Biagio (?) Manzoni,
Martirio di Sant’Eutropio

Biagio (?) Manzoni,
Martirio di Sant’Eutropio

Biagio (?) Manzoni, Martirio di Sant’Eutropio
Tela, cm. 271×178 + cornice 10 cm., n. inv. 134

L’opera raffigura, in modo estremamente realistico e cruento, la scena del martirio di Sant’Eutropio. Il santo, decapitato, è tenuto fermo da alcuni uomini, mentre la sua testa è a terra accanto ad un uomo che ne raccoglie il manto giallo e il pastorale.

Dall’alto, l’Arcangelo Gabriele con la palma, simbolo del martirio, vola sulla scena. Il quadro fu eseguito per la Chiesa di Sant’Eutropio a Faenza; l’opera fu poi acquisita dalla Pinacoteca in seguito alle soppressioni napoleoniche.

E’ tradizionalmente attribuita ad uno dei due Manzoni di Faenza, la cui biografia è poco conosciuta. Nell’opera vi è poco della scuola faentina, ciò porta a pensare che l’artista non fu educato in patria ma fu probabilmente scolaro o imitatore del Caravaggio.

Roberto Longhi ha esaminato attentamente Biagio Manzoni, definendolo “caravaggesco di periferia”, indicando come proprio nel Martirio di Sant’Eutropio il pittore sia giunto a un risultato esplicitamente “senza decoro” nel solco della tradizione caravaggesca, per il «verismo letterale che percorre l’opera intera, prona alle brutalità più evidenti nella perlustrazione del martirio: per non dire altro il collo mozzato del santo esposto in primissimo piano come in una mostra di salumeria fresca; il manigoldo che dopo la bisogna si allontana gaglioffo, scure sulla spalla, e simili».

Su questa opera Daniele Benati ha scritto, nel catalogo della mostra che Forlì ha dedicato a Cagnacci nel 2008, che «stupisce la ricchezza dei rimandi che Manzoni è in grado di effettuare alla pittura romana di primo Seicento, a cominciare dallo stesso Caravaggio, qui citato nel manigoldo di spalle in giacchetta e brache rosse al polpaccio, tratto dal martirio di San Pietro in Santa Maria del Popolo».

♦ Biografia dell’artista
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