Ferraù Fenzoni,
Cristo deposto nel sepolcro

Ferraù Fenzoni,
Cristo deposto nel sepolcro

Ferraù Fenzoni, Cristo deposto nel sepolcro
Tela, cm. 280×190 + cornice 10 cm., n. inv. 140

Nella carriera dell’artista si ha una persistenza d’immagini relative alla deposizione. Fenzoni trattò tale tema negli anni romani, poi a Todi e sempre più spesso a Faenza; il motivo è forse il suo gran desiderio di aderire al culto specifico del Corpo di Cristo, favorito dalla Controriforma.

Questa deposizione in particolare, realizzata nel 1623, proviene dalla Cappella di famiglia del pittore che era nella Chiesa di Santa Cecilia adesso distrutta.

L’opera raffigura una scena concitata con gli apostoli e le pie donne che depongono Cristo morto nel sepolcro. Il sepolcro è posto sulla destra, visto di scorcio, in primo piano vi è il corpo di Gesù sorretto da due portatori mentre Maria e Giovanni sono a sinistra, alla loro destra la Maddalena. In secondo piano, sulla sinistra, ritratto di scorcio, vi è un uomo che impugna corona e chiodi, simboli della passione. Sullo sfondo il Calvario sormontato dalle tre croci.

«E’ abbastanza chiaro che viene presa a riferimento la maniera ultima di Ludovico Carracci». Ha scritto Anna Colombi Ferretti commentando questa opera in uno studio sui dipinti d’altare in Romagna nell’età della controriforma. Quella di Fenzoni non è però una «pittura che scandaglia a fondo la drammaticità di una situazione» come fa invece Ludovico Carracci nei due quadroni dipinti per Piacenza ed ora nella Pinacoteca di Parma.

Quella di Ferràu Fenzoni resta dunque una pittura, conclude Anna Colombi Ferretti, dove «anche la scena affollata e la sua imminenza spaziale conservano scoperte matrici manieristiche».

Una specificità della pittura di Fenzoni è l’attenta stesura pittorica, caratterizzata da una «accurata dosatura di effetti di superficie, ricchi e contrastati» dove «quel tetro tenebrismo che ha fatto chiamare in causa talune crudezze dei bolognesi Tiarini, Garbieri e Spada (e che proviene proprio dalla maniera ultima di Ludovico) è un’intonazione che permette di calcolare il risalto delle lame di luce, dei lustri filamentosi di una stoffa, delle penombre, del battito luminoso proprio sui passaggi pittorici di più complicata elaborazione».

♦ Biografia dell’artista
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