Il Sacro Fuoco di Faenza

IL SACRO FUOCO DI FAENZA
Un aspetto della religiosità popolare tra Riforma e Inquisizione
2 maggio – 28 maggio 2009

 

L’INQUISIZIONE E LA MADONNA DEL FUOCO

1567
– Nel pieno delle lotte di religione che insanguinano l’Europa, papa Pio V affida l’Inquisizione di Romagna (prima in mano ai francescani) ai domenicani del convento faentino di S. Andrea, per combattere con maggior rigore la ”eresia luterana” in Romagna e in particolare a Faenza, dove pare stia prendendo piede.

– In una casa presso il convento domenicano di S. Cecilia, vicina al convento di S. Andrea e alla sede dell’Inquisizione, scoppia un incendio. Dalle fiamme si salva solo, miracolosamente, una Madonna col Bambino dipinta su tavola. Comincia la devozione alla Madonna del Fuoco.

– I domenicani e gli inquisitori promuovono il culto alla Madonna del Fuoco e lo usano come arma di legittimazione dell’opera dell’Inquisizione e di opposizione alle idee iconoclaste dei riformati. Il fuoco, dicono, ha rispettato la sacralità dell’immagine dipinta e, allo stesso tempo, il Cielo ha suggerito quale strumento utilizzare contro gli eretici.

– Il Sant’Uffizio di Faenza processa circa 150 faentini di ogni classe sociale (gli abitanti di Faenza sono all’epoca appena 15 mila): 9 di essi sono arsi, oltre 40 sono condannati alle galere (venduti alle navi di Venezia e di Firenze), altri sono murati a vita o incarcerati, altri ancora sono chiusi in monasteri e conventi, od obbligati agli arresti domiciliari e a pene pecuniarie.

1568
– Si apprende che a Pio V è giunta notizia, attraverso persone di sua fiducia e politicamente ostili ai faentini, che nel suo stato nessuna comunità ospiti tanti eretici quanti Faenza. In seguito a ciò, il papa intenderebbe “distruggere la città e trasferire altrove gli abitanti”. Tra le ragioni portate da coloro che implorano il pontefice di risparmiare Faenza, spicca il favore che il Cielo le ha dimostrato col recente prodigio della Madonna del Fuoco.

– Il vescovo di Faenza mons. Sighicelli pone la prima pietra della nuova chiesa della Madonna del Fuoco. Cresce e si diffonde il culto, in Romagna e in tutta Italia, accompagnato da miracoli e guarigioni.

1569
– Il padre G. Capalla, lettor teologo in s. Andrea, scrive il polemico Scintille della fiamma innoxia, dedicato al Cardinale Alessandrino, nipote e alter ego di Pio V. Secondo Capalla, la vicenda della Madonna del Fuoco è segno divino a favore delle dottrine cattoliche impugnate dai protestanti (la venerazione dei santi, delle immagini sacre, delle reliquie, l’esistenza del purgatorio, ecc.). Il domenicano si scaglia contro Faenza ed esorta i faentini a “sterminare la ria sementa dei ribelli”.

– I processi proseguono e non risparmiano i più antichi casati faentini: Camillo Ragnoli, ex podestà e priore, è arso a Roma e la sua vedova, Camilla Caccianemici, è impiccata a Faenza nella Piazza Maggiore e quindi arsa.

1570
– Nonostante le azioni del vescovo Sighicelli, Pio V invia il cardinale Alessandro Sforza, Legato di Romagna, ad epurare il Consiglio e la Magistratura dei Cento Pacifici da coloro che sono stati processati per eresia, anche se assolti: sono deposti dalle cariche 32 dei Cento Pacifici e 28 Consiglieri, appartenenti alle famiglie più in vista della città.

1575
– Al giubileo indetto dal nuovo papa – Gregorio XIII – Faenza partecipa in forma solenne, con un pellegrinaggio a Roma di 300 faentini, sotto le insegne dei santi patroni e della B.V. del Fuoco, arma di difesa contro gli eretici e contro le ire papali. La città cerca la benevolenza di Gregorio XIII, dopo i neri avvenimenti del ’67 –’70.