Felice Giani (San Sebastiano Curone, 1758 – Roma, 1823)
, Et in arcadia ego

Felice Giani (San Sebastiano Curone, 1758 – Roma, 1823),
Et in arcadia ego

Felice Giani, Et in arcadia ego
tempera e olio su tela, primo decennio sec. XIX, cm. 26×36 (cornice di cm. 4) cm., donazione Michele Bosi, 1931, N. inv. 482

Anna Ottani Cavina, riprendendo la proposta di datazione di Ennio Golfieri, lo data al primo decennio dell’Ottocento e ne segnala un disegno preparatorio in collezione privata romana. A differenza della Sacra Famiglia, qui l’atmosfera della scena, che rappresenta la fine dell’illusione di un’Arcadia libera dalla morte, è di sospensione malinconica.
La frase riportata sul muro sulla destra del dipinto può tradursi letteralmente in “Anche in Arcadia io”, dove il sum (sono) viene sottinteso. Sembra quindi che l’iscrizione voglia sia intendere l’onnipresenza nel tempo e nello spazio della morte, un memento mori rivolto all’osservatore, ma allo stesso tempo ammonire contro l’effimera bellezza delle arti.
Appartiene al momento più felicemente creativo di Giani e potrebbe essere un quadro autonomo o un’idea preparatoria per la decorazione di un ambiente.

♦ Biografia dell’artista
Vestibolo