fondo scuro emerge la figura a mezzo busto del Cristo con gli occhi semichiusi e la corona di spine sulla testa, ai suoi lati ci sono due angeli ai quali sono affidati i simboli della Passione (la Croce e i chiodi), che si trovano distribuiti anche sulla cornice, nello sfondo (la lancia, la canna e la colonna) e sul bordo del sarcofago (martello e tenaglia).

La surreale illuminazione, in questo sfondo notturno da cui far emergere le figure, mette in evidenza alcuni particolari del dipinto e mostra una sensibilità che è vicina ad esperienze simili condotte dal giovane Leonardo.
Esiste anche un’altra opera attribuita a Biagio, avente lo stesso soggetto iconografico, che si trova nella sacrestia del Duomo di Faenza; d’altra parte proprio nella città di Faenza è presente il nucleo più ampio al mondo delle opere dell’artista fiorentino.

♦ Biografia dell’artista
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