Giovanni Battista Bertucci il Giovane,
Nascita della Madonna

Giovanni Battista Bertucci il Giovane,
Nascita della Madonna

Giovanni Battista Bertucci il Giovane, Nascita della Madonna
Tavola, cm. 246×142 + cornice 4 cm., n. inv. 157

Nel quadro di Bertucci, firmato in basso a destra e datato 1586, non c’è l’intimità di un parto. Anzi è lasciato il posto ad una chiassosa e affollatissima scena di interno domestico. Impaginata in verticale bidimensionalità, chiusa e come soffocata in un ambiente privo di profondità. E costellato di figure che coprono ogni ritaglio di uno spazio ripartito in tre zone sovrapposte l’una all’altra.

Nella prima troviamo donne affaccendate intorno alla neonata Maria. Mentre nella seconda la madre Anna nel suo letto circondata da altre donne con a lato e distante l’unico uomo presente nella scena. E nella terza, in alto, un gruppo di angioletti musicanti è ritratto in un fascio di luce.

Nella scena in primo piano, tutto attorno alla neonata Maria, il pittore propone, come ha notato Sauro Casadei in una pubblicazione del 1985, i «suoi abituali ritratti di gruppo. Figure femminili “in posa”. Emblematiche nell’atona fissità dei volti (in cui si avverte lo studio di tipologie consuete in Luca Longhi) e delle movenze. Nonchè esuberanti prototipi popolareschi adorni di vesti e gioielli minuziosamente definiti fin nei più minimi dettagli. Lo sguardo, rivolto all’esterno della tela, di due delle donne e l’abbondanza di particolari casalinghi quali le stoffe, le stoviglie e gli animali, sono in funzione del tentativo di accostare l’evento sacro allo spettatore. Che si trova così ad assistervi in presa diretta ed immediata. Come può capitare a chi si affaccia all’improvviso e senza preavviso in una stanza piena di gente affaccendata nelle pratiche quotidiane».

Altri aspetti del quadro vennero esaminati da Luigi Lanzi che nella sua storia pittorica pubblicata all’inizio dell’Ottocento scrisse che «le donne occupate intorno al letto di S. Anna sono belle figure graziose, vivaci. E vi sono alcuni animali, e una gallina in particolare, che un Bassano non saprebbe pentirsi di averla dipinta».
Un modello per questo quadro è stato individuato nell’affresco con la Natività della Vergine dipinto da Andrea del Sarto nel chiostrino dei Voti alla SS. Annunziata di Firenze nel 1514.

Un’altra notizia sulla storia di questo quadro è stata fornita da Gian Marcello Valgimigli. Egli riportò documenti sull’intervento “censorio” del Vescovo Francesco Negrone (titolare della diocesi faentina dal 1687 al 1697) che fece ricoprire sommariamente con velature i seni troppo audacemente in vista delle donne.

In generale l’opera risponde all’intento di elaborare un linguaggio pittorico facile e pienamente comunicativo. “Popolare” nella scelta dei particolari e delle tipologie più accostabili agli strati sociali meno culturizzati in armonia con le indicazioni elaborate nel clima controriformistico della seconda metà del Cinquecento.

♦ Biografia dell’artista
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