Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino (Cento, 1591 – Bologna, 1666)

Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino
(Cento, 1591 – Bologna, 1666)

Considerato uno dei maggiori interpreti della pittura barocca, Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, a causa dello strabismo, che, stando al suo biografo Carlo Cesare Malvasia, gli fu causato da un terribile spavento avuto in culla, nasce a Cento nel 1591.

Fin da giovanissimo egli è in grado di assimilare il naturalismo di Ludovico Carracci, caposcuola della pittura bolognese e di trarre spunti dalla tradizione artistica ferrarese rinascimentale e contemporanea (in particolare da Scarsellino e Carlo Bononi).

A Cento nella chiesa dei Cappuccini ammira la straordinaria Madonna con il Bambino tra i santi Giuseppe, Francesco e i committenti, di Ludovico Carracci, soprannominata la Carracina, ossia la “cara zinna” dalla quale egli sostiene di aver tratto il nutrimento artistico.

Il Guercino possiede un talento innato e riesce a dare vita ad uno stile unico e inconfondibile, ricco nella gamma cromatica e giocato su robusti effetti di chiaroscuro. Nei suoi dipinti trasporta le figure in quella dimensione intima, quotidiana e naturale a lui tanto cara.

Alla ricca produzione di pale d’altare, pitture murali e quadri da collezione, il pittore affianca l’esecuzione di un gran numero di disegni, condotti con un tratto appassionato e vibrante.

Dopo aver frequentato fin da giovanissimo la bottega di Benedetto Gennari senior, avvia una collaborazione con i figli di questi, Ercole e Bartolomeo.
Più tardi si avvale dell’assistenza del fratello Paolo Antonio, pittore di nature morte e abile amministratore dell’economia familiare.

Nel 1616 Guercino inaugura l’Accademia del Nudo una scuola di pittura che conta ben 23 alunni, giunti da varie parti d’Italia per studiare sotto la sua guida.

L’anno successivo è Ludovico Carracci a ricordare in una lettera indirizzata all’amico Ferrante Carli il talento straordinario del giovane pittore: “Qua [a Bologna] vi è un giovane di patria di Cento, che dipinge con somma felicità d’invenzione. È un gran disegnatore, e felicissimo coloritore; è un mostro di natura, è miracolo da far stupire chi vede le sue opere. Non dico nulla: ei far rimar stupiti li primi pittori: basta il vedrà il suo ritorno”.

Trascorre gran parte della vita nell’amata Cento dove, nel 1629, ormai artista affermato, riceve la visita del pittore del re di Spagna, il celebre Diego Velázquez.

Cento e il suo territorio conservano molti dei suoi capolavori giovanili.
Per la chiesa parrocchiale di Renazzo Guercino esegue il Miracolo di San Carlo Borromeo, la Madonna con il Bambino in trono tra i santi Francesco, Antonio abate e Bovo e la Madonna col Bambino in gloria tra San Pancrazio e una santa monaca.

Per le chiese di Cento porta a termine importanti pale d’altare, come la Madonna della Ghiara e il San Bernardino da Siena prega la Madonna di Loreto. Per la chiesa della Santissima Annunziata realizza il Sant’Alberto riceve lo scapolare dalla Madonna del Carmine, mentre nella  Collegiata di San Biagio colloca La cattedra di San Pietro.

Nel 1621 Guercino viene chiamato a Roma da uno dei suoi più fedeli committenti, il cardinale Alessandro Ludovisi, divenuto papa Gregorio XV. Durante il soggiorno nell’Urbe, tra il 1621 e il 1623, realizza il ritratto del pontefice, pregevoli pale d’altare come il Seppellimento di Santa Petronilla e grandi imprese decorative come l’Aurora per il Casino Ludovisi, che rappresenta il suo capolavoro giovanile.
Coincide con l’esperienza romana quel processo di cambiamento che, negli anni, va in direzione di uno stile più classico e pacato.

Durante gli anni venti e trenta Guercino riduce progressivamente l’uso del potente chiaroscuro e la fattura si fa più delicata. Con la maturità le composizioni diventano più equilibrate e diminuisce il numero delle figure.

Contemporaneamente rimane viva la dimensione affettiva, com’è evidente nella Madonna col Bambino benedicente per la chiesa della SS. Trinità e nel Cristo risorto appare alla Vergine, per l’oratorio del Santissimo Nome di Dio. In quest’opera il nuovo linguaggio messo a punto dall’artista raggiunge la completa maturazione e si avvia quel confronto con Guido Reni che caratterizzerà tutta la produzione matura del maestro centese.

Nei primi anni quaranta il Guercino acquista una cappella nella chiesa del Rosario di Cento dove colloca alcuni straordinari dipinti. Per la stessa chiesa nel 1650 esegue il San Giovanni Battista nel deserto e La Madonna che appare a San Girolamo, che oggi è conservata al Museo del Louvre.

Nel 1642 decide di lasciare definitivamente Cento per trasferirsi con tutta la famiglia a Bologna, dove muore nel 1666.

Opere in Pinacoteca

 

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