Il Sacro Fuoco di Faenza

IL SACRO FUOCO DI FAENZA
Un aspetto della religiosità popolare tra Riforma e Inquisizione
2 maggio – 28 maggio 2009

 

LA FESTA DELLA MADONNA DEL FUOCO E LE IMMAGINI DEVOZIONALI A STAMPA

Il ricordo del miracolo (2 agosto) fu celebrato, fino al sec. XVIII, con solennità. Suonavano a stormo le campane della città, si sparavano colpi di bombarda e si squillavano le trombe. Una festosa processione, aperta dal Vescovo, seguito dalle confraternite cittadine e da tutto il clero e dal popolo, attraversava le vie cittadine, e raggiungeva il santuario.

Per la festa, e per raccogliere elemosine in campagna (“la cercha delle ville”), le suore facevano stampare su carta centinaia di immagini della Madonna del Fuoco. L’Archivio di Stato di Faenza conserva memoria dei pagamenti effettuati, tra il 1610 e il 1644, a due incisori – stampatori faentini finora sconosciuti, così come le loro opere, annotati nei registri del convento come Matteo e Paolino delle Maestà.

Dopo la messa, le suore offrivano un sontuoso pranzo a base di carne, pesce, formaggi, frutta e dolci al vescovo, al priore di s. Domenico e al padre che aveva predicato in occasione della festa.

In maggio, invece, in occasione delle rogazioni minori, dal 1622 e fino al 1870, si conduceva la Madonna del Fuoco in cattedrale. Da qui, per tre giorni, l’immagine era portata a spalla alle quattro porte della città, da dove si impartiva la benedizione alle campagne, per propiziare il raccolto e allontanare siccità, grandine e temporali.

Pochissimi esemplari di questa plurisecolare produzione di immagini a stampa della Madonna del Fuoco sono giunti a noi. Il più antico è una silografia faentina, forse coeva al miracolo, venerata a Forlì nella chiesa dei Romiti, col titolo di Madonna del Voto, di anonimo incisore. Poco posteriore (1569), ma probabilmente bolognese, la silografia che illustra il libro Scintille della fiamma innoxia del p. Capalla.
Per periodi successivi si segnala la produzione di sonetti a stampa che celebrano la festa. Quello su seta qui esposto si riferisce ad una copia della Madonna del Fuoco, conservata in un’edicola presso la chiesa di S. Ippolito, in angolo con via della Croce, scomparsa in età napoleonica.

La diffusione della venerazione: le cronache e le pubblicazioni

Data l’importanza, sotto il profilo teologico, devozionale e politico, di questo miracolo, tutti i cronisti dell’epoca e successivi trattano con ampiezza l’evento. Non mancano cronache manoscritte e a stampa, a fianco di opere teologicamente complesse, come quella di G. Capalla, o acutamente diplomatiche e raffinatamente letterarie, come quelle del Castellani.
A fianco di fogli con incisioni che riportano la cronaca del miracolo, stampati a più riprese dal 1653 al 1753, sta l’erudita opera dell’abate R. M. Magnani, che raccoglie notizie da fonti molteplici e inserisce il miracolo nella biografia della beata Orsola Lozzani nelle sue Vite de’Santi faentini (1741).
In tempi più recenti (1925), si segnala l’opera di F. Lanzoni, Controriforma nella città e diocesi di Faenza, pietra miliare della storiografia locale. Citiamo anche il curioso Il trionfo della luce martoriata, scritto da p. P.E.G. Accorsi nel 1947, per celebrare l’incoronazione della Madonna del Fuoco a patrona della parrocchia di s. Domenico e regina della Pace dopo le ferite della seconda guerra mondiale.
A fianco dei validissimi e aggiornati contributi di C. Moschini, ricordiamo l’attività dell’Associazione “Forlì – Faenza”, che da anni studia e promuove, con mostre e pubblicazioni, sia la devozione alla Madonna del Fuoco di Forlì, sia quella alla Madonna del Fuoco di Faenza.