Carlo Carrà (Quargnento, 1881 – Milano, 1966)

Carlo Carrà
(Quargnento, 1881 – Milano, 1966)

 

Carlo Carrà nasce a Quargnento nel 1881, sin da molto giovanesi forma nel campo della pittura decorativa, inizialmente a Valenza Po, e dal 1895 a Milano, dove frequenta i corsi serali dell’Accademia di Brera.

Nel 1900 l’attività di decoratore lo conduce a Parigi, nella Ville Lumière, dove realizza la decorazione di alcun padiglioni dell’Esposizione Universale.

Carrà è influenzato dall’esperienza parigina perché messo in relazione con le grandi opere di Courbet, Manet, Monet, Renoir e Gauguin, che allora rappresentavano l’avanguardia nel campo della pittura. Dopo il soggiorno francese si sposta a Londra e collabora per un brevissimo periodo con un gruppo di militanti anarchici. Nel 1906 torna a Milano e segue il corso di Cesare Tallone all’Accademia di Brera. Divenuto amico di Previati, Grubicy, Bonzagni e Romani, entra pienamente nel clima divisionista, non tralasciando però alcuna sfumatura proveniente dal simbolismo.
Del 1908 è
Quattro cavalieri dell’Apocalisse, che esprime appieno il gusto simbolista che utilizzava la tecnica divisionista per la massima resa espressiva, e dello stesso anno è la sua prima mostra personale presso la Famiglia Artistica di Milano. Alcune tele realizzate intorno al 1909-1910 sembrano affini alle tematiche urbane e all’illuminazione notturna tipica dei lavori di quegli anni di Boccioni.

Nel 1910 aderisce al movimento futurista firmando il Manifesto della pittura futurista e il Manifesto tecnico della pittura futurista. I funerali dell’anarchico Galli  (1910-11) rispecchiano al meglio questa estetica e riassumono al meglio questa fase.
Nel 1912 parte nuovamente per Parigi con Boccioni e in questa occasione il pittore entra in contatto con il cubismo: da questo momento inierà a staccarsi gradualmente dal futurismo boccioniano.
Dal 1913 l’artista si sente maggiormente rappresentato dal gruppo di intellettuali fiorentini che gravitava attorno a Lacerba, rivista specializzata in letteratura arte e politica, fondata nel 1913 da Giovanni Papini e Ardengo Soffici, in aperta polemica contro l’arte e il costume borghesi e conformisti.
Nello stesso anno firma il
Manifesto della pittura dei suoni, rumori, odori e il Programma politico futurista. Tra il 1914 e il 1915 Carrà utilizza molto la tipica tecnica cubista del collage.

Con l’incombere della guerra il pittore si rivolge al passato, maturando un forte interesse per la pittura classica. Ne sono testimonianza Parlata su Giotto e Paolo Uccello costruttore, saggi pubblicati nel 1916 su La Voce, e le tele L’antigrazioso o Bambina e Gentiluomo ubriaco (entrambe del 1916).
Nel 1917 Carrà, chiamato alle armi, è mandato all’ospedale militare di Ferrara dove incontra De Chirico, Savinio e De Pisis.
La camera incantata (1917) e La musa metafisica (1917) si fanno portavoce di una metafisica ispirata a quella di De Chirico.
Finita la guerra collabora con le riviste Valori Plastici e La Ronda e dopo un periodo di pausa dipinge il famoso
Le figlie di Loth (1919).
Il pino sul mare (1924) è il capolavoro in cui il desiderio di semplificazione s’incontra con lo studio della natura.

Dal 1922 al 1938 è critico d’arte su L’Ambrosiano e sempre nel 1922 è invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia.
Al 1926 risale
L’attesa, tela intinta nel Realismo Magico. Nello stesso anno l’artista presenta alcuni lavori alla Biennale di Venezia e alla Galleria Pesaro di Milano.
Tra il 1927 e il 1928 Carrà ha la possibilità di soggiornare spesso a Forte dei Marmi, dove ripensa alla propria concezione di paesaggio rivolgendosi alla lezione di Cézanne.
Nel 1933 realizza una pittura murale nel Palazzo dell’Arte di Milano, nel 1936 dà forma a dei pannelli decorativi per la VI Triennale di Milano e nel 1938 porta a termine delle pitture murali per il Palazzo di Giustizia di Milano.

Nel 1941 Carrà diventa titolare della cattedra di Pittura all’Accademia di Brera e l’anno successivo viene inaugurata una mostra antologica in suo onore alla Pinacoteca braidense.
L’attività pittorica continua ad essere affiancata a quella di critico d’arte: nel 1945 Carrà pubblica
Il rinnovamento delle arti in Italia e nel 1962 Segreto professionale.

Nel 1950 alla Biennale di Venezia a lui viene dedicata un’intera sala, permettendogli di ottenere il Gran Premio per un artista italiano. Negli ultimi anni della sua vita continua a essere celebrato per il suo grande talento, nel 1960 tiene una mostra personale a Londra e nel 1962 a Milano è allestita un’esposizione celebrativa a Palazzo Reale. Muore il 13 aprile del 1966.

Opere in Pinacoteca

]Carlo Carrà, Marina a Forte dei Marmi, 1940

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