Materia e anima nella scultura di Giuseppe Tampieri

MATERIA E ANIMA
NELLA SCULTURA DI GIUSEPPE TAMPIERI
Da Muky alla Rotonda – Faenza – Via Maioliche

Inaugurazione sabato 14 luglio 2018 alle ore 18.00
Visita guidata martedì 17 luglio 2018 alle ore 21.00

 

PRESENTAZIONE

Giuseppe Tampieri (Lugo 9 marzo 1918-Faenza 17 giugno 2014) è stato uno dei grandi artisti del Novecento faentino: pittore, incisore, disegnatore, grafico, scultore. Appassionato anche di letteratura e musica, nel 2009 viene insignito dal Comune di Faenza del riconoscimento di “Faentino sotto la torre” per i suoi meriti civili e per essere stato un raffinato interprete della vitalità culturale cittadina.

La sua prima formazione artistica avviene a Faenza, presso la Scuola comunale di disegno. Si trasferisce poi a Firenze per frequentare i corsi di scultura all’Istituto d’arte e, nel contempo, completare gli studi per conseguire l’abilitazione all’insegnamento.

Antifascista, nel periodo bellico Tampieri è costretto a continui cambiamenti di residenza, trovando ospitalità presso amici fidati. Negli anni Cinquanta si trasferisce a Genova, per rientrare definitivamente a Faenza nel 1982.

La sua attività espositiva è stata frenetica: Milano, Firenze, Genova, Faenza, Forte dei Marmi, Catania, Nervi, Barcellona, Imola, Repubblica di San Marino, Lugo, Napoli, Milano Marittima, Montecatini Terme, Cervo, Forlì, Assisi, Amburgo, Siena, Bolsena, Messina, Massa, Sorrento, Verona, Roma, Ravenna.

Tiene mostre personali, partecipa a numerosi concorsi e mostre collettive di pittura e di grafica, continua ad impegnarsi in campo scultoreo con opere anche di grandi dimensioni.

Nonostante l’attivo impegno in campo artistico, Giuseppe Tampieri ha amato molto viaggiare, in particolar modo nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, prima in Sicilia, poi in Sardegna e quindi in Spagna, una sorta di seconda patria, dove soggiornerà almeno quattro volte.

MATERIA E ANIMA, sono le due parole chiave di questa mostra.

Tampieri, sin dalle prime opere scultoree qui esposte (1937), aveva già ampiamente maturato l’idea e la capacità di scolpire, plasmare, modellare e trattare ogni tipo di MATERIA: dal bronzo alla cartapesta, dalla terracotta al legno, dal gesso alla cera e alla semplice pietra. La sua abilità manuale e la forte attitudine nell’utilizzo di specifici attrezzi, gli consentivano da un lato un approccio quasi artigianale all’arte della scultura, dall’altro un risultato finale di alto livello figurativo e di pathos. Le sue sculture, infatti, appaiono a prima vista sintetiche ed essenziali, ma osservandole attentamente trasmettono emozioni, pensieri e trascendono il tempo.

Le fonti concettuali ed iconografiche di Tampieri scultore vanno certamente ricondotte al grande Domenico Rambelli, ad Arturo Martini, a Marino Marini, ad Auguste Rodin. Ma il nostro artista mette a punto un suo personale linguaggio plastico che esprime in maniera completa nella realizzazione di opere che permeano della sua ANIMA. Robustezza dei volumi, andamento curvilineo, aspetto arcaizzante: sono tutte espressioni e caratteristiche che leggiamo sia nel complesso delle sue opere sia nel dettaglio interpretativo di ognuna e che troviamo sia nell’essenzialità della fisionomia sia nel particolare che la differenzia.

Ma Tampieri cattura anche lo sguardo di alcuni ricoverati presso il manicomio fiorentino di San Salvi. I soggetti – Il Filosofo e Il Civetta (1938) – sono ritratti in maniera caricaturale e trasformati in maniera buffa seguendo le loro personali valenze fisiche ed espressive. Per tale esperienza, quella del ritratto caricaturale, Tampieri trae spunto dai precedenti faentini di Francesco Nonni, Domenico Baccarini e Domenico Rambelli. Ancora quindi un legame con Faenza e con la scuola di disegno e plastica “Tommaso Minardi”, un ambiente formativo eccellente che l’artista frequentava.

Le 12 opere esposte sono state gentilmente messe a disposizione da Barbara Tampieri.

Patrizia Capitanio