Sacra Famiglia

Sacra Famiglia

Rutilio Manetti

data opera
terzo decennio del sec. XVII
tecnica
olio su tela
dimensioni
96 x 123 cm
provenienza opera

donazione Giacomo Pozzi, 1936

descrizione breve

La corretta attribuzione del dipinto a Manetti si deve a Roberto Longhi, in una comunicazione ad Antonio Corbara che nel 1951 la riporta nelle schede per la Soprintendenza.

Nella tela la luce ha un ruolo chiave, rivelando le figure, definendone i volumi e dando consistenza alle stoffe.

L’anziano San Giuseppe e la Vergine contemplano il Bambino assopito, punto focale del dipinto su cui si concentrano i loro teneri sguardi. Ma vi è anche, nella posa della Madre con il figlio in grembo, una chiara allusione all’iconografia della Pietà, e il sonno di Gesù richiama quello della morte che lo attende. La composizione, chiara ed equilibrata, con i personaggi dall’aspetto rustico e popolaresco quasi scolpiti dalla fonte luminosa, corrisponde allo stile di Manetti negli ultimi anni Venti del Seicento. È proprio l’utilizzo della luce, simile a quello della pala con Sant’Antonio Abate che libera un’indemoniata (Siena, Basilica di San Domenico) datata 1628, a indicare una cronologia affine anche per la tela della Pinacoteca di Faenza (Bagnoli 1978).

n° inventario
8

L’opera potrebbe essere identificata come la “Mad.a et Giesù, San Giuseppe di Rutilio” registrata nell’inventario redatto alla morte del nobile senese Emilio Tantucci il 29 agosto del 1638, oppure potrebbe corrispondere alla Sacra Famiglia su tela con cornice nera ornata d’oro annotata nel 1663 tra i beni di Domenico Manetti, figlio del pittore (Ciampolini 2006).

Federico Argnani (1881) riteneva il dipinto come di mano del Ribera. Solo nel 1951 Antonio Corbara, incaricato di redigerne la scheda per la Soprintendenza di Bologna, riporta la comunicazione di Roberto Longhi, che nella tela aveva riconosciuto la paternità di Rutilio Manetti, successivamente sempre accettata.

Alessandro Bagnoli data l’opera intorno al 1628 per la forte relazione con la pala raffigurante Sant’Antonio da Padova che esorcizza un’ossessa di San Domenico nella basilica di San Domenico a Siena, realizzata in quell’anno. La chiara e bilanciata composizione, nonché la rappresentazione di figure possenti, che sembrano quasi scolpite dalla luce proveniente da una precisa sorgente, sono caratteristiche distintive delle opere di Manetti nei tardi anni Venti. Tra queste opere, si annoverano la Lucrezia conservata nella collezione Chigi Saracini e l’Estasi di san Gerolamo nelle raccolte della Banca Monte dei Paschi di Siena.

Dopo aver dimostrato interesse per le forme strutturate dei classicisti, in particolare di Guercino, e studiato il chiaroscuro artificiale e contrastato di Gherardo delle Notti, Manetti si volge più attentamente all’indagine caravaggesca del reale. L’opera è pervasa da un chiaro sentimento di tenerezza che si può leggere negli occhi attenti della Vergine e di San Giuseppe che guardano il bambino assopito sulle ginocchia di lei mentre lui gli stringe teneramente la mano. Ma vi è anche un chiaro rimando all’iconografia della Pietà, e il sonno profondissimo del Bambino sembra prefigurare quello del Cristo morto sulla croce, adagiato sul grembo della Madre dolente.

ARCHI 1957
A. Archi, La pinacoteca di Faenza, Faenza 1957, p. 34

ARGNANI 1881
F. Argnani, La Pinacoteca Comunale di Faenza, Faenza 1881, pp. 40-41

BAGNOLI 1978
Rutilio Manetti 1571-1639, catalogo della mostra (Siena Palazzo Pubblico 15 giugno – 15 ottobre 1978) a cura di A. Bagnoli, Firenze 1978, p. 115, n. 48

CASADEI 1991
S. Casadei, La Pinacoteca di Faenza, Bologna 1991, p. 13, n. 21

CIAMPOLINI 2006
Caravaggio e l’Europa. Il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti, catalogo della mostra, (Milano, Palazzo Reale, 15 ottobre 2005 – 6 febbraio 2006; Vienna, Lichtenstein Museum, Vienna 5 marzo – 9 luglio 2006) a cura di M. Ciampolini, Milano 2005, pp. 454-455, n. VII. 10

CORBARA 1951-1957
A. Corbara, Schede per il Catalogo generale dell’opere d’arte mobili della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Bologna, 1951-1957, n. 168

DEL BRAVO 1966
C. Del Bravo, Su Rutilio Manetti, in “Pantheon”, XXIV, 1966, pp. 40-41

Le immagini sono di proprietà della Pinacoteca Comunale di Faenza. Per l'utilizzo delle immagini, scrivere a infopinacoteca@romagnafaentina.it.

scheda opera redatta da
Sveva Carnevale