Anonimo tardogotico (sec. XV)
, San Giorgio, San Francesco e San Rocco

Anonimo tardogotico (sec. XV),
San Giorgio, San Francesco e San Rocco

 

tavola, sec. XV, cm. 86×28, N. inv. 90
tavola, sec. XV, cm. 42×27, N. inv. 91
tavola, sec. XV, cm. 86×28, N. inv. 96

 

Per queste tre tavole si è concordemente suggerita la provenienza da uno stesso polittico: sono le medesime misure delle tavole a suggerirlo. Per il San Francesco l’ipotesi è che si trovasse in una cuspide o che fosse stato decurtato in seguito.

San Giorgio è raffigurato a figura intera con armatura, spada e insegna mentre calpesta il drago. San Francesco è raffigurato di tre quarti con messale nella destra e croce nella sinistra su fondo oro. Infine, San Rocco è raffigurato a figura intera, col cappello che sporge dietro le spalle e la gamba sinistra alzata per mostrare la piaga, mentre con la mano sinistra tiene il bastone.

Identiche nelle tre figure sono le aureole, mentre la differenza tra la resa pittorica del San Francesco rispetto agli altri due Santi può essere spiegata con un diverso trattamento durante i restauri.

Nel descrivere queste opere Anna Tambini ha sottolineato il grafismo insistito del volto di San Francesco, l’eleganza di linee e ritmi presenti soprattutto nel San Giorgio disegnato con una corazza metallica di gusto nordico e una forte aderenza al vero e al quotidiano, evidente ad esempio nella resa delle borchie della maglia ferrata.

L’autore delle opere viene riconosciuto da Anna Tambini in un artista sul punto di svincolarsi dall’eredità tardogotica alla ricerca di una nuova naturalezza. La datazione proposta dalla studiosa è il 1460 circa.

“Se ancora il San Giorgio si staglia sul fondo oro in una posa ancheggiante e con un’incisiva linea di contorno tipica del gotico, -ha scritto Anna Tambini-, la foggia della sua armatura presenta un’inedita accuratezza di dettagli. Ginocchiere, gambali, la maglia ferrea e le cinghie di cuoio per allacciare la spada sono descritte con una nuova evidenza realistica e con una pittura che sembra emulare i diversi materiali, sia l’acciaio chiaro della corazza, sia il ferro rugginoso della maglia”.

Ma per Anna Tambini “l’operazione di sfrondamento dal decorativismo gotico ha il culmine nel San Rocco, visto come un giovane pellegrino del tempo che si è appena abbigliato per il viaggio, con un corto mantello e il cappello a larghe falde messo sulle spalle con la cordellina allentata; calza ai piedi gli stivali flosci di cuoio. Sopra la veste ha allacciato una grossa cinghia trasversale a cui appendere la borraccia; in una mano ha il bordone e nell’altra la corona dai grossi grani per la preghiera”.

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