Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591 – Bologna, 1666)
, Maddalena

Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591 – Bologna, 1666),
Maddalena

 

olio su tela, 1619 ca., cm. 59×51 (cornice di cm. 11), N. inv. 161


L’opera è pubblicata, con attribuzione dubitativa a Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, nel catalogo di opere della Pinacoteca edito da Calderini nel 1991. A commento di quella pubblicazione c’è una scheda sintetica che da conto della storia attributiva dell’opera la cui ricostruzione è in effetti particolarmente interessante.

L’opera di provenienza ignota fu messa in luce dal direttore della Pinacoteca Achille Calzi nel 1911 che, secondo quanto scritto da Golfieri nel 1964, lo rinvenne fra il materiale non esposto. Definito quadretto “ignoto e nascosto” di buona scuola carraccesca, dopo “pazienti osservazioni e ricerche” Calzi ritenne di dichiararlo come opera di Jacopo Cavedone e, dopo averlo dotato di cornice, decise di esporlo. Col nome di Cavedon è rimasto esposto fino agli anni dell’imemdiato dopoguerra, cioè fino a quando, su suggerimento di Roberto Longhi, non gli è stata attribuita la paternità al Guercino. Anche Ennio Golfieri e Antonio Corbara condividevano questa attribuzione.

Corbara nella scheda per la Soprintendenza compilata a fine anni ’60 annota anche “magnifico dipinto tipicamente guercinesco intorno al 1616, come ritiene anche Roberto Longhi (comunicazione verbale)”.

Nel 1959 Raimondi riprodusse l’opera attribuendola al Guercino e riconoscendola però come Sibilla.

Successivamente Denis Mahon nel 1968 pubblicando il catalogo critico dei disegni del Guercino scrisse che il dipinto di Faenza “per la sua qualità era quello di qualche seguace della bottega del Guercino piuttosto che quella dello stesso Maestro”, considerando inoltre “Il fatto che questo dipinto abbia l’apparenza di una somma di parti, piuttosto che di un tutt’uno, e il suo tocco sia pesante e incerto mi suggeriscono l’idea che sia una derivazione di bottega”.

Nel 2012, intervenendo nel proprio blog su internet, Michele Danieli ha definito il quadro della Pinacoteca come una “brutta versione” della Maddalena già di collezione Suida-Manning a New York e ora al Blanton Museum of Art di Austin in Texas.

A completamento della scheda c’è da ricordare che la Maddalena è figura presente nella Resurrezione di Lazzaro del Guercino ora al Louvre, che si conoscono due disegni preparatori, uno a Windsor e uno in collezione Mahon e che altre due copie della Maddalena sono al Blanton Museum of Art di Austin in Texas e in collezione Cavallini-Sgarbi.

La copia ora in collezione Cavallini-Sgarbi è stata pubblicata da Maurizio Marini, allora in collezione privata romana, come autografo di Guercino ed un successivo giudizio di Luigi Salerno come “modesta derivazione simile della stessa figura”, ovvero della Maddalena Suida-Manning.

♦ Biografia dell’artista
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