Ennio Morlotti,
Nudo

Ennio Morlotti,
Nudo

Ennio Morlotti, Nudo
Pastello ad olio su carta, 39×46

Il nudo ha mosso l’interesse di Ennio Morlotti sin dagli esordi. Nell’intervista rilasciata a Marco Valsecchi per “IL TEMPO” nel febbraio 1964, l’artista disse: «In Cézanne c’è la sacralità della luce che divinizza ogni cosa; io vorrei fare la sacralità della carne». E alle serie di pastelli dedicati ai nudi femminili degli anni ’70 è una sorta di canto dolcissimo intorno alla sacralità della carne.

È trascorso più di un decennio dalle prime bagnanti e la scrittura pittorica si è fatta, con lo scorrere del tempo, più nitida e determinata per l’artista. Se prima i corpi erano dissolti nell’umore panico della natura, nel groviglio di verdi umidi e muschiosi, quasi fossero segni tangibili di qualche misteriosa ierofania tellurica, ora la visione appare più chiara e definita. Permane ancora, ma si è fatta più dolce e accogliente, quella visione unitaria di corpo-paesaggio. Di compenetrazione materica, di epidermidi soffici e terre ed erbe.

La differenza è che per l’artista ciò che prima era vertigine sublime ora è diventato un’immersione risolta e avvolgente. Un abbraccio tranquillo nel quale trovare conforto, corpo da amare che sfugge al possesso e richiede rispetto. Se prima quella sacralità della carne era un canto struggente e disperato, ora, soprattutto nei pastelli, è diventato un’elegia incandescente nella quale scivolare dolcemente. E il pastello è il medium privilegiato per seguire quest’elegi. Poichè possiede la velocità del disegno e la luce cromatica del dipinto, ma è organico in qualche modo, tattile e morbido, segue il fremito della pelle del mondo.

Il pastello lascia i contorni deliberatamente irrisolti, non è rigido ma avvolgente e sinuoso, suggerisce con forza una traccia e nello stesso tempo la rende incerta, aperta ad altre ipotesi. Come la bellezza di un istante di vita. Ed è qui che Morlotti raccoglie l’invito in questo Nudo, nel flessuoso aprirsi di rosa carneo, come di corolla di fiore, abbracciandolo con un verde di germoglio, accarezzandola di ocre e di terre, facendoli diventare colline nelle quali scivolare, montagne bellissime dalle quali scrutare l’orizzonte e guardare il cielo.

Il testo di questa audioguida è parte della scheda di Sabina Ghinassi per il catalogo della Collezione Bianchedi-Bettoli/Vallunga in vendita presso l’ingresso della Pinacoteca.

♦ Biografia dell’artista
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