Il Sacro Fuoco di Faenza

IL SACRO FUOCO DI FAENZA
Un aspetto della religiosità popolare tra Riforma e Inquisizione
2 maggio – 28 maggio 2009

IL CONVENTO E LA CHIESA DI S. CECILIA

LE DOMENICANE DI S. CECILIA

Il convento è fondato in via Ugolino d’Azzo Ubaldini nel 1515, nei pressi dell’Ospedale di s. Nevolone, col trasferimento a Faenza di 6 religiose della comunità domenicana di s. Agnese di Bologna.
Fonti antiche descrivono come esemplare la vita delle domenicane di s. Cecilia, improntata all’osservanza della regola, alla povertà, e alla carità verso i poveri.
La piccola comunità si sviluppa grandemente, in seguito al miracolo della Madonna del Fuoco.
Nel 1660, ad esempio, il convento possiede quasi 60 terreni nell’agro faentino, mentre le suore, nel 1795, sono ben 50. All’aumento di ricchezze e alla crescita della comunità corrispondono due principali ampliamenti del convento, uno nel 1573, l’altro nel 1722; alla fine del XVIII secolo, il terreno compreso tra via Campidori, via Naviglio, via d’Azzo Ubaldini e via S. Nevolone appartiene in gran parte alle domenicane.

LA CHIESA DI S. CECILIA – SANTUARIO DELLA MADONNA DEL FUOCO

Un primo altare è provvisoriamente innalzato sui resti dell’incendio, nel luogo del miracolo, subito dopo il 2 agosto 1567. La Madonna del Fuoco non è stata asportata, ma lasciata appesa alla parete scampata alle fiamme.
Il 5 gennaio 1568 l’immagine è trasferita nella cappella del monastero di s. Cecilia, in vista della costruzione della nuova chiesa, di cui pone la prima pietra il vescovo Sighicelli il 3 febbraio di quell’anno.
Cronache antiche attribuiscono la paternità della chiesa e del ricostruito convento, con l’elegante chiostro, a “maestro Antonio figlio di maestro Giovanni di Cirunetto di Cannobio, habitante in Faenza”.
La chiesa, cui si accede mendiante una breve scalinata, ha pianta longitudinale, ad una sola navata, di dimensioni non vaste, ma ci è descritta come “molto insigne”, “bellissima, nobile e sontuosa”, “magnifica”, “di una forma degna di qualunque ampia e ornata città”.
Ha 4 finestre circolari, chiuse da vetri istoriati, fatti eseguire a spese delle famiglie Naldi, Ubertini e Milzetti e delle suore stesse. La cappella maggiore, che ospita la Madonna del Fuoco, nel 1573 risulta elegantemente ornata, a spese di tale Lattanzio Viarani, mentre il resto dell’edificio è compiuto verso il 1577. Un nuovo altare maggiore sostituiscel’antico nel 1766.
Oltre alla Madonna del Fuoco, l’antica chiesa ha ospitato importanti opere d’arte ora conservate in Pinacoteca, come la Nascita della Madonna di Giovanni Battista Bertucci il Giovane (1539 – 1614) e il Cristo deposto nel sepolcro di Ferraù Fenzoni (1562 – 1645).

DOPO LA SOPPRESSIONE NAPOLEONICA

La chiesa e il convento sono soppressi in età napoleonica. Le suore sono accorpate a quelle del convento di s. Caterina. Gli immobili, messi all’asta, sono comprati da Gioacchino Ugolini, maestro di casa dei Laderchi. La Madonna del Fuoco passa nel 1811 in s. Domenico, dove ancora si venera.
Nel 1839, l’antico santuario è distrutto. Le macerie, trasportate lungo il Canale Naviglio finiscono a Bagnacavallo nelle fondamenta del nuovo teatro comunale.
Nel 1855 la parte principale del convento di s. Cecilia serve da ricovero per i figli dei colerosi e, dopo alcuni passaggi di proprietà, è ceduta alle suore francescane Figlie della Carità (Istituto Righi), cui rimane sino all’estinzione del pio Istituto, quando l’immobile passa alla Diocesi di Faenza-Modigliana, che ne è l’attuale proprietaria.