Antonio Argnani. Pittore faentino delle grazie femminmili nella Parigi della Belle Epoque

ANTONIO ARGNANI
Pittore faentino delle grazie femminili nella Parigi della Belle Epoque
21 marzo-28 giugno 2015

Biografia

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La mostra è organizzata dalla Pinacoteca Comunale e dal Comune di Faenza in collaborazione con l’Associazione Amici dell’Arte di Faenza e la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì

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Antonio Argnani
(Faenza 1868 – Antibes 1947)

Nato a Faenza il 21 febbraio del 1869, da un capomastro muratore, Antonio era stato avviato agli studi classici ma la sua vocazione per l’arte finì per fargli abbandonare il greco e il latino per trasferirsi alla scuola di disegno.

Raccontava che la sua conversione definitiva avvenne in un viaggio a Roma quando si trovò di fronte al capolavoro di Francesco Paolo Michetti: il Voto. E il ricordo dell’autore lo porterà a finire i suoi studi a Napoli nella scuola di Domenico Morelli, il maestro del Michetti, quando, dopo un intenso triennio passato a Firenze alla scuola di Filadelfo Simi, ottenne un pensionato.

L’impronta iniziale di due pittori veristi della scuola toscana, come il Berti a Faenza e il Simi a Firenze e il perfezionamento col vecchio Morelli a Napoli segnano le tappe di un decennio circa (1882-91) di appassionato studio nei Musei e nelle scuole di centri diversi d’Italia. Ma a fianco di questo “curricolo” didattico deve averlo spinto ad un indefesso esercizio disegnativo la presenza a casa di un suo vecchio, forse consanguineo, tutore spirituale: quel Federico Argnani, incisore di scuola purista, che insegnava disegno nell’Istituto Tecnico ed era, oltre che direttore della Pinacoteca, il nume tutelare dell’antica arte ceramica faentina.

Disegnatore accanito e puntiglioso si mostrò il giovane Argnani nelle sue opere del periodo formativo e virtuoso del disegno si rivelò al principio di questo secolo quando, dopo aver abbandonato Faenza intorno al 1893 per recarsi a Genova e poi a Milano, ottenne il primo grande successo nel 1904 con un ritratto di Signora che fu poi esposto alla Biennale di Venezia dell’anno successivo e, benchè confinato nella sala dei Rifiutati, fu notato ed elogiato da alcuni dei più reputati critici del tempo fra i quali il Thovez, il Pilo e la Sarfatti Grassini.

Argnani pensò che fosse giunto il momento del “va o spacca” e, preso il treno, si trasferì a Parigi dove in poco più di un anno riuscì a farsi commissionare vari ritratti di personaggi del gran mondo cosmopolita ed entrò trionfalmente nella “elite” dei ritrattisti alla moda. Dal 1906 alla Prima Guerra Mondiale, Parigi e Londra furono i due poli in cui si affermò l’arte virtuosistica del ritrattista faentino ormai celebre tanto da esser citato a fianco di un Lavery. Nell’immediato dopo guerra passò quasi un anno anche a New York, ove ritrasse i personaggi illustri del nuovo Mondo.

Ma intorno al 1930 la fortuna di Argnani comincia a declinare, ormai è fuori moda, e durante l’ultima guerra egli si ritira nella sua villa di Antibes, solo, con la sua governante e i suoi ricordi. Là muore al principio d’autunno del 1947.

(Ennio Golfieri, catalogo mostra Omaggio ad Argnani ritrattista della Belle Epoque tenuta nella Galleria del Voltone della Molinella dal 10 al 22 maggio 1975).

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