La pittura di Giuseppe Tampieri al Bistrò Rossini Faenza

LA PITTURA DI GIUSEPPE TAMPIERI
al Bistrò Rossini Faenza

Nel Centenario dalla nascita dell’artista nell’ambito del festival “Argillà Italia 2018”
30 Agosto – 7 Ottobre 2018

 

PRESENTAZIONE

Giuseppe Tampieri (Lugo 9 marzo 1918-Faenza 17 giugno 2014) è stato uno dei grandi artisti del Novecento faentino: pittore, incisore, disegnatore, grafico, scultore. Appassionato anche di letteratura e musica, nel 2009 viene insignito dal Comune di Faenza del riconoscimento di “Faentino sotto la torre” per i suoi meriti civili e per essere stato un raffinato interprete della vitalità culturale cittadina.

La sua prima formazione artistica avviene a Faenza, presso la Scuola comunale di disegno. Si trasferisce poi a Firenze per frequentare i corsi di scultura all’Istituto d’arte e, nel contempo, completare gli studi per conseguire l’abilitazione all’insegnamento.

Antifascista, nel periodo bellico Tampieri è costretto a continui cambiamenti di residenza, trovando ospitalità presso amici fidati. Negli anni Cinquanta si trasferisce a Genova, per rientrare definitivamente a Faenza nel 1982.

La sua attività espositiva è stata frenetica: Milano, Firenze, Genova, Faenza, Forte dei Marmi, Catania, Nervi, Barcellona, Imola, Repubblica di San Marino, Lugo, Napoli, Milano Marittima, Montecatini Terme, Cervo, Forlì, Assisi, Amburgo, Siena, Bolsena, Messina, Massa, Sorrento, Verona, Roma, Ravenna.

Tiene mostre personali, partecipa a numerosi concorsi e mostre collettive di pittura e di grafica, continua ad impegnarsi in campo scultoreo con opere anche di grandi dimensioni.

Questa mostra – che Luigi Zaccarini, amico dell’artista, e Gemos hanno accolto con grande disponibilità nei locali del Bistrò Rossini – è dedicata alla PITTURA DI GIUSEPPE TAMPIERI: un omaggio alla città e ai suoi visitatori nell’ambito dell’evento “Argillà Italia 2018”. Le opere sono state gentilmente messe a disposizione dalla figlia Barbara Tampieri.

Non è semplice sintetizzare il percorso artistico sviluppato da Tampieri nell’arco di tutto il Novecento: dalla scultura di piccole dimensioni agli apparati monumentali, dalla paesaggistica alla ritrattistica, dalla pittura alla grafica. Tuttavia, con questa piccola ma intensa esposizione, si è cercato di puntare su tre interessanti momenti della sua vita.

L’amore per la Spagna: nonostante l’attivo impegno in campo artistico, Giuseppe Tampieri ha amato molto viaggiare, in particolar modo nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, prima in Sicilia, poi in Sardegna e quindi in Spagna, una sorta di seconda patria, dove soggiornerà almeno quattro volte. Ed ecco quindi qui esposti i paesaggi spagnoli assolati, dalle cromie incandescenti, dalle lunghe ombre che si stagliano sulle terre bruciate dal sole.

Cromie calde che contrastano con i toni scuri e cupi del suo atelier, all’interno del quale ritrae il suo Universo femminile: figure di modelle eleganti, esotiche, misteriose e sensuali. Figure che spesso sono ritratte in primo piano celando un’immobile compresenza: la figura maschile in ombra, seminascosta. Sono evocazioni di contrasti tra passionalità e malinconia, tra l’eternità di una bellezza ideale e l’inarrestabile degrado della vita umana, tra lo sguardo rivolto allo spettatore e l’atteggiamento assorto verso un’introspezione personale.

E infine le Nature morte realizzate in due diversi periodi. La prima è del 1982 ed è un significativo omaggio a Carlo Magini, artista settecentesco di cui in Pinacoteca sono in mostra due capolavori, e a Luigi Zauli Naldi che del genere fu uno studioso a livello nazionale. La seconda fa parte di una serie realizzata nel 2006 su cui l’artista così si esprimeva:

«Non immaginavo il rinnovato piacere che mi avrebbe portato a concepire altre creazioni sullo stesso tema. Più mi immedesimavo nel proposito di prolungare un’esperienza che mi aveva affascinato in gioventù, più mi sentivo libero di abbandonarmi agli estri dell’improvvisazione, senza l’assillo di dimostrare un mio stile personale e senza la preoccupazione di cercare la verosimiglianza assoluta delle cose che rappresentavo, ma piuttosto di affidarmi alla memoria visiva».

Patrizia Capitanio