L’amata arte

L’AMATA ARTE
Antonio Corbara a venticinque anni dalla scomparsa
8 febbraio – 8 marzo 2009

La statua lignea del ‘400 donata alla Pinacoteca

Maniera del Maestro di S.Terenzio
S. Sigismondo (?)
Pinacoteca Comunale
Già proprietà Antonio Corbara, donazione di Clara Corbara e Silvana Casadio Lega

Statua lignea policroma del XV secolo proveniente, secondo quanto pubblicato da Antonio Corbara in “Studi Romagnoli” (n. 1, 1950), dalla zona di Casola Valsenio.
La testa coronata può far pensare ad un re mago, ma secondo lo stesso Corbara l’ipotesi più probabile è che si tratti di San Sigismondo, re dei Burgundi nel sud della Francia convertitosi al Cristianesimo dall’arianesimo, catturato e ucciso dai Franchi nel 524.
Opera inserita da Corbara nel contesto delle sculture a bassorilievo estremo che adornarono le arche di S. Emiliano e di S. Terenzio conservate in parte nel Duomo di Faenza e in parte a Parigi nel Museo Jacquemart-André.

Il clima culturale sarebbe per Corbara quello degli influssi artistici umbro-toscani o marchigiani, in particolare di precocissimi pierfranceschiani allevati nella scuola di Camerino, in relazione con la Padova quattrocentesca dove Andrea Mantegna affrescava nella chiesa degli Eremitani con l’aiuto di pittori emiliano-romagnoli come Ansuino da Forlì e Bono da Ferrara.

Nello studio su S.Maria dei Servi di Faenza (1975) Corbara attribuisce alla cerchia del cosiddetto «Maestro di S. Terenzio» l’arca in Cattedrale, l’arca di S.Emiliano (“lavoro prossimo al maestro in una fase meno impegnata”) e il monumento sepolcrale parietale del servita vescovo di Faenza Francesco II Zanelli morto nel 1454.

Si tratta di opere definite dal Corbara “dai modi non tormentati come nella plastica d’influsso donatelliano, e prossimi piuttosto alla scansione ritmica di pittori umbro-toscani o marchigiani sensibili a Piero (i camerinesi, i Maestri di S.Bernardino a Perugia, il Cesellino, Giovanni di Francesco) o di scultori che, come il Laurana, operino nell’atmosfera urbinate”.