Giacomo Bertucci detto Jacopone da Faenza (Faenza, 1502 – 1579)

Giacomo Bertucci detto Jacopone da Faenza
(Faenza, 1502 – 1579)

 

Giacomo Bertucci nacque a Faenza nel 1502, ultimo dei figli maschi di Giovan Battista il Vecchio. Apprese i primi rudimenti dell’arte dal padre e dallo zio Girolamo e fece forse un primo soggiorno a Roma intorno al 1520, certo è che nel 1534 pagava la sua quota all’allora Universitas picturae [ac] miniaturae, poi Accademia di San Luca.

La prima attività faentina, fra il 1534 e il 1539, è legata a rapporti amichevoli e di lavoro coi fratelli Dossi. Inoltre è anche noto che nell’estate del 1537 Jacopone lavorava nella Delizia estense di Belriguardo con Battista Dossi, Gerolamo da Carpi ed altri. Probabilmente appartiene a questa fase dossesca la tavola firmata col San Girolamo della collezione Fischmann di Monaco di Baviera.
Tra il 1540 e il 1543 fu impegnato col concittadino Giulio Tonducci nella decorazione della cupola di San Vitale a Ravenna. In seguito, dal 1545 al 1551, Jacopone è assente da Faenza, forse occupato a Roma dove si trovava nel 1546. In questo periodo egli è maestro di Taddeo Zuccari, come ci viene riportato dal  Vasari.

Ritornato a Faenza ormai decisamente verso la Maniera romana, dipinge tra il 1552 e il 1553 la Deposizione già in San Rocco, ora nella Pinacoteca Comunale.

Si occupò anche di lavori plastici ed architettonici, ad esempio nella chiesa degli Agostiniani di Faenza (1554-55, opera perduta) si occupò delle parti in stucco del Monumento al medico Paolo Antonio Milcetti; nel 1556 elaborò un progetto per la Torre civica dell’Orologio e realizzò una pianta della città di Faenza.

La migliore opera nota del Bertucci è giudicata da Ennio Golfieri la grande tavola, firmata e datata 1565, con l’Incoronazione della Vergine e Santi e il committente, che Fra’ Giovan Battista Paravicini di Brisighella gli aveva commissionato nel 1562 per la sua chiesa dei Celestini in Faenza. Oggi l’opera si conserva nella Pinacoteca Comunale.

Nel 1567 Jacopone e il nipote Giovan Battista Bertucci detto il Giovane, suo aiuto e collaboratore, vennero accusati di eresia e condannati dal Santo Uffizio. Avendo abiurato, furono poi scarcerati e poterono riprendere la loro attività. Il Bertucci firmò infatti con la data 1572 la tavola con la Madonna e il Bambino e i Santi Antonio e Francesco d’Assisi, già nella Santa Annunziata e ora in Sant’Antonino del Borgo Durbecco di Faenza. Nel giugno 1573 si impegnò a dipingere una tavola col Martirio di Santa Lucia per la cappella Gucci nel Duomo di Faenza: firmata e datata 1574 fa oggi parte della donazione Piancastelli dei Musei Civici di Forlì.

Nel 1575 ricevette la commissione di eseguire, in collaborazione col nipote Giovan Battista e con Giulio Tonducci, i pannelli dipinti del soffitto ligneo della chiesa dei camaldolesi di San Giovanni Battista di Faenza.
I vari riquadri erano stati distaccati al tempo della demolizione della chiesa, e sono poi andati quasi completamente distrutti con l’incendio della Biblioteca nella Seconda Guerra Mondiale. Nonostante ciò, documenti ricordano la commissione a Jacopo Bertucci di altre due opere nel 1575 e nel 1576: la prima, per Antonio Dalla Cura, doveva rappresentare la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Francesco, oltre al ritratto del committente; la seconda, per Baldo dei Molesi, doveva raffigurare San Girolamo fra i Santi Giovanni pontefice e Caterina e il ritratto del committente.

Nel giudizio di Ennio Golfieri, Jacopone Bertucci, passa da un iniziale michelangiolismo di stampo ferrarese-romano sul fare di Battista Dossi all’alternarsi di apparati manieristici vasariani, tardo raffaelleschi e tardo michelangioleschi, pur conservando un suo fare formalmente abbastanza corretto anche se non sempre felice nei toni un poco dolciastri.

Opere in Pinacoteca

 

]Jacopone Bertucci, Cristo deposto dalla croceJacopone Bertucci, Disputa sull’incoronazione della Madonna, con i SS. Benedetto, Giovanni e Matteo Evangelisti, Giovanni Battista, Celestino Papa e il committente

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